Toni Morrison – Jazz


Ma delle crepe che si aprivano dentro di lei in privato, di quelle si che era al corrente. Le chiamo crepe perché di questo si trattava. Non di spaccature o rotture vere e proprie, ma di buie fessure nel globo di luce del giorno. La mattina si sveglia e vede con perfetta chiarezza una sequenza di scenette ben illuminate. In ognuna di esse si fa qualcosa di specifico: si fa da mangiare, si lavora; si va a un appuntamento con una cliente o una conoscente, si va in un certo posto. Ma Violet non vede se stessa fare queste cose. Le vede farsi. Il globo di luce trattiene e bagna ogni scena, e si può ritenere che là dove la luce vira e si interrompe vi siano solide fondamenta. In realtà, di fondamenta non ce ne sono affatto, solo passaggi, fenditure che si possono superare in qualunque momento. Ma anche il globo di luce è imperfetto. A un attento esame rivela suture, crepe mal congiunte e punti deboli oltre i quali c’è qualsiasi cosa. Ma proprio qualsiasi cosa. Talvolta, quando non ci fa caso, Violet inciampa in una di queste crepe, come la volta in cui, invece di mettere il tacco sinistro davanti a sé, fece un passo indietro e piegò la gamba sedendosi in mezzo alla strada.

DUE PAROLE

Cercando l’improbo compito di trasportare la libertà espressiva e le innumerevoli note di colore del Jazz, Morrison mette insieme un’opera confusa e spavalda che, personalmente, non ha catturato la mia attenzione. Seppur apprezzando alcuni meravigliosi passaggi stilistici, quelli che oserei indicare come “assoli d’improvvisazione”, (ad esempio il pittoresco momento di chiaro scuro ove il sottofondo dei colori del cielo cangiante della grande metropoli che mai dorme vede gli amanti incontrarsi e innamorarsi) ho trovato difficile raccogliere l’eredità del testo. Proprio come per il Jazz, sono necessarie probabilmente due cose fondamentali per apprezzare questo testo: una solida culturale e una predisposizione emotiva. Sebbene possa fintamente di possedere, o per lo meno fingere di possedere, una base musicale accettabile, non posso certo dirmi emotivamente predisposto. L’asse narrativo, ciò che spesso chiamo come nocciolo della vicenda, sembra inoltre artificialmente esasperato al fine di reggere il peso specifico orchestrale. Si tratta di un folle atto d’omicidio compiuto da un uomo verso la sua ben più giovane amante, corollato da un crudissimo tentativo di sfregio postumo alla morte da parte della vecchia compagna non più amata dell’uomo. E’ una storia di passione, che alterna gli eccessi dei sentimenti umani interni al bozzolo di un amore malsano, con l’aridità dei personaggi e delle altre relazioni che li hanno circondati. Una storia dell’America vera, di una working class a cui rimangono solo musica e confusione per apprezzare la vita.