26-27/8/25 – Monaco di Baviera

Sto leggendo un libro su Capablanca, Jose Raul Cabablanca, e mentre nel testo Pins saltando dice la parola “rovesciata”, contemporaneamente, nel testo, incrocio la parola “rovesciata”. Son singolarità che mi piacciono e che dimostrano, a mio avviso, che in qualche modo il mondo è perfetto e la realtà lo è di meno. Nel senso che potrebbe essere un’insieme di realtà infinite che si attraversano l’una con l’altra oppure che un essere superiore esista e si diverta a fare comparire questi segni nascosti a chi ha voglia di notarli. Più semplicemente è una coincidenza. E sebben questa rientri nella sfera delle cose non sensazionali e sia ben meno affascinante o misteriosa delle altre proposte, appartiene egualmente alla mia sfera di solletico dello stupore. Della giornata odierna non ho molto da dire, abbiamo passato ore in fila ad aspettare un’iniezione di adrenalina con la tanto amata forza di gravità. Nel parco divertimenti di Legoland c’è un’effige gigante di Albert Einstein. La sera ci concediamo l’ennesima passeggiata per il centro. Monaco di Baviera è però assai differente dalle più tranquille cittadine visitate nei giorni precedenti. Qui si respira un’aria cosmopolita e un clima più mediterraneo, oserei dire. Dopo una pizza al fianco del palazzo comunale il rientro è costellato da multiculturalità, gioventù, sigarette, sorrisi e bevande. Il giorno successivo l’obiettivo è molto semplice: visita al tempio del calcio Allianz Arena. Ora devo dire una cosa sulla visita guidata allo stadio, fra tutte le cose kitsch, commerciali e nazional-popolari, questa è una di quelle che mi è piaciuta di più. Mi è piaciuta perché, spesso, quando si visita qualcosa di storico c’è sempre una certa distanza ad immaginare e immedesimarsi in quel preciso contesto. Faccio un esempio: quando siamo stati all’Obersalzberg arrivavo con folta documentazione letteraria e fotografica, eppure sapevo che quasi un centinaio di anni mi separavano da quella dimensione, da quella realtà. Camminare nel tunnel dello stadio del Bayern Monaco al suono dell’inno di champions league, visitare sala stampa e spogliatoi è stato invece più reale, sebbene molto più effimero e vacuo, perché quella dimensione appartiene al mio presente. Se culturalmente, dunque, questo è stato il punto più basso, è sul contraltare della pura emozione per quanto riguarda il piacere e l’interesse della visita. Mi è sembrato infine un posto meraviglioso in quanto in grado di contenere (nel vero senso della parola) classi sociali e culturalità agli antipodi. Dal lavoratore “proletario” (che senso ha oggi questa parola) al ricco uomo d’affari. La guida lo ha spiegato bene. Tutti i biglietti dello stadio vanno da un minimo di 15 euro a un massimo di 80. La curva non ha sedili, si sta in piedi e si urla. Una zona limitata ha posti molto costosi per fare business. Motivo per cui non è possibile comprare un sedile solo, ma sempre e soltanto 2 poiché da soli non si può fare business. Infine gli sky-box affittati e aperti 24h su 24 dove le aziende posso andare a lavorare. E’ un modello caleidoscopico che mi affascina e che cerca il connubio fra il ricco e il povero. Tutti i posti sono sold-out. Il modello dunque funziona. Lasciato lo stadio torniamo in camera a riposare perché sappiamo che ci attende il tempio finale: l’Augustiner Stammhaus. Mi abbandono ai piaceri della tavola e in poco, pochissimo tempo ho già trangugiato 4 birrone. E’ il tributo finale, il saluto che ci voleva, cornice perfetta di questa bella vacanza. 

25/8/25 – Ulm

La visione di otto piani di libri incastonati in cornice completamente bianca e sorvegliati dal regale silenzio che aleggia in ogni biblioteca è molto simile a quello che mi aspetterei da un angolo di paradiso. Certo con meno libri in tedesco. La Stadtbibliothek è un edificio meraviglioso, monumento alla cultura nella sua austerità, semplicità e accessibilità. Ci concediamo una sontuosa colazione all’ultimo piano, mentre I bambini mangiano ne approfitto per dare un occhio in giro. Al quinto piano c’è la sezione letteratura straniera e gli scaffali spagnoli e francesi sono più popolati di quelli italiani. Mi soffermo anche sulla modestissima collezione croata, provo a tradurre qualche titolo e la mia autostima aleggia fra l’entusiasmo e la completa disfatta. Dopo un giro al centro commerciale (dove sento fortissimi gli odori dell’Asia) partiamo verso Ulm. Ulm è una città divisa in due dal Danubio (sempre blu). Il nostro appartamento sta sulla sponda cattiva e prima di cenare usciamo per una passeggiata perlustrativa e per spostarci nel lato giusto del fiume. Quello vecchio, quello non distrutto durante la guerra e dove ancora si trovano le cose più interessanti… come la cattedrale con il suo campanile più alto al mondo. Ulm nome bellissimo, corto efficace affascinante. È la città che diede i natali al genio per eccellenza, Einstein. Ceniamo passeggiando angustiner e il rientro è una piacevole passeggiata lungo fiume. Con un clima mite, quasi fresco per i nostri gusti. Il silenzio e la calma osteggiate solo dal rumore delle biciclette che ci passano vicino. Ora devo staccare, tutto il resto della famiglia vuole vedere giocare l’Udinese. 

24/8/25 – Stuttgard

Lasciamo il camping e ci sembra di aver riposato come non mai. Le giornate sono passate a leggere e oziare mentre i bambini intrattenevano incontri di calcio internazionali facendosi dare direzioni e istruzioni da bambini tedeschi. Prima di dirigerci verso Stoccarda (ho detto una falsità quando dicevo che avevamo già iniziato il nostro rientro ad est) ci fermiamo a visitare il parco naturale di Baum wipfel pfad e camminiamo letteralmente sulle cime degli alberi della foresta nera su una passerella che si attorciglia a spirale fino a regalare una visione mozzafiato di tutta la foresta circostante. Scendiamo con uno scivolo di 55 metri e ci concediamo ancora qualche ora di gioco nel parco giochi sottostante. Stuttgard ci accoglie con la sua animosità. È una città industriale, produttiva, agitata. Le grandi case automobilistiche sono nate qui e l’operosità dei suoi abitanti si riflette in uno scenario che non ha la bellezza delle cittadine storiche, bensì il fascino delle grandi città. Dopo aver fatto ingresso in hotel arriviamo a schlossplatz con la metropolitana. La grande piazza, ampissima, è dominata dal brulicare degli abitanti e dal grande palazzo che si staglia di fronte a noi. L’effetto è ancora più imponente grazie al fatto che Stoccarda si trova all’interno di un buco nelle valli. Nacque come città del vino, e solo dopo si evolvè in ambiti differenti. La cornice del suo cuore pulsante è quindi un lungo insieme di vigne (a volte di quello che ne è rimasto). Siamo molto contenti quando scopriamo che una sagra del vino è in corso. Ci sediamo ad assaggiare qualcosa e finiamo per essere fagocitati dalla festa. I calici sono serviti a tagli di un quarto di litro a bicchiere e questo compromette la nostra cena e la nostra sobrietà. Non certo la nostra felicità. 

22-23/8/25 – Bad Waldbad

Osserviamo i lupi che girano come una coppia di gendarmi in perlustrazione. Al continuo incessante trotto per scandagliare ogni angolo. Un signore taglia l’erba nella loro gabbia, nel loro sontuoso reconto. I lupi trottano, gli si avvicinano alle spalle, giunti a tre metri tornano indietro, incessantemente. Rimango incantato dalla meticolosità con cui la lontra si prende cura della sua pelliccia. A volte usando contemporaneamente bocca e mano nello stesso punto, quasi come una veterana del sesso. Sostiamo ad un penny market dove ho modo di usare il mio coltellino svizzero, di cui vado estremamente fiero, per tagliere del pane e nel cielo vedo uno zeppelin. È la prima volta che ne vedo uno vero dal vivo. Mi ricorda la prima volta che vidi correre una giraffa, sembrava muoversi a rallentatore come un piano di un film d’autore, ma la realtà attorno girava alla velocità normale. Il campeggio che ci ospita è la cosa più tedesca che abbia mai visto. Non ci sono stranieri, se non per un paio di olandesi, e gli ospiti hanno facoltà di piazzare la loro tenda dove vogliono. C’è un ruscelletto, dei piccoli angoli con sabbia e giochi per bambini, una palestra, una piscina, ancora scivoli. Noi alloggiamo in un appartamento gigantesco, siamo le mosche bianche. I bambini sono entusiasti, è un luogo pensato per lasciarli liberi. Lo scivolo della capannetta centrale sarà alto sei metri e bambini biondissimi lo risalgono in senso opposto come salmoni. Io thomas e pins giochiamo a calcio, ci siamo portati il pallone da casa. Le roulotte hanno le ruote così statiche da aver fatto solchi nel terreno. La maggior parte di esse ha anche larghi tendaggi in plastica, che aumentano il volume abitabile. 

21/8/25 – Tripsdrill

C’era un bellissimo discorso di Slavoj Žižek su come i water europei riflettessero e rappresentassero benissimo il pensiero politico e filosofico dei propri stati. Frequentando catene internazionali, soggette anch’esse alla globalizzazione, mi sono trovato a riscontrare che purtroppo questa verita stia venendo meno. Non si salva nessuno. I muri del castello di Heidelberg, facciate meravigliose che danno sul niente. Io sono un appassionato di muri fini a se stessi, che non chiudono nulla. Mi son scoperto tale. Al suo interno, la botte di vino più grande al mondo. E un paio di musei. Il museo della famacia tedesca profuma di camomilla. Pranziamo nello stesso posto in cui abbiamo cenato. Nella chiesa di Heiliggeistkirche andiamo a vedere la vetrata rossa che porta le scritte e=mc2 e 06/08/45, la data dello sgancio di “Little boy” su Hiroshima. Heildeberg è una città in cui si respira aria giovane e vivace. È sede importante di università, luogo che porta con sé tradizione di scienza e cultura. Percorriamo su e giù il suo vialone principale lasciandoci soddisfare dal contesto. L’essere al centro delle vallate circostanti le garantisce un’idea di protezione e unicità, come di una perla nel suo guscio. Nel primo pomeriggio ci spostiamo nuovamente e iniziamo quello che a tutti gli effetti è un ritorno a est. Siamo diretti a un grande parco naturale dove dormire in mezzo agli animali e alla natura, ma programmiamo una sosta in un’azienda vinicola. La fortuna ci assiste per due motivi: il primo è logistico, visto che siamo capitati in una zona ideale per questo tipo di sosta senza realmente volerlo. Il secondo è meteorologico, visto che piove quando saliamo in macchina e cessa quando scendiamo. Sorseggiamo riesling, un gewurtztraminer arancione, ottimo, e un pinot grigio, che in germania ho scoperto chiamino: Grauburgunder. Ora appunto queste cose velocemente sapendo che riaggiusterò al rientro in Italia. I bambini si divertono a cibare le bestie. Tocco le corna di un caprone, precisamente di una “pecora du ouessant” detta anche “pecora nana bretone”, son dure e al tempo gommose. Fra poco andiamo a dormire in un vagone di legno. Ce ne sono una dozzina, forse più, sembrano delle carovane con grandi ruote di calesse. Il nostro vagone si chiama Heinrich. Dentro, sul ripiano c’è una copia del nuovo testamento.