20/8/25 – Heidelberg

Ultimi personaggi del libro dei nazisti: Schacht, Speer, Stangl, Hess, Keitel, Rosemberg, Streicher. Spesso, caminando in queste città mi son trovato a pensare “sto camminando dove anche loro hanno messo i piedi”. Mi era già capitato a Firenze, con Dante. E una volta a Gerusalemme, con Cristo. Questa cosa dà umanità a tutti, in fin dei conti son tutte persone che hanno camminato su questa terra. Ci appartengono, son come noi, della nostra specie. L’impronta invisibile che ho calcato è uno iato, un vuoto che milioni – forse miliardi – di altri miei simili hanno calpestato senza lasciare lo stesso segno. Rifacciamo un giro a Rothemburg perché ci sentiamo di volerla ancora vedere. Effettivamente è un posto incantevole, uno di quei luoghi dove si percepisce come si viveva centinaia di anni fa e di che principi fosse fatta la vita del tempo. Dopo un pasto frugale (qualche pezzo di pane acquistato in un forno di paese) ci avviamo ad ovest, verso il confine del Rheinland meridionale. Destinazione Heidelberg, cui arriviamo nel primo pomeriggio. La stanchezza comincia a farsi sentire. Passiamo un paio d’ore in un parco per bambini con piste d’atletica e lunghi pali per arrampicarcisi. Ritiriamo la camera d’hotel (la stessa catena di quello preso a Norimberga) e dopo una rinfrescata ci rechiamo a cenare in centro quasi con gli occhi chiusi così da non rovinarci la sorpresa che ci attende domani.

19/8/25 – Rothemburg ob der Tauber

Io credo in quel sano egoismo che migliora il mondo. Se leggo, non è certo per diventare più intelligente. Semmai per allungarmi la vita, come diceva Eco. Se scrivo non è certo per fare favore agli altri. L’autocompiacimento, in primo luogo. L’infusione di autostima. Il tappare falle della mia memoria trabballante. Il piacere e la vanagloria di leggermi di nuovo. Infine certo, la remota possibilità che voi piccoli leggiate un giorno ciò che fu il presente del vostro papà. Il vostro bellissimo presente. Siete il fulcro e il motore della mia felicità. Le parole non renderanno mai giustizia a questo sentimento. Ma se un giorno, a vostra volta, sarete in simili condizioni di fortuna, potrete allora capire quello che intendo. Non credo ci siano altri motivi per scrivere. Se me ne vengono in mente li appunterò sicuramente. Viaggiare: idem con patate. Un sanissimo egoismo che espande i propri orizzonti. Fine del sermone. Giriamo per Würzburg con un vassoio di 6 donoughts in mano. Avrei pensato molte cose della mia vita ma mai che sarei stato visto come un cameriere deambulante che porta in giro una scatola di pasticcini per una villa barocca, il centro città, una chiesa e via dicendo. L’autostrada verso l’ovest si rivela assai scomoda. Grandi lavori e espansione di corsie. Nella gita sul fiume al mattino ricordo con particolare dolcezza un numero di signori distinti, soli, che si godevano il tragitto guardando il panorama e mangiando i loro adorati wurstel in solitudine. Nel primo pomeriggio lasciamo il Bayern per entrare nel Baden-Württemberg e percorriamo l’incantevole Romantichestrasse vers sud. Prima di cena ci concediamo un piacevole giro perlustrativo a Rothemburg, una perla di incantevole bellezza. Per suggellare la serata siamo a cena nel ristorante che ci consiglia Ivan. Quando arriva il conto, più di 400 euro la malediciamo. Ma era semplicemente sbagliato. Ci eravamo cascati anche a causa delle birre che abbiamo bevuto. Adesso devo lasciare il telefono che i bambini chiedono di vedere il real madrid. 

18/8/25 – Norimberga

L’ingreso della camera dell’hotel di Regensburg ha due porte, una esattamente dietro l’altra, vicinissime come uno strato di torta di cioccolato. Non ha nessun senso, o almeno io non riesco a capirlo. Osservandola, realizzo che sia lo spazio che la parte di legno possono dirsi “porta” e ho difficoltà a descrivere la cosa. Forse il nostro linguaggio non è abbastanza preciso. Più probabilmente non è mai servito a nessuno distinguere le cose con estrema precisione e un artefatto con due ante e un varco possono avermelo suscitato a giusta causa. Regensburg è un gioiello che infatti viene annoverato fra i patrimoni culturali dell’Unesco. Penso fermamente però che sia inutile descrivere il noto, ciò che è visibile a tutti. Per questo parlo delle inezie. è un mondo che più mi si confà, più mi appartiene, e dove ho sicuramente maggior voce in capitolo. Il mondo che osservo è sicuramente diverso da quello che vede qualiasi altra persona, e questo è vero per ogni persona. Dopo un pranzo in un localino new age, di quelli tanto in moda oggi dove ci concediamo un poke-bowl di straordinaria bontà, decidiamo di anticipare la visita a Norimberga perché i traghetti per il sito di Walhalla non ci consentirebbero di arrivare in tempo per cena. Vogliamo ad ogni costo tornare a cenare con stinco i maiale in un posto che già io Je e il nostro amico Giovanni frequentammo di ritorno da un viaggio in Inghilterra. Camminando per Norimberga, le immagini dei palazzi riaccendono memoria altrimenti perse irrimediabilmente nei meandri del mio cervello. I ricordi sono sfocati, si materializzano per insistenza. Ciò non ci impedisci di ritrovare il posto e, dopo una visita al castello, ci fermiamo a soddisfare le nostre voglie. Con i bambini iniziamo un gioco: ogni cane fotografao vale un determinato numero di punti. Vedremo chi ne accumula di più e se avremo la forza di perseverare in questo passatempo. Alcuni padroni sembran ben stizziti dalla violazione di privacy ella loro bestia. Pins dice di aver visto due cani gemelli. Si somigliano molto, c’è da dire. Gli diamo un valore di 50 punti. Scrivere con qualche birra in corpo più del solito non è affatto male, per chi vuol dilettarsi nella scrittura. Lo consiglio.

17/8/25 – Regensburg

Innanzitutto è giusto dire che poi, ieri, i documenti li ho trovati. Il portafogli (che in friuli chiamano taccuino) era ben lì nella mia borsetta. Se non fosse che ho scomodato Angela, la vicina di casa, e Pier per aiutarmi a cercarlo e per poi spedirmelo in chissà che modo non sarebbe nemmeno così male. Ma si sa come sono questi teutonici e io di andare in giro senza documenti e senza flessiibilità non me la sentivo proprio. Vero che ieri al checkin nessuno ha chiesto nulla. Quando Thomas era piccolo, se gli chiedevi quale animale volesse essere lui diceva “io non sono nessun animale, io sono Thomas Nova” e se un compagno di asilo gli diceva “giochiamo, tu fai Capitan America” lui diceva “io non sono Capitan America, sono Thomas Nova”. Allora non mi sento di dargli soprannomi. C’è gente che gli sta bene, immedesimarsi. Altri no. Io devo dire son portato, con la vecchiaia però mi sento meno capace. Non so se è una cosa dell’età o se è legata all’intelligenza. Son convinto che invecchiando si diventa più intelligenti, tendenzialmente si parla meno. La gente che parla non si rende conto che qualcuno, a volte molti, potrebbero anche dar retta. Il consiglio del nostro oste si è rivelato corretto e facciamo il pieno a un prezzo veramente ottimo. Alle 10 circa siamo a Berchtesgaden, pronti ad arrampicarci fino al “Kehlsteinhaus”, il nido dell’aquila. Piove ancora. Decidiamo di salire lo stesso, sebbene ci sia sicuramente la possibillità di tornare in queste zone nel viaggio di rientro. A mio avviso la scetla è corretta perché questo ci consente di non godere a pieno della bellezza del luogo, indubbiamente idilliaco. Un po’ stucchevolmente penso che la coltre di nebbia e bruma sia una patina che vuol coprire le vergogne. Il Dokumentation Obersalzberg spiega bene il perché. Ci concediamo anche una visita nei bunker nazisti, scavati anche da abili mani italiane. Sto accompagnando questo viaggio con alcune letture, una di questa descrive brevemente il profilo e la vita di tutti i più stretti collaboratori di Hitler, quindi le fotografie, i volti e alcuni aneddoti mi sono sinistramente familiari. Lasciato il Berghof torniamo sui nostri passi e a una dozzina di kilometri di distanza visitiamo un luogo incredibile, sicuramente inflazionato e imbellettato dal turismo, ma pur sempre incredibile: sono le miniere di sale di Dürrnberg, “Salzwelden hallstat”. I babmini sono entusiasti. Passiamo il confine austro germanico a circa 200 mt sotto il livello del mare, sotto il suolo, in un cunicolo scavato dai minatori. Le gallerie si snodano per diversi km, non so se tanto quanto i 6,5km di cunicoli di bunker scavati dai nazisti sotto al Berghof. Il fatto che ci vestano con un pigiama di tela e ci conducano al buio in un posto di lavori forzati non è sicuramente difficile da associare ai vicini di casa, non fosse altro che il simbolo della Salzwelden ricorda molto una croce uncinata. Si vede che i teutonici hanno proprio un debole per i simboli con le croci. Nulla toglie alla singolarità dell’eperienza comunque. Ci regalano persino un barattolino di sale. La giornata è stata lunga e soddisfacente. Dopo la miniera abbiamo guidato per tre ore e adesso scrivo da una camera di Regensburg, che in Italia chiamiamo Ratisbona. Ci ha accolto un signore alto, allampanato, con lunghi capelli bianchi, una parlata sommessa e suadente e uno sguardo torvo ma al contempo accogliente. Siamo arrivati con i pupi addormentati, si sveglieranno straniti, in un posto che non conoscono. Chiameranno la mamma impauriti e poi cercheranno il suo calore. Ho proposto di dormire in uno dei loro lettini. Son stanco duro anche io, ma che bello tornare a scrivere prima di dormire.

16/8/25 – Golling

Partiamo da Pradamano alle nove di mattina. Dopo aver controllato piu e piu volte di avere tutto (ho fatto anche una bella lista, ho fatto) mi accorgo di non avere il borsellino, e quindi anche i documenti, quando siamo ormai nei pressi del Millstätter see, a Döbriach. Ci fermiamo a mangiare in un posto singolare, un negozio di souvenir che però offre anche ristorazione. Ci siamo arrivati con un minimo di ritardo sulla tabella di marcia, ma è buona cosa: lo sbaglio ci ha portato per una stretta strada di campagna che di divincolava su un bellissimo paesaggio contadino e collinare d’incantevole fattura. Seduti al tavolo la cameriera, che poi era probabilmene la padrona, inveisce contro una famiglia di avvetori che hanno appena lasciato il posto consumando solo bevande e niente cibo. Lo dice a tutti, anche a noi. Io non capisco, Jessica dice che è proprio indisposta, la signora. Chiedo alla cameriera se c’è un bancomat nei dintorni, siam senza contanti, e lei mi mostra il menu dei piatti caldi. Secondo me non capirsi e dover andare a sentimento, o a gesti, è una cosa meravigliosa. Non fossi che sono disperato per la storia dei documenti sarei già ampiamente in clima vacanza. Poi inizia a piovere. Prendiamo l’auto e ci rechiamo in una cava di granato, un minerale rosso che, nella roccia, si presenta a forma di palline come il cioccolato nella stracciatella. Ci danno caschetto, occhiali e picchetto e ci invitano ad estrarne a piacimento. Il risultato è divertente, con un po’ di pazienza e un briciolo di fotuna ho ricavato un estratto a forma di goccia grande quanto un ribes. Mi rimetto alla guida e andiamo verso nord, verso Salisburgo, ma pian piano ci assalgono i sensi di colpa. Non posso mica guidare senza patente, e se mi arrestano? Così l’ultima ora di guida la fa Je. Arriviamo a Golling, è il posto dove dormiremo e dove ora sono qui a scrivere coi pupi che guardano una partita di football americano alla tv. Il gestore del posto mi ha detto di far benzina prima di mezzogiorno. Di mattino la benzina in Austria costa meno che al pomeriggio. Per esattezza il nome del paese è Gollin an der Salzach. Prima di cena abbiamo fatto una passeggiata, siamo andati fino alla chiesa, è un posto veramente piccolo, carino però. Nel cortile della chiesa c’è un cimitero. Pins mi dice “papà ho visto un morto”. Una foto s’intende. Thomas confera che è la prima volta che va per cimiteri. A cena giochiamo a carte, quando chiediamo il conto ci portano dei chupa chupa quadrati. Domani mattina dovremmo andare a visitare il nido dell’aquila, la casa di Hitler. Io i chupa chupa quadrati non li avevo mai visti. 

15/8/25 – Itaca

Mio papà Mario dice che i soldi spesi in libri, viaggi e francobolli sono sempre ben spesi. Che poi è come dire che finchè si spende per le passioni, va tutto bene. Noi di questo, devo dire, ne facciamo tesoro e si cerca di insegnare ai piccoli che il mondo è una porta aperta da valicare, e poi guardarsi attorno. è quasi per caso che son tornato ai miei appunti, a quando per igenuità e passione mi cimentavo nella scrittura. Ho ritrovato i miei appunti di viaggio e mi son piaciuti. Che è una cosa strana, rivedersi e piacersi. Di solito c’è sempre da vergognarsi un po’. Così mi son ritrovato cambiato, invecchiato, a scrivere di nuovo di come vedo le cose (perchè in viaggio le cose si vedono con occhi differenti) dopo dieci anni e rotti che non scrivevo piu nulla. Fatta eccezione per la florescente estensione della mia memoria con gli articoletti dove annoto ogni lettura. Ora, quando dico che son cambiato, non lo dico per dire. Son passato per due operazioni in maxillo facciale, poi pure qualche capello bianco. Bello rimango di quel fascino noto, son fortunato che essendo piccolino invecchio meglio. Ma soprattutto son diventato padre. E di tutte le cose al mondo che cambiano la vita, io credo che questa sia quella che vince con distanze siderali. A me, per esempio, che son egocentrico, figlio unico, ipocondriaco e vanitoso, la paternità ha rivoluzionato l’esistenza. Per la prima volta, con una profondezza abissale, ho percepito cosa significasse amare qualcuno piu di me stesso. Lo dico con tutto il trasporto e la lucidità che mi consegnano questi anni, questa fortuna. Così chiedo già scusa a coloro i quali, improbabilmente, si avvicineranno a queste letture: il tenore della mia anima, il mio amore, la mia piu profonda felicità – che cosi spesso si tramuta in argomento noioso per il prossimo – cadrà su questa ellisse. Sul mio orbitare intorno a questo sole. é anche il motivo per cui cambiano i protagonisti. Non piu giovani sbarbati alla ricerca di un segreto, ma due genitori e due figli che si scambiano le loro doti. I grandi daranno noiose spiegazioni ai piu piccoli e i bambini regaleranno un nuovo modo di osservare il conosciuto. C’era quella frase di chi? Che cita sempre Paolo Nori, che ripeto sbagliata ma che suona cosi: la capacità dei poeti è quella di descrivere il visto, il vecchio, la banalità con occhi diversi. L’ingenuità è un gran dono. Così partiamo dalla mia nuova casa (dico mia solo perchè per gli altri così nuova non è) alla volta della Germania. Nord, autostrade e le ruote che girano. Mi son comprato un bel tastierino, una meraviglia. Non devo portarmi via il computer e non son legato a scrivere come un adolescente. Posso sfogare le dita. Vediamo cosa vien fuori.