
Stiamo creando un mostro i cui effetti cambieranno la storia, ammesso che ne rimanga una; eppure sarebbe impossibile non portarlo a termine, non solo per ragioni militari, ma anche perché non sarebbe etico da parte degli scienziati non fare quanto sanno di poter realizzare, a prescindere dalle orribili conseguenze che potrebbe avere. E questo è solo l’inizio! Questa fonte di energia che si rende disponibile ora trasformerà gli scienziati negli uomini più odiati e anche più necessari in ogni nazione. Ma a quel punto cambiò bruscamente discorso, passando dal potere dell’atomo a quello delle macchine, destinate «ad acquistare sempre maggiore importanza, tanto da diventare indispensabili». «Andremo nello spazio, molto al di là della Luna, se riusciremo a tenere il passo con le nostre creazioni». Altrimenti quelle stesse macchine – questo era il suo timore – si sarebbero rivelate ben più pericolose delle bombe che stava contribuendo a progettare. «Mentre speculava sulle potenzialità tecniche future,» continua Klári «entrò in uno stato di tale agitazione che a un certo punto gli consigliai di prendere un sonnifero e un bicchiere di qualcosa di forte, per riportarlo al presente e distrarlo dalle sue previsioni di un’inevitabile catastrofe».2 Quali che fossero le visioni da cui sembrava posseduto quella sera, von Neumann diede un taglio netto alla matematica pura per concentrarsi totalmente sulla realizzazione di quelle temute macchine. «Da allora» conclude Klári «Johnny non smise mai di essere affascinato e al tempo stesso preoccupato dal corso che avrebbero preso le cose»
DUE PAROLE
«Vorrei parlare di un uomo, una strana persona contraddittoria e controversa; infantile e di buon umore, sofisticato e selvaggio, dotato di un’intelligenza brillante ma con una capacità molto limitata, quasi primitiva, di gestire le sue emozioni – un enigma della natura che dovrà rimanere irrisolto». Caratteristica di Von Neumann era risolvere problemi complessi con assunti logici eleganti, ad esempio il paradosso di Russell sugli insiemi. “Prendeva il materiale di partenza e in qualche modo ne estraeva la conclusione con la pura logica, che si trattasse di algebra, di geometria o di qualsiasi cosa”. Va da sé che per raccontare la vita di von Neumann si debba anche ripercorrere la storia della fisica, della matematica, dell’economia, dell’automazione e soprattutto della logica (intesa come materia scientifica) del XX secolo. È affascinante vedere come quest’uomo abbia vissuto da protagonista le evoluzioni tecnico intellettuali più importanti dello scorso secolo, e forse della storia intera: la fisica nucleare e la scienza informatica. Gli intrecci fra queste discipline regine hanno dato vita a fertili diramazioni, campi in cui il genio di Von Neumann ha regalato un lascito determinante. Si pensi allo sviluppo delle macchine auto-riproducenti che emerse da discipline come la teoria dei giochi e lo sviluppo degli automi. Si dice sempre, inoltre, che dietro un grande personaggio ci sia un grande coniuge. In questo caso il cliché è quanto mai rispettato perché la figura della fragile e sottostimata moglie Klari è di peso specifico pesantissimo. Una persona di estrazione non accademica che contribuì in maniera determinante alla realizzazione di quello che, a tutti gli effetti, fu il primo programma per un calcolatore.
(“Solo di recente si è capita appieno l’importanza del contributo di Klári alla fase pionieristica dell’informatica. Il suo algoritmo Montecarlo è stato fatto girare su un simulatore Eniac e ha prodotto i risultati previsti, tracciando virtualmente i percorsi dei neutroni dentro la bomba che il marito aveva contribuito a costruire. Si ritiene generalmente che il primo calcolatore elettronico a programma memorizzato del mondo sia stato la Small-Scale Experimental Machine (Ssem) costruita all’Università di Manchester e nota come «Manchester Baby», che fece girare il primo programma il 21 giugno 1948, due mesi dopo l’avvio dell’algoritmo di Klári sull’Eniac riconfigurato.”)
Non esiste ambito intellettuale insomma in cui il genio ungherese non si sia intrufolato. Non esiste, di conseguenza, un ambito buio che non possa essere illuminato dalla luce della logica visto che, in fin dei conti, ogni prodotto tecnologico nasce da un barlume intellettivo. “Gli esseri viventi possono essere cose morbide e cedevoli. Ma la base della vita è chiaramente digitale. Mettiamola in un altro modo: la natura non fa nulla che non possa essere fatto da un computer. Se un computer non ci arriva, non ci arriva nemmeno la natura”. Von Neumann ha solcato il mondo con le sue due anime, la fredda e calcolatrice intelligenza analitica e la passionale e turbolenta umanità (che si manifestava nella convivialità e nelle sfrenate feste notturne a suon di alcol e musica). Un uomo a tutto tondo, che ci pare spesso distante per la statura raggiunta dalla sua irraggiungibile intelligenza. Dicendola alla sua maniera: «La gente non crede che la matematica sia semplice» disse una volta von Neumann «solo perché non si rende conto di quant’è complicata la vita»