Hans Rosling – Factfulness


Il fatto che le persone interpretano erroneamente i fatti anche quando li hanno sotto il naso mi ha portato a concludere che la visione iper drammatica del mondo è così difficile da sradicare perché dipende dal modo in cui il cervello funziona. Il cervello umano è il prodotto di milioni di anni di evoluzione, e noi abbiamo istinti innati che permettevano ai nostri avi di sopravvivere in gruppetti di cacciatori e raccoglitori. Spesso il cervello salta a conclusioni frettolose senza pensarci troppo, abitudine che in passato ci aiutava a evitare i pericoli immediati. Ci interessiamo ai pettegolezzi e alle storie drammatiche, che un tempo erano l’unica fonte di notizie e di informazioni utili. Siamo golosi di zuccheri e di grassi, che anticamente erano indispensabili fonti di energia quando il cibo scarseggiava. Abbiamo molti istinti che erano preziosi millenni fa, ma ora viviamo in un mondo ben diverso. Oggi il desiderio di zuccheri e grassi fa dell’obesità uno dei più gravi problemi sanitari del pianeta. Dobbiamo educare i nostri figli, e noi stessi, a stare lontani da dolci e patatine. Allo stesso modo, la prontezza del cervello e l’insaziabile voglia di drammaticità – l’istinto drammatico – generano idee sbagliate e una visione iper drammatica del mondo. Non fraintendetemi. Abbiamo ancora bisogno dell’ istinto drammatico per dare significato alla realtà e arrivare alla fine della giornata. Se vagliassimo ogni stimolo e analizzassimo razionalmente ogni decisione, una vita normale sarebbe impossibile. Non dobbiamo rinunciare completamente agli zuccheri e ai grassi, e non dobbiamo farci asportare chirurgicamente le parti del cervello che nano le emozioni. Dobbiamo però imparare a tenere sotto controllo l’assunzione di drammaticità. Se lasciata a briglia sciolta, la fame di drammaticità passa il limite, impedendoci di vedere il mondo per quello che è e sviandoci in maniera pesante.

DUE PAROLE

Un libro che aiuta ad essere più ottimisti in barba al famoso proverbio russo che spesso mi piace citare “Un ottimista non è nient’altro che un pessimista male informato”. Battute a parte, e imprecisioni a parte, Rosling non punta sull’ottimismo, bensì sulla migliore identificazione di un contesto attraverso l’oro del secolo: i dati. Il contraltare ottimista è una sbilanciamento innaturale dato dal nostro modo di vedere il mondo spesso negativo. L’autore mi tirerebbe le orecchie, infatti, se limitassimo la lettura di ogni contesto come semplicemente “positiva”. Factfulness intende descrivere con precisione i macro fenomeni e darci degli strumenti per comprenderli all’interno dei loro contesti. Il metodo del brillante divulgatore si basa su questi cardini principali: Realizzare che il mondo non è come lo vediamo, che l’ambiente in cui siamo immersi è molto più grande del nostro orizzonte percettivo. Identificare e stigmatizzare i nostri istinti primordiali e drammatici (minuziosamente categorizzati in dieci stereotipi ticipici). Controllare questi istinti con strumenti infallibili come l’identificazione delle maggioranze all’interno dei contesti, calcolare il rischio relativo, inchiodare i dati su un grafico parlante, controllare le proporzioni, identificare i cambiamenti e comprendere le categorie d’analisi. Questo saggio è dunque un potente vademecum di razionalità, una guida per l’essere umano evoluto che vuole avvalersi del ragionamento statistico scientifico per navigare il mondo e vuole stigmatizzare quelle reazioni o decisioni dettate puramente dall’istinto atavico di scimmie.