John Steinbeck – La perla


E, mentre riempiva il paniere, il canto era in Kino, e il ritmo del canto era il suo cuore che batteva divorando l’ossigeno del suo fiato trattenuto, e la melodia del canto era l’acqua grigio-verde e i piccoli animali guizzanti e le nuvole di pesci che lo sfioravano e in un baleno erano scoparsi. Ma dentro il canto, c’era una piccola e segreta canzone appena percettibile e tuttavia sempre presente, dolce e misteriosa e tintinnante, quasi nascosta nella contromelodia, ed era la canzone della perla che potrebbe esserci, perché ogni guscio buttato nel paniere poteva contenere una perla. Le probabilità erano contro di lei, ma la fortuna e gli dei potevano esserle a favore. E nella canoa lì sopra Kino sapeva che Juana recitava la formula magica della preghiera, il volto rigido e i muscoli tesi per sforzare il destino, per strappare la fortuna dalle mani degli dei, giacché della fortuna lei aveva bisogno per la spalla gonfia di Coyotito. E poiché grande era il bisogno e grande il desiderio, quella mattino la piccola melodia segreta della perla che potrebbe esserci era ancora più forte. Intere frasi di questa entravano limpide e carezzevoli nel canto delle profondità marine.

DUE PAROLE

Come il frutto dell’eden, mela proibita del paradiso terrestre, la più grande e bella perla trovata dall’uomo mette di fronte alla disgrazia eterna la famiglia di un trovatore. Kino, sua moglie Juana e il piccolo figlio Coyotito si ritrovano da un giorno all’altro possessori di una ricchezza talmente più grande di loro, talmente corrotta e profonda, da subire una biblica condanna alla tragedia. Nell’ancestralità e nella semplicità di questa poverissima famiglia di pescatori messicani, il dono divino si rivela presto diabolico e sinistro presagio di tragedia. Un romanzo che insegna la dimensione del valore e del contesto, così come è capace di metterci di fronte all’incomprensibile cattiveria umana, agli abissi della sua cupidigia. Dono e flagello di Dio, la perla porta il suo possessore verso un’inesorabile rovina. Un testo emotivamente lacerante che dimostra come a rimettere di tutta questa avidità e bassezze siano sempre e solo gli innocenti.