
Il sistema cinese è flessibile perché non viene retto da un insieme di interessi economici e finanziari che la comandano sullo Stato e sono in grado di paralizzare le politiche pubbliche a loro non gradite. Lo Stato cinese non è nelle mani dell’economia, come nel capitalismo, ma è l’economia a essere nelle mani dello Stato-Partito. Il sovrano cinese, perciò, può permettersi di sperimentare e di correggere le sue politiche con un margine di libertà sconosciuto nel capitalismo occidentale. Durante i suoi 75 anni di esercizio del potere, il Partito-Stato cinese ha fatto sfoggio di una straordinaria adattabilità. La Repubblica Popolare ha intrapreso. sin dalla sua fondazione nel 1949, una larga gamma di politiche economiche. All’inizio ci fu la riforma agraria che distribuì le terre ai contadini. Dal 1954 in poi il PCC iniziò una svolta ancora più radicale con la collettivizzazione della terra sfociata nel Grande balzo in avanti (1958-1962) e terminata con la Rivoluzione culturale di metà anni sessanta-metà anni settanta. Alla fine degli anni settanta avvenne la controsvolta delle riforme di mercato di Deng Xiaoping, confermate negli anni novanta da Jiang Zemin con l’apertura del PCC agli imprenditori privati. Da un decennio a questa parte ci troviamo, con Xi Jinping, nella fase di rilancio della componente etico-politica socialista all’insegna dell’anticorruzione, del contrasto al degrado ambientale e della riduzione della disuguaglianza.
DUE PAROLE
Arlacchi è un sociologo, politico e funzionario italiano che ha dedicato parecchi anni ad uno studio approfondito della Cina. Questo volume contiene la sua analisi (decisamente positiva e ammiccante) al complesso apparato cinese ed evidenzia in maniera assai dettagliata i potenziali motivi del successo di un “metodo cinese” che sembra stare conquistando il mondo. La dimostrazione della sua “tesi pro Cina” è argomentata attraverso questi capisaldi:
La politica di non espansionismo del grande impero “cielo azzurro” e l’approccio in politica estera del colosso cinese. I meccanismi severissimi e angoscianti della meritocrazia socialista. I nuovi criteri di sviluppo del socialismo, ovvero come la Cina moderna abbia saputo ri-adattare la vecchia dottrina socialista mescolandola con il turbo-capitalismo occidentale. Se ne evince un ritratto di un apparato freddo e calcolatore che, un po’ come per la sorellanza Bene-Gesserit appena vista in Dune, pone i propri ragionamenti in decadi o secoli e non in mesi o anni. Questa è la vera forza post-socialista (sicuramente data da una coerenza socio-politica che arriva da una situazione prossima alla dittatura): avere le redini della programmazione. La solidità dell’affidabilità o, viceversa, l’affidabilità di una solida leadership. Per dirla come Sun Tzu: “inanellare cento vittorie in cento battaglie non è l’acme dell’eccellenza. Sottomettere il nemico senza combattere è l’acme dell’eccellenza”.