Flatlandia + Piet Mondrian

Composition in black and white

DAL TESTO
“Osserva quella miserabile creatura. Quel punto è un essere come noi, ma confinato nel baratro adimensionale. Egli stesso è tutto il suo mondo, tutto il suo universo; egli non può concepire altri al di fuori di se stesso: egli non conosce lunghezza, né larghezza, né altezza, poichè non ne ha esperienza; non ha cognizione nemmeno del numero Due; né ha un’idea della pluralità, poihcè egli è in se stesso il suo Uno e il suo Tutto, essendo in realtà Niente. Eppure nota la sua soddisfazione totale, e traine questa lezione: che l’essere soddisfatti di sé significa essere vili e ignoranti, e che è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici.”

“Il mondo è una superficie piana come quella di una carta geografica, sulla quale i flatlandesi scivolano senza sovrapporsi. La loro è una società rigidamente gerarchica: la casta più vile è quella delle donne, semplici righette con sulla punta un occhio, come aghi; viste dall’altro estremo, le donne diventano invisibili, così che a loro basta rivoltarsi per scomparire. Se un maschio per caso si imbatte in una donna, può rimanere trafitto, per ciò le legge impone alle femmine l’obbligo di dimenarsi sinuosamente, senza sosta, per evitare incidenti.”

ORIGINI

Flatlandia – Racconto fantastico a più dimensioni – Edwin Abbott Abbott – 1884 (titolo originale – Flatland: A Romance of Many Dimensions)
Composition in Black and White, with Double Lines – Piet Mondrian – 1934

DUE PAROLE

Flatlandia è un libro geometrico, diviso in due parti. Si addentra nei meandri delle dimensioni spaziali: dal semplice punto, all’infinito. Il genio di Abbott fa parlare un abitante della Flatlandia – terra immaginaria con due sole dimensioni – un quadrato erudito, appassionato di geometria e destinato all’incomprensione che le razze pensanti, e non solo, riservano solitamente ai loro geni, ai visionari, a quegli individui capaci di vedere oltre i limiti. Le barriere che il nostro narratore infrange sono quelle della percezione. Gli abitanti di Flatlandia conoscono solo lunghezza e larghezza. Sono schematici e pieni di pregiudizi, proprio come un abitante di un mondo a quattro dimensioni valuterebbe il nostro modo di pensare, la nostra scienza e la nostra società. Questo è il potere del libro, rivelarci limiti sempre più alti scendendo verso la semplicità dimensionale, idea ripresa parecchi anni dopo dal pittore olandese Mondrian, capace di riassumere su tela la pura essenzialità della vita. Immedesimandosi piatti, poi lineari, poi puntiformi, dunque inesistenti, saremo capaci, stringendo le meningi, di uno slancio di ottimismo in senso opposto. Lettura a dir poco illuminante, ferocemente brillante.

Azerbaijan, 2013

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Deliberata dimostrazione di forza. Il signore ed il fratello, accesi sostenitori di Putin ed ex pugili, si allenano su una delle spiagge più inquinate sulla quale mia sia mai capitato di stare.

Itaca 31 Agosto

Suddenly the journey is over and we got home and my tongue turned red and my eyes aint’t dry. I fall back in my beloved country in a sunny day of summer-end and everything is exactly as it was when I left, peaceful and well known, tame. Apart me. Somewhere, not far from here, a beautiful lady is spinning its web, waiting for my voice and I’m yelling towards the sky: I’m here. I’m full of life, full of primal fluid, fool of foolishness ‘cause I’ve seen too many seas in people’s gazes and I’m wider. And I’m wondering to wander, again. Continua a leggere

Davit Gareja 30 Agosto

L’alba ci ha chiamati più volte senza riuscire a svegliarci. E’ arrivata puntuale, come sempre fa quando decide, ma noi la abbiamo ignorata. Abbiamo goduto della luce modesta che si leva nella camera facendoci cullare come pupi. Siamo agli sgoccioli, è tempo di partire per tornare e siamo pigri, abbiamo dosato le energie al centimetro spremendole fino all’ultima goccia. Siamo consumati. Questa notte inizierà un altro viaggio, tutto si srotolerà nuovamente sotto le coperte più tiepide dello stivale. Continua a leggere

Tbilisi 29 Agosto

Stamattina mi sono svegliato con l’alone di un sogno nella testa. Ero ad un mercato rionale, probabilmente in uno dei paesi che ho visitato in questi giorni, ed osservavo la bancarella di un venditore. Aveva, poco lì accanto, una scatola cartone e ci posava sopra una di quelle macchinine elettriche che girano in continuazione senza mai cadere dalla piattaforma. Quel tipo di macchinine che disegnano gli ingegneri. Le accendi, le posi, loro corrono, arrivano fino al bordo, si sporgono e poi tornano indietro. Continua a leggere

Vardzia 28 Agosto

Si pensa sempre di aver qualcosa da dire in qualsiasi situazione e con qualsiasi persona e in qualsiasi momento. Fondamentalmente, lo si fa perché ci si crea un’opinione su tutto. E grazie a Dio, direi anche. Quando ci capita di sentire qualcuno parlare andiamo per la maggiore verso due casi. “Senti tu questo imbecille che idiozie dice”, nella peggiore, oppure cadiamo nel fascino della parlantina e ne rimaniamo ammaliati. Continua a leggere

Kazbegi 27 Agosto

Una pagina, un libro, o una storia, sono i pianoforti più difficili da suonare. Quando ci si siede alla tastiera, con la melodia che suona chiara in testa, risulta comunque molto difficile stendere tutta quella serie di note senza avere l’impressione di commettere errori. Non parlo di refusi sintattici, né grammaticali. Parlo di una sensazione generale che soltanto chi ha provato ad esprimersi ha sentito. “Sentire”, verbo perfetto, non solo in questo caso. Scrivere comporta un’utopia che la musica non pretende di soddisfare, che è quella della comprensione. Continua a leggere

Tbilisi 26 Agosto

La fatica di dirti, Armenia. La fatica di scriverti e saperti ed esserti passato attraverso come un pensiero nella testa, come polvere sulla strada, come vento nelle gole. E dei tuoi secchi cavalli aver sfiorato le ossa e dei tuoi alti picchi aver misurato l’altezza e delle tue sinuose forme aver goduto le curve e i colori e le vertigini. E dei i tuoi occhi vitrei che galleggiano in un passato di rassegnazione aver sostenuto lo sguardo. Continua a leggere

Yerevan 25 Agosto

L’altro giorno abbiamo avuto un leggero scombussolmento intestinale. La nostra guida cartacea è chiarissima: “In caso di mal di pancia si consiglia di bere molto e assumere liquidi zuccherini al fine di riabilitare l’intestino alle sue funzioni”. Siamo così usciti per andarci a sbronzare. Era, tutto sommato, l’ultima serata utile in Armenia e ne abbiamo colto l’occasione. Fra poco si ripartirà nuovamente e non potremo in alcun modo permetterci futili distrazioni. Continua a leggere