
Che ne sai che un giorno non avremo bisogno noi del loro aiuto? Non possiamo saperlo. Ah. Un colpo di tosse sprezzante. Non succederà mai Hig, Forse per il servizio funebre. Li dava già per spacciati, quasi lo voleva. Tutti morti. Vuoi restare solo tu? Non te ne fregherebbe niente. L’unico stramaledetto essere umano rimasto sulla Terra. Se è così che va a finire. Meglio dell’alternativa. Comunque ho capito. Ha bevuto un sorso, fissandomi attraverso la bottiglia. Voleva dire l’alternativa se muoiono tutti. Credo. Non l’ho detto: un giorno prendo la Belva e me ne vado a ovest senza guardarmi indietro. No che non lo fai ha detto. Cosa? Quello che stavi pensando. Non ci sono altri posti sicuri. Forse su tutto il pianeta. Abbiamo il perimetro, acqua, elettricità, cibo, munizioni. Abbiamo le montagne abbastanza vicino se inizia a scarseggiare la selvaggina. Niente lotte interne niente politica perché siamo solo io e te. Non c’è nessuno da fare a pezzi. Come i Mormoni, come tutti gli altri là fuori che non vivono più. La facciamo semplice e sopravviviamo. Ghigna. La gente di campagna sopravvive.
DUE PAROLE
Nonostante Heller scimmiotti l’inarrivabile “La strada”, così come del resto lo fa ogni benedetto libro apocalittico, la stesura scorre veloce e il libro è una costante trappola emotiva degna dei più riusciti romanzi picareschi. Con l’astuto artefatto di micro-capitoli e fraseggiatura tanto incisiva quanto frastagliata l’autore riesce sicuramente a rapire l’attenzione del lettore per tutto il testo. Certo, è un romanzo popolare (nel senso becero del termine), che si pone decisamente cob l’obiettivo primo di vendere. C’è però del buono. La combinazione di pandemia e cambiamento climatico che ha sterminato l’umanità isola i singoli trasformando l’uomo in animale da branco. La società divisa in gruppi di caccia che si auto elimina per paura fa emergere un contesto che non mi spingo a definire originale ma che ha dell’interesse. Sembra infatti che i protagonisti siano isolati in un cerchio che si restringe sempre più (ode agli incipit hamingwaini in cui si celebra la famosa poesia dove “ogni uomo è un’isola”) e che claustrofobicamente voglia soffocare la scintilla divina della compassione. È il famoso “perimetro” che bangley proteggere e dal quale è tremendamente ossessionato. Con la massima determinazione e il massimo cinismo egli stermina coloro che provano a infrangerlo. È la storia umana. La nostra predisposizione al considerare il “noi” contro di “loro”, ove ovviamente il “noi” è la parte buona e giusta. Un romanzo banale e scontato, pieno di avventura e suspense che incolla alla pagina e intrattiene stupendamente pur senza regalarci la benché minima riflessione.