David Szalay – Nella carne


Ripensa anche alla sua vita più o meno a quell’età. Undici, dodici, tredici anni. Alle cose nuove e sorprendenti che voleva il suo corpo, e alla sua incapacità di opporsi quando le voleva. Allora perfino i sogni giravano intorno al corpo e a quello che gli stava succedendo. Ricorda di aver sognato dei grassi steli di grafite nera spuntargli dal centro del petto all’incirca nel periodo in cui gli stavano crescendo i primi, finissimi peli, ricorda il risveglio in preda alla repulsione e allo spavento. Continua a leggere

Frank Herbert – Dune


Non devo avere paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.”

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Kazuo Ishiguro – Non lasciarmi


Odiavamo il modo in cui i tutori, di solito disinvolti in qualsiasi circostanza, si mostravano così a disagio ogni volta che ci inoltravamo su questo terreno. Assistere a questo cambiamento in loro ci dava sui nervi. Penso sia questa la ragione per cui non formulammo mai quella domanda, e perché punimmo Marge K. tanto crudelmente per aver sollevato la questione quel giorno dopo la partita di softball. Continua a leggere

Marie-Janine Calic – Storia della Jugoslavia


La prima Jugoslavia, insomma, non è una creazione artificiale, ottenuta in provetta delle grandi potenze per machiavelliche ragioni di interesse. È un progetto radicato nel sentire, nutrito da tendenze di lungo corso: le affinità culturali e gli intrecci strutturali legati alla distribuzione degli insediamenti, le spinte nazionalistiche insaziate, in corso di radicalizzazione fin dal 1900, le sfide e le mentalità socio-economiche di cronismo del sistema asburgico: monarchico, superbo e impermeabile a ogni riforma. Continua a leggere

Luca Rastello – Piove all’insù


A Benedetta non sono riuscito a smettere di pensare, poi una volta l’ho vista, poco tempo dopo: cammino per corso Matteotti dritto verso corso Vinzaglio, agli archi occidentali della mia prima terra, e passa un pullman giallo carico di graffi e varici, diretto ai mercati dei giorni feriali o al lavoro degli uffici e delle pulizie. Continua a leggere

Mario Vargas Llosa – La città e i cani


Lo Schiavo era immobile e, mentre Paulino gli allentava la cintura e gli apriva i pantaloni, continuò a guardare il cielo. Alberto girò la testa; la tettoia era bianca, il cielo era grigio, nelle sue orecchie c’era una musica, il dialogo delle formiche rosse nei loro labirinti sotterranei, labirinti con luce rossastra, una luminosità rossastra che oscurava gli oggetti e la pelle di quella donna divorata dal fuoco dalla punta dei piedini adorabili fino alla radice dei capelli tinti, Continua a leggere