
“Con una grossa pipa da marinaio in bocca, gli stivali ai piedi, e un setter che gli correva avanti, l’uomo calpestava il terreno ghiacciato salendo lento un sentiero erboso sul monte Amagi, all’inizio d’inverno. Venticinque cartucce nella cintura, una giacca di pelle marrone bruciato, e un fucile, un fucile da caccia, un Churchill a doppia canna. Cos’era a fare di lui un freddo guerriero, armato d’acciaio bianco e splendente per uccidere le creature? In quel rapido incontro qualcosa nell’alta figura del cacciatore di spalle mi attrasse con forza inspiegabile. Da quel giorno all’improvviso mi accade, nelle stazioni delle città, nelle strade affollate di notte, di pensare: Ah, potessi camminare anch’io come lui! Con quel passo così lento, calmo, freddo. E ogni volta nei miei occhi chiusi a fargli da sfondo non è il ghiacciato paesaggio del monte Amagi all’inizio d’inverno ma il bianco alveo di un fiume desolato, chissà dove. Il suo fucile da caccia, lucido e splendente, gli preme sul fianco scavando nello spirito solitario, nella carne solitaria di quell’uomo di mezza età. E una strana bellezza, umida di sangue, emana da lui in quei momenti, invisibile mentre punta il fucile sulle sue prede.”
DUE PAROLE
L’amore: un serpente in seno all’uomo che logora le vite. La drammatica vicenda di un adulterio celato per anni che, giunto alla luce, porta la bella Midori al suicidio. Questo breve romanzo si sviluppa in forma di tre lettere, tre testamenti, tre punti di vista femminili attorno a quello che è stato un amore tanto segreto quanto profondo e proibito fra un uomo e sua cognata. Yasushi racchiude in pochissime pagine una notevole intensità emotiva, donandole però quel distacco regale proprio della cultura giapponese. Come osservando un ciliegio in fiore, le protagoniste del romanzo non si fanno sopraffare dai sentimenti ma li accolgono consapevolmente. Nonostante la drammaticità del gesto, nonostante l’indicibilità dello scandalo, le donne sembrano accettare l’indole ignobile e incomprensibile dell’animo umano con elegante tranquillità. L’uomo è parte della natura. La contemplazione che ne deriva è parte della meditazione (“Quale sarà il serpente che ognuno degli uomini si porta dentro? Egoismo, gelosia, fatalità?”), di una comprensione superiore che ci avvicina allo spirito dell’universo.