
In un salone tappezzato di arazzi e di specchi oltre che di quadri, Rivadeneyra era seduto su un divano rivestito di raso giallo brodé; su due grandi poltrone di fronte a lui sedevano la Bathory e Semprini. Nel mezzo, un tavolino di cristallo sorreggeva tre calici di champagne e una ciotola piena di taralli. Nessuno parlava. Avevano vinto, ma nessuno parlava. Continua a leggere








