21/8/25 – Tripsdrill

C’era un bellissimo discorso di Slavoj Žižek su come i water europei riflettessero e rappresentassero benissimo il pensiero politico e filosofico dei propri stati. Frequentando catene internazionali, soggette anch’esse alla globalizzazione, mi sono trovato a riscontrare che purtroppo questa verita stia venendo meno. Non si salva nessuno. I muri del castello di Heidelberg, facciate meravigliose che danno sul niente. Io sono un appassionato di muri fini a se stessi, che non chiudono nulla. Mi son scoperto tale. Al suo interno, la botte di vino più grande al mondo. E un paio di musei. Il museo della famacia tedesca profuma di camomilla. Pranziamo nello stesso posto in cui abbiamo cenato. Nella chiesa di Heiliggeistkirche andiamo a vedere la vetrata rossa che porta le scritte e=mc2 e 06/08/45, la data dello sgancio di “Little boy” su Hiroshima. Heildeberg è una città in cui si respira aria giovane e vivace. È sede importante di università, luogo che porta con sé tradizione di scienza e cultura. Percorriamo su e giù il suo vialone principale lasciandoci soddisfare dal contesto. L’essere al centro delle vallate circostanti le garantisce un’idea di protezione e unicità, come di una perla nel suo guscio. Nel primo pomeriggio ci spostiamo nuovamente e iniziamo quello che a tutti gli effetti è un ritorno a est. Siamo diretti a un grande parco naturale dove dormire in mezzo agli animali e alla natura, ma programmiamo una sosta in un’azienda vinicola. La fortuna ci assiste per due motivi: il primo è logistico, visto che siamo capitati in una zona ideale per questo tipo di sosta senza realmente volerlo. Il secondo è meteorologico, visto che piove quando saliamo in macchina e cessa quando scendiamo. Sorseggiamo riesling, un gewurtztraminer arancione, ottimo, e un pinot grigio, che in germania ho scoperto chiamino: Grauburgunder. Ora appunto queste cose velocemente sapendo che riaggiusterò al rientro in Italia. I bambini si divertono a cibare le bestie. Tocco le corna di un caprone, precisamente di una “pecora du ouessant” detta anche “pecora nana bretone”, son dure e al tempo gommose. Fra poco andiamo a dormire in un vagone di legno. Ce ne sono una dozzina, forse più, sembrano delle carovane con grandi ruote di calesse. Il nostro vagone si chiama Heinrich. Dentro, sul ripiano c’è una copia del nuovo testamento.