24/8/25 – Stuttgard

Lasciamo il camping e ci sembra di aver riposato come non mai. Le giornate sono passate a leggere e oziare mentre i bambini intrattenevano incontri di calcio internazionali facendosi dare direzioni e istruzioni da bambini tedeschi. Prima di dirigerci verso Stoccarda (ho detto una falsità quando dicevo che avevamo già iniziato il nostro rientro ad est) ci fermiamo a visitare il parco naturale di Baum wipfel pfad e camminiamo letteralmente sulle cime degli alberi della foresta nera su una passerella che si attorciglia a spirale fino a regalare una visione mozzafiato di tutta la foresta circostante. Scendiamo con uno scivolo di 55 metri e ci concediamo ancora qualche ora di gioco nel parco giochi sottostante. Stuttgard ci accoglie con la sua animosità. È una città industriale, produttiva, agitata. Le grandi case automobilistiche sono nate qui e l’operosità dei suoi abitanti si riflette in uno scenario che non ha la bellezza delle cittadine storiche, bensì il fascino delle grandi città. Dopo aver fatto ingresso in hotel arriviamo a schlossplatz con la metropolitana. La grande piazza, ampissima, è dominata dal brulicare degli abitanti e dal grande palazzo che si staglia di fronte a noi. L’effetto è ancora più imponente grazie al fatto che Stoccarda si trova all’interno di un buco nelle valli. Nacque come città del vino, e solo dopo si evolvè in ambiti differenti. La cornice del suo cuore pulsante è quindi un lungo insieme di vigne (a volte di quello che ne è rimasto). Siamo molto contenti quando scopriamo che una sagra del vino è in corso. Ci sediamo ad assaggiare qualcosa e finiamo per essere fagocitati dalla festa. I calici sono serviti a tagli di un quarto di litro a bicchiere e questo compromette la nostra cena e la nostra sobrietà. Non certo la nostra felicità.