Day 07 – Oradea / Chișcău

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Non mi sono mica dimenticato di misurarmi il naso ma la sveglia suona sempre presto. Questa mattina, come ieri, alle sei iniziamo a prepararci per partire il prima possibile. Ci attende un lunghissimo viaggio verso ovest, verso il parco naturale dell’Apuseni. Per spezzare i quasi trecento km di tragitto, che ci costerà poi più di cinque ore di sola andata, ci fermiamo a Oradea per bere un caffè e sbrigare alcune pratiche amministrative. Continua a leggere →

Day 06 – Gherța Mica

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Ancora non so come faccia tutte le mattine ad arrivare prima del sole. Non gli è mai sfuggito un giorno. Entra nella stanza dove viviamo io e mio figlio e mi lega la coda alla coscia con uno spago. Mentre il sole comincia a spaccare il buio dall’unica finestra rivolta ad est, esce ad abbracciare un mucchio d’erba più grande di lui e me lo porta. Continua a leggere →

Day 05 – Budești

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Si prenda un compasso molto piccolo e una cartina abbastanza dettagliata della contea del Maramureș. Si infilzi la punta del compasso nel paese di Budești e si tracci poi un immaginario confine dal raggio di dieci km intorno a centro. Si immagini infine, con un ultimo grande sforzo fantasioso, una serie di bisettrici casuali dettate dall’assenza di suddetta cartina. Continua a leggere →

Day 04 – Mocanita / Botiza

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Questa mattina non ho fatto in tempo a controllare le dimensioni del naso, la sveglia è suonata prestissimo, alle 4.30. Ci siamo messi in macchina prima dell’alba per raggiungere, in circa tre ore, l’ultima ferrovia a vapore funzionante della Romania. Dalla stazione di Mocanita, partono giornalmente una manciata di treni sgangherati trainati da vere locomotive a legna. Continua a leggere →

Day 03 – Baia Mare / Surdești

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Ieri sera abbiamo rosicchiato la corazza citata ieri. Se la storia di un paese si legge sui libri, la sua eredità si trova invece nelle abitudini della gente e nelle sue tradizioni. Dopo cena la Lavinia ci ha invitato in una discoteca tradizionale, sottolineando marcatamente la differenza con una discoteca qualunque. La discesa nel club è dantesca e una nuvola di fumo torbido creata dalle sigarette degli avventori ci avvolge mentre scendiamo le scale d’ingresso. Continua a leggere →

Day 02 – Săpânța / Sighetul Marmației

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Alle ore diciotto di venerdì 8 agosto l’aereo ad elica della Tarom proveniente da Bucarest ci ha scaricato sulla pista di atterraggio di Satu Mare. Il tempo umido e uggioso e pochi passi per entrare nel microscopico aeroporto a ridosso delle coltivazioni circostanti. Il nastro trasportatore è poco più lungo di un banco salumi, l’uscita informale e nascosta, sembra di essere in ufficio postale dal retrogusto sovietico. Continua a leggere →

Day 01 – Bucarest / Satu Mare

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Prima di iniziare a raccontare qualsiasi viaggio sarebbe opportuno porsi due semplici domande. La prima, il perché scrivere, da accompagnare ad una seconda ancora più insidiosa, il perché viaggiare. Difficile rispondere con precisione ad entrambe; ancor più difficile evitare ogni forma di ipocrisia nell’averle formulate. Una volta incontrate, l’onere di redarre un diario non può che farsi insopportabile. Continua a leggere →

Sonata a Kreutzer + Johannes Vermeer

Johannes Vermeer Ragazzo seduta ad un virginale 1673

DAL TESTO

Eseguirono la “sonata a Kreutzer” di Beethoven. Lo conosce lei il primo tempo, il ‘presto’ iniziale, lo conosce?! gridò addirittura. “Oh, è qualcosa di terribile quella sonata. E specialmente quel tempo iniziale. Del resto, la musica in generale è una cosa tremenda. Ma che cos’è poi? Io non capisco. Cos’è la musica? Che effetto ha su di noi? E perché ha l’effetto che ha? SI dice che la musica abbia l’effetto di elevare l’animo, ma non è vero, sono sciocchezze! E’ certo che un effetto ce l’ha, un effetto terribile, almeno su di me, ma niente affatto nel senso elevato dell’animo. Essa non ha l’effetto di elevare l’animo, e nemmeno di abbatterlo, bensì quello di eccitarlo. Come potrei spiegartelo? La musica mi costringe a dimenticarmi di me stesso, a dimenticare la mia situazione concreta, e mi trasporta in una situazione diversa, che non è la mia; sotto l’inlfuenza della musica mi sembra di sentire ciò che in realtà non sento, di capire ciò che non capisco, di poter fare cose che in realtà non posso fare. Io me lo spiego nel senso che la musica agisce come uno sbadiglio, come una risata: non ho voglia di dormire, eppure sbadiglio se vedo qualcuno che sbadiglia; e così, anche se non c’è nessuna ragione di ridere, io rido se sento qualcuno che ride.

 

ORIGINI

Johannes Vermeer – Ragazza seduta ad un virginale – 1673

Sonata a Kreutzer – Lev Tolstoj – 1889

 

DUE PAROLE

Questo piccolo romanzo di Tolstoj parla, in realtà, assai poco di musica. Opera molto morale (specie nella chiosa che lo scrittore imbastisce a lungo commento allegato), “Sonata a Kreutzer” si scontra con la sempre complessa morale religiosa dello scrittore. Come “galeotto” fu il libro per Paolo e Francesca, qui, sebbene in termini diversi, lo è la bellissima sonata di Beethoven per piano e violino. La gelosia, male incurabile, nonché perno portante della trama, sfocerà in un omicidio, ripercorso dallo stesso assassino, in un lungo viaggio in treno nella propria memoria.

La monaca + Sarah Paxton Bell Dodson

Sarah Paxton Bell Dodson - Meditation of the Holy Virgin 1889

DAL TESTO

“Gli italiani ridono della vita: ne ridono assai più e con più verità e persuasione intima di disprezzo e di freddezza di tutte le altre nazioni. Gli altri popoli ridono di cose e non di persone, come invece fa l’italiano. Una società coesa non può durare se gli uomini sono occupati a deridersi a vicenda e a manifestarsi continuamente reciproco disprezzo. In Italia si perseguitano scambievolmente, si pungono fino al sangue. Non rispettando l’altrui non si può essere rispettati”, e fece una pausa. Poi riprese, lento ma inesorabile, quasi assaporando l’impazienza di James. “Il principale fondamento della moralità dell’individuo e di un popolo è la stima profonda che esso ha di sé e la cura che ha a conservarsela, la sensibilità sul proprio onore. Un uomo senza amor proprio non può essere giusto, onesto e virtuoso. Mazzini, un pensatore intelligente, Dio e Patria, unità repubblicana, uguaglianza dei cittadini, è destinato al fallimento. La visione si arena al contatto con los indios de por acà. L’analfabeta non potrà recepire il suo pensiero.”

 

ORIGINI

La monaca – Simonett Agnello Hornby – 2010

Sarah Paxton Bell Dodson – Meditation of the Holy Virgin –  1889

 

DUE PAROLE

All’interno di una cornice storica rilevantissima per la nascita del nostro paese (i moti siciliani del 48) si svolgono le vicende giovanili di Agata, la bella figlia del nobile maresciallo Padellani, influente personalità del messinese. Durante gli anni più cruciali per la sua educazione sentimentale, a braccetto con un’Italia che deve lottare per la sua unità e maturità, corre il parallelismo di uno spirito tanto ribelle quanto dominato, con forte richiamo ai classici inglesi. Un eroina in perenne tumulto che, come il suo paese, dovrà scegliere se oobedire o rispondere alla rivoluzione che avvampa dentro ella stessa.

Il cappotto + Oskar Kokoschka

Oskar Kokoschka Oude man

DAL TESTO

Akàkij Akàkievic fu portato via e sepolto. E Pietroiburgo rimase senza Akàkij Akàkievic, come se egli non fosse stato mai, né quaggiù né in nessun mondo. Così scomparve e fu sottratta una creatura, da nessuno difesa, a nessuno cara, trascurata da tutti – senza aver nemmeno attirato su di sè l’attenzione del naturalista, il quale pure non tralascia di far accomodare su uno spillo un’ordinarissima mosca, per studiarsela poi al microscopio; una creatura che sapeva sopportare con umiltà beffe da impiegatucci, e nel sepolcro era scesa senza aver fatto nulla di memorabile – ma alla quale, in compenso, sebbene l’estremo termine della vita, era brillato l’ospite luminoso sotto la specie di un cappotto, che seppe resuscitare per un attimo una povera esistenza, sia pure perché la sciagura potesse abbattersi poi più inesorabilmente su di lei, come  si abbatte sulle teste dei forti di questo mondo!
Alcuni giorni dopo la sua morte, capitò in casa, inviato dall’ufficio, un custode con l’ordine per Akàkij Akàkievic di farsi immediatamente vedere: i superiori lo esigevano. Ma il custode dovette tornarsene a mani vuote, adducendo, per tutta risposta, che Akàkij Akàkievic non avrebbe proprio potuto venire; e alla domanda “Perché?” – si esprimeva con le seguenti parole: “Ma così, è già bell’e morto; son quattro giorni che l’hanno sotterrato”.

 
ORIGINI

Oskar Kokoschka – Oude man

Il cappotto – Nikolaj Vasil’evič Gogol‘ – 1842

 

DUE PAROLE

Il cappotto di Gogol è il feticcio della miseria borghese per eccellenza. Questo breve ed indelebile romanzo sarà di ispirazione a tutti i più grandi narratori venuti dopo la sua comparsa. La storia è delle più classiche: la vita insipida di un povero burocrate statale che al fine di sopravvivere al rigido inverno, necessita di rappezzare il proprio tabarro. Alcuni testi già qui presentati, fra tutti “Cuore di cane” di Bulgakov e “La morte di Ivan Ilic” di Tolstoj, risentono in maniera viscerale di questo piccolo capolavoro. Facilissimo riscontrarne l’enorme eredità, divertente cercarne deriva e significato. E’ il racconto dell’uomo che sparisce, una presa di coscienza drammatica – vista con l’occhio sarcastico, brillante ed ironico di Gogol – dello smarrimento e del relativo annichilimento dell’individuo nella società, del suo lento affogare nel sistema che lo circonda, perseguitandolo. Un cappotto. Al pari di uno scheletro, esso annuncerà la maledizione insita nel destino dell’uomo a tutte le generazioni venture.