Philip K. Dick – Le tre stimmate di Palmer Eldritch


Il gluck l’aveva preso alla caviglia e stava cercando di berselo: gli era penetrato nella carne con tubi sottili come ciglia. Leo Bulero si mise a urlare… e poi, d’improvviso, comparve Palmer Eldritch. — Ti sbagliavi  — disse Eldritch.  — Non ho trovato Dio nel sistema di Proxima. Ma ho trovato qualcosa di meglio  — . Con un bastone diede un colpo al gluck, il quale, con riluttanza, ritirò le sue ciglia e si ritrasse in se stesso fino a staccarsi da Leo; cadde al suolo e si allontanò, mentre Eldritch continuava a pungolarlo.  — Dio  — disse Eldritch  — promette la vita eterna. Io posso fare di meglio: io posso consegnarla a domicilio. — E in che modo ?  — Tremante e debole, ma con sollievo, Leo si lasciò cadere sul terreno erboso, si sedette e prese ad ansimare. — Grazie al lichene che stiamo commercializzando con il nome di Chew-Z  — disse Eldritch.  — Somiglia pochissimo al tuo prodotto, Leo. Il Can-D è obsoleto, perché in fondo che cosa fa? Offre pochi momenti di evasione, ma è pura fantasia. Chi lo vorrà più? Chi ne avrà bisogno, quando io comincerò a fornire la cosa autentica?  — Aggiunse:  — Adesso, ci siamo dentro. — Lo supponevo. Ma se credi che la gente sarà disposta a tirar fuori scorze per un’esperienza come questa…  — Leo fece dei gesti in direzione del gluck, che era ancora lì vicino, in agguato, e teneva d’occhio sia lui sia Eldritch.  — Non si è solamente fuori dal proprio corpo; si è anche fuori dalla propria mente. — Questa è una situazione eccezionale. Per dimostrarti che si tratta di una cosa autentica. Nulla funziona meglio del dolore fisico e del terrore, a questo riguardo: i gluck ti hanno mostrato con assoluta chiarezza che non si tratta di fantasia. Avrebbero potuto ucciderti davvero. E se tu fossi morto qui, così sarebbe stato di fatto. Non è come il Can-D, vero?  — Eldritch traeva un evidente godimento dalla situazione.  — Quando ho scoperto il lichene nel sistema di Proxima, non riuscivo a crederci. Ho già vissuto centinaia di anni, Leo, nel sistema di Proxima, assumendolo sotto il controllo dei medici di quei luoghi; l’ho preso per via orale, in vena, in supposte… l’ho bruciato e ne ho inspirato il fumo, l’ho reso solubile in acqua e l’ho bollito, inalandone i vapori: l’ho provato in tutti i modi possibili e non mi ha causato danni. Sui proximiani l’effetto è minore, nulla a che vedere con quello che fa a noi: per loro risulta meno stimolante del loro miglior tabacco. Vuoi che continui ? — Non particolarmente. Eldritch si sedette lì vicino, posò il proprio braccio artificiale sulle ginocchia piegate, e fece pigramente oscillare il bastone da una parte all’altra, squadrando il gluck che non se n’era ancora andato.  — Quando torneremo nei nostri corpi precedenti, e noterai l’uso della parola «precedente», termine che non potrebbe applicarsi al caso del Can-D, scoprirai che il tempo non è passato. Potremmo restare qui per cinquantanni, e sarebbe lo stesso: riemergeremmo nella mia residenza sulla Luna e troveremmo tutto immutato, e un ipotetico osservatore non noterebbe alcuna perdita di coscienza, come invece capita con il Can-D: nessuna trance, nessuno stordimento. Be’, forse un batter di ciglia. Una frazione di secondo, voglio concedertelo. — Cos’è che determina la durata della nostra permanenza qui?  — chiese Leo. — Il nostro atteggiamento. Non la quantità assunta. Si può ritornare quando si vuole. Perciò, la dose di droga non deve per forza essere… — Non è vero. Perché è già un po’ che desidero andarmene di qui. — Ma  — disse Eldritch  — non l’hai costruito tu questo… contesto; l’ho fatto io ed è mio. Io ho creato i gluck, questo paesaggio…  — Lo indicò con il bastone.  — Tutte le dannate cose che vedi, compreso il tuo corpo. — Il mio corpo?  — Leo si autoesaminò. Era il suo corpo abituale, familiare, a lui intimamente noto; era suo, non di Eldritch. — Ho voluto che tu emergessi, qui, esattamente come sei nel nostro universo  — disse Eldritch.  — Vedi, questo è l’aspetto che ha attratto Hepburn-Gilbert, il quale, ovviamente, è buddista. Ci si può reincarnare in qualsiasi forma si desideri, o in qualsiasi forma gli altri desiderino per te, come in questo caso. — Dunque, è per questo che l’ONU ha abboccato  — disse Leo. Ora tutto era più chiaro. — Con il Chew-Z si può passare da una vita all’altra, essere un insetto, un insegnante di fisica, un falco, un protozoo, un mixomiceto, un passante parigino nel 1904, un… — Persino un gluck  — disse Leo.  — Chi di noi due è il gluck, allora ? — Te l’ho detto: l’ho creato con una parte di me stesso. Anche tu potresti plasmare qualcosa. Dai, proietta una frazione della tua essenza: prenderà forma da sola. Ciò che tu fornisci è il logos.

DUE PAROLE 

Fra le composizioni decisamente più mistiche dell’autore, Le tre stimmate di Palmer Eldritch esplora con il manto della fantascienza i temi del culto religioso, della percezione della dilatazione del tempo e della distruzione degli idoli. La trama è relativamente semplice, sono invece i risvolti filosofico-psicologici a rendere la lettura interessante. In un futuro dove l’uomo ha espanso il suo dominio su altri pianeti della galassia e in cui la terra è quasi inabitabile a causa delle altissime temperature, due imprenditori si affrontano per la migliore posizione di mercato dei loro prodotti: due tipi di droghe psichedeliche dal potenziale sovrumano. Il Chew-Z e il Can-D sono infatti allucinogeni capaci di trasportare l’entità psichica del suo consumatore ad un livello di realtà corrispondente a un diverso universo, a tutti gli effetti a una nuova vita. Mentre il mercato è monopolizzato dal Can-D commercializzato dalla ditta dell’imprenditore Leo Bulero, sulla terra giunge notizia del ritorno da una galassia lontana dell’imprenditore Palmer Eldritch, il quale ha scoperto e sintetizzato – estraendolo da un lichene spaziale – il Chew-Z un allucinogeno capace di ben altri picchi. Ovvero di quello che, a tutti gli effetti, può essere paragonato ad una transustanziazione. In questo futuro di luoghi inospitali, gli uomini necessitano di evasione dalla realtà. Le droghe risultano dunque fondamentali per la sopravvivenza della speranza. Il Chew-Z più ascetico, più dottrinale e dogmatico dell’antagonista popolare e commerciale del Can-D che, in effetti, consente la libidine orgiastico-consumistica attraverso il corpo feticcio della belloccia Perky Pat e del suo compagno: un Ken e una Barbie di una dimensione lisergica del sogno capitalista. Mentre il Can-D consente esperienze extracorporee collettive, proiettando i consumatori in una comunione spazio temporale in cui possono condividere contemporaneamente il corpo di due persone terrestri che vivono in un luogo paradisiaco (con chiaro riferimento ad Adamo ed Eva), il Chew-Z si rivela assai più potente. Permette infatti di dilatare anche lo spazio temporale trasformando quello che per il consumatore corrisponde a un battito di ciglia ad un periodo temporalmente illimitato. Ma non è il tempo l’unica rivoluzione di cui è capace il lichene. L’universo in cui il consumatore viene catapultato non è altro che la cattedrale del suo despota: Palmer Eldritch. Il consumatore, ovvero sia il singolo, ovvero sia il punto centrale e nucleico del consumismo tecnologico, diviene il nuovo suddito di quell’Universo. Nella dimensione ipnagogica l’uomo non è più in grado di comprendere in quale piano dimensionale (di tempo e spazio) si trovi. Ogni dimensione viene quindi ingombrata dall’ombra di Eldritch e del suo totalitarismo psicologico poiché è impossibile determinare in quale zona della realtà o dell’immaginazione il consumatore si trovi. La graduale impossibilità di capire quale sia la verità si chiarisce anche in chiusura di romanzo dove risulta volontariamente impossibile risalire al discernimento. Il romanzo cerca di lacerare i pilastri moderni dell’umanità: la religione ed il capitalismo. Nel volantino distribuito per la commercializzazione clandestina la punchline del Chew-Z è, non a caso, e per voce di Eldritch stesso: “Dio promette la vita eterna. Io posso fare di meglio; posso metterla in commercio”. Eldritch potrebbe a tutti gli effetti non essere nemmeno un uomo, anzi, è molto probabile che la forma superiore di vita si sia impossessata del “significante” Palmer Eldritch per inoculare il suo significato: una nuova religione totalitaria presentata dai suoi simboli distintivi. Come per le tre fiere dantesche anche le stimmate del Dio imprenditore contraddistinguono i dogmi della dottrina: gli occhi per vedere (la lonza della lussuria e dell’invidia), il braccio per la forza di muscoli meccanici (la superbia del leone) e i denti d’acciaio per sbranare (la cupidigia della lupa).Come nel Faust, chi tocca Palmer Eldritch diventa Palmer Eldritch o, viceversa, anche il diavolo, seducendo, si contamina di una parte della sua vittima. Le entità si fondono, mescolandosi, rendendone impossibile la distinzione. Proprio come avviene fra il confine dell’universo immaginario e la realtà. La realtà, già. Ma quale realtà? In un gioco infinito di scatole cinesi, la realtà non è riconoscibile perché non esiste una Prima Realtà. L’escatologia cristiana viene dunque messa in discussione in maniera destabilizzante. Il concetto di essere sognato da un sogno vale, per analogia, all’essere inserito in un contesto cognitivo, religioso e sensoriale altrettanto traballante e incerto. Più precisamente: altrettanto ricorsivo. Circolare. Vizioso. Il turbine mesmerico degli ultimi capitoli porta sembra quasi suggerire che nemmeno la realtà dominata da Palmer Eldritch potrebbe essere quella fondativa, dominante. Potrebbe esserci, aleatoria e sovrastante, una dimensione ulteriormente più elevata dell’Eldritch-lichene. “Eppure… com’era ostacolato, anche lui, dalle forze del destino, che sembrano trascendere tutte le cose viventi, tanto lui quanto noi”. Una dimensione veramente divina che, in maniera non intelligibile, organizza e orchestra oscuramente anche i movimenti di tutti gli Dei-feticcio. Un romanzo in apparenza confuso, ma di una profondità devastante. Dall’eredità popolare sconfinata pensiamo semplicemente al pilastro fondante di Matrix, preso a piene mani dal testo: “Non è meglio una realtà di sofferenza della più interessante delle illusioni ?”