
Il suo arrivo scatena il furore dei nemici ed esalta i Romani. “Conosciuto il suo arrivo dal colore dell’uniforme che soleva indossare in battaglia come segno di riconoscimento, e scorti i drappelli di cavalleria e le coorti da cui si era fatto seguire, ben visibili dalle alture lungo i pendii e nella vallata, i nemici sferrarono l’attacco. Al grido che sale dalle due parti risponde un grido dalla palizzata e da tutte le fortificazioni. I nostri abbandonano i giavellotti e conducono la lotta con le spade.” Tutti capiscono che qui si decide il futuro, e che il destino è seduto da qualche parte a osservare e attendere con chi proseguirà il suo gioco nella Storia. La battaglia raggiunge il suo apice, e i guerrieri dei due schieramenti trovano energie insospettate per continuare a combattere.
DUE PAROLE
In un linguaggio semplice – ma divulgativo – Alberto Angela ci racconta le circostanze del “De bello gallico” ricalcando le parole scritte da Cesare e ricostruendo passo passo i suoi spostamenti dal 58 al 52 A.C.. Ne emerge un dipinto di un uomo dalle mille sfaccettature (tanto cruento quanto sopraffino) e si può apprezzare quello che fra banchi di scuola risultava assai patinato, ovvero l’umanità di un personaggio che, per essere così grande, ha dovuto costantemente giocare con il destino, prendersi grandissimi rischi e mettere se stesso in prima persona in ogni decisione azzardata. Con uno stile narrativo noto, che fa risuonare caldamente nelle orecchie le musiche e i fuoricampo di Super Quark o di Ulisse, lo scrittore ci porta per mano lasciandosi andare anche a semplici e immediati parallelismi con la vita e la cultura attuale. Il bello di questa lettura è che catapulta il lettore nei luoghi e nelle situazioni di vita vissuta, nei teatri naturali della grande guerra gallica, approfittandone per descrivere e dettagliare gli strumenti, la cultura e le usanze del tempo.