William Somerset Maugham – Il velo dipinto

Perché ti disprezzi? – ella chiese d’un tratto senza quasi accorgersi di parlare, e allo stesso tempo come continuando, quasi che non fosse passata che una breve pausa, la conversazione di prima. Egli mise giù il libro e la considerò, con aria riflessiva. Pareva raccogliere i propri pensieri da una remota distanza. – Per averti amata. Essa arrossì e volse altrove gli occhi. Non poteva sostenere il freddo, fermo sguardo di valutazione sotto il quale egli la teneva. Capiva ora quello che aveva inteso dire. E vi fu una pausa prima che gli rispondesse. – Credo che tu mi faccia torto – disse. – Non è bello biasimarmi perché sono stata una sciocca, una donna frivola e volgare. Mi hanno educata per esser così… Tutte le ragazze che conosco sono così… E che tu mi biasimi è come rimproverare uno, che non ha orecchio per la musica, di annoiarsi a un concerto sinfonico. Ti pare giusto? Tu mi attribuivi qualità che non avevo. Puoi biasimarmi per questo? Ma io non ho cercato d’ingannarti, mai ho preteso di essere quale non ero. Io ero solo una donna graziosa e allegra… Non si va a cercare una collana di perle o una pelliccia in un baraccone da fiera. Non vi si trovano che trombette di latta e palloncini. – Io non ti biasimo. Stanca suonò la voce di lui. Ed essa cominciava a impazientirsi. Perché non poteva egli rendersi conto di quello ch’era diventato subitamente così chiaro per lei? Perché non poteva rendersi conto che, dinanzi al terrore della morte nella cui ombra essi vivevano, e dinanzi al rispetto di quella bellezza ch’essa aveva quel giorno intravisto, la loro faccenda privata diventava insulsa? Quale importanza poteva avere che una stupida donna avesse tradito la fede coniugale? E perché il marito di una donna simile doveva, a faccia a faccia col sublime, spendere intorno alla colpa di lei un solo pensiero? Era strano che Walter, nonostante la sua intelligenza, non avesse alcun senso delle proporzioni.

 

DUE PAROLE

È un’eleganza a dir poco impeccabile, decisamente Britannica, quella della prosa di Maugham. L’architettura del romanzo non è da meno, con una struttura simile a una partita tennistica, l’autore sposta la testa del lettore da una fase all’altra della vita della protagonista, Kitty. Non vi sono salti temporali, ma una continua linearità di racconto, un incessante mutamento di stampo formativo. E proprio per questo mi sento di elogiare l’arte narrativa di Maugham, che con questo testo si accosta decisamente alla pietre miliari della letteratura, in particolar modo a quella rivolta all’emancipazione femminile. Il velo dipinto traccia un tratto nitido del presente e tinteggia ogni alba del futuro con mano incerta. La giovane donna viene trascinata dalla superficialità alla comprensione dell’esistenza tramite imperiture lezioni di vita. La scoperta dell’amore, ma ancor prima quella dell’indifferenza verso il marito. La freddezza dei sentimenti. La vista ravvicinata della morte, delle malattie, ma soprattutto delle proprie scelte. La leggera impalpabilità del futuro. Maugham suona un sinfonia dolcissima, con tratti lampanti di bellezza cristallina “Per un momento pensò al futuro. Non sapeva quali progetti avesse Walter per allora. Egli non le diceva mai nulla. Era freddo, compito, taciturno e imperscrutabile. Due gocce d’acqua che scorrevano in quel fiume verso l’ignoto, ecco cosa erano, lei e Walter. Due gocce d’acqua che avevano ognuna la propria personalità per quanto l’osservatore non potesse distinguerle dalla massa dell’acqua”. Come un direttore d’orchestra, Maugham dirige.  Se ne riesce a percepire il distacco, la lucidità, la maniacale ricerca della verità umana, veicolata e superiormente controllata attraverso la propria forma d’arte. Un romanzo sullo spettro umano a tutto tondo che, con un maestoso finale ci lascia intendere quanto importante sia l’errore al fine di comprendere la nostra natura imperfetta, e gioirne infine di conseguenza, in maniera quasi religiosa.
“Voglio una bambina perché voglio educarla in modo che non abbia poi da commettere gli sbagli che ho commessi io. Tu non immagini come mi detesto quando penso quale ragazza sono stata. Ma non potevo essere diversa. Educherò mia figlia da persona libera che possa vivere senza dipendere da nessuno. Non voglio mettere al mondo una bambina e amarla e tirarla su solo perché un giorno un uomo vada a letto con lei provvedendola in ricompensa di vitto e alloggio. Sentì che suo padre s’irrigidiva. Egli non aveva parlato mai di cose simili ed era urtato di sentirle dalla bocca della figlia. – Lasciami esser franca per una volta, babbo. Io sono stata una stupida, malvagia e odiosa donna. Sono stata terribilmente punita. E sono decisa a salvare mia figlia da tutto quello che ho sofferto io. Voglio che sia una persona impavida e sincera, leale. Voglio che sia una creatura indipendente dagli altri perché padrona di se stessa, capace di affrontare la vita come può affrontarla un uomo libero e di trarne miglior partito che non abbia saputo trarne io. – Oh, mia cara, tu parli come se avessi cinquant’anni. Ma se l’hai ancora tutta davanti a te, la vita! Non devi avvilirti così! Kitty scosse il capo e, lentamente, sorrise. – Non sono affatto avvilita. Ho speranza e ho coraggio. Il passato è finito; lasciamo che i morti seppelliscano i morti. Quello che mi aspetta è incerto, ma io entro nell’avvenire col cuore leggero e fiducioso. Ci sono tante cose che voglio conoscere; voglio leggere e imparare. Di fronte a me vedo il gran ballo glorioso del mondo con la gente e le musiche, e vedo tutta la bellezza di questo stesso mondo, col mare e le palme, il sorgere e il tramontar del sole, la notte stellata. È confuso tutto questo dinanzi a me, ma distinguo vagamente un disegno, un profilo e indovino un’inesauribile ricchezza: il continuo mistero e la continua novità di ogni cosa, la compassione, la carità, la Via e il Viandante, e alla fine, forse, Dio.”