Knut Hamsun – Fame

Osvaldo Licini, “Amalasunta occhio giallo”, 1950

 

 

DAL TESTO

Perché mi preoccupavo di ciò che dovevo mangiare, di ciò che dovevo bere, del modo di vestire questo miserabile sacco di vermi che chiamano corpo mortale? Non ci aveva già pensato forse il mio Padre celeste come per i passeri del cielo, e non mi aveva forse fatto la grazia di indicare con la Sua mano, me, Suo umile servo? Dio aveva messo un dito nella rete dei miei nervi portando delicatamente un po’ di disordine fra tutti quei fili. Poi aveva ritirato il dito e, guarda un po’, vi erano rimaste attaccate alcune piccole fibre, pezzettini di nervi, di radici. E quel dito aveva lasciato anche il buco aperto, ed era il dito di Dio e a quel dito erano dovute anche le ferite del mio cervello. Ma dopo avermi toccato col dito Dio mi lasciò, non mi toccò più e non mi fece più alcun male; mi lasciò andare in pace col buco aperto. E nulla di male mi verrà da Lui, da Lui che è il signore per tutta l’eternità…

 

DUE PAROLE

La fame di Hamsun è un campanello che suona ogni volta che l’uomo prova ad elevarsi, il costante richiamo alla terra e alla nostra natura mortale di esseri soccombenti. Il peregrinare per Christiania (l’attuale Oslo) del protagonista in preda a personali deliri dettati dal freddo e dalla mancanza di cibo viene raccontato in maniera lisergica e deviata, in costante colloquio con la più lucida follia. “Fame” parla, più che dell’assenza di cibo, di una reale mancanza di speranza intellettuale. “Fame” è una percezione, uno stato di esistenza. Percepibile con il corpo ma sviluppabile dal pensiero. È il nostro privilegio e la nostra croce, una visione leopardiana della vita, giustificata in quei miseri sprazzi di bellezza dal dolore e dalla sofferenza. Lo spiega lo stesso autore in un passaggio illuminante: “Ecco, le cose stanno in questo modo: la mia povertà ha acuito in me certe facoltà al punto che talvolta mi provocano vere sofferenze. Sì, vi assicuro, vere sofferenze, purtroppo. Ma anche questa sensibilità ha i suoi vantaggi. In certe situazioni mi è di aiuto. Il povero intelligente è un osservatore assai più sottile che non il ricco intelligente. A ogni passo che fa, il povero si guarda attorno e tende l’orecchio diffidente da tutte le parole di color che incontra. Ogni suo passo presenta, per così dire, un compito, una fatica ai suoi pensieri e sentimenti. Egli ha l’udito acuto e sensibile, è esperto e ha l’anima segnata da cicatrici”.
Il privilegio di soffrire porta consapevolezza.

 

INFO UTILI

Pag 180, 4 ore e mezza di lettura circa
Letture affini : Max Blecher – Accadimenti nell’irrealtà immediata

 

ORIGINI 

Knut Hamsun – Fame (Sult) – Gli adelphi edizione
Osvaldo Licini, “Amalasunta occhio giallo”, 1950

Harper Lee – Il buio oltre la siepe

mary cassatt Portrait of mrs curry

 

DAL TESTO

“Facciamo un bambino di neve, Jem?”
“No, un vero uomo di neve. Però dobbiamo lavorare sodo!”
Jem corse in cortile, prese la zappa e cominciò a scavare in fretta dietro la catasta della legna, scansando tutti i tarli che trovava. Entrò in casa, ne uscì con il cesto per il bucato, lo riempì di terra e lo portò in giardino.
Quando avemmo a disposizione cinque cesti pieni di terra e due pieni di neve, Jem disse che eravamo pronti e potevamo cominciare.
“Ma non credi che verrà fuori un grande pasticcio?” chiesi.
“Ti sembra adesso”, rispose, “ma non lo sarà, dopo!…”
Radunò una bracciata di terra e, battendola contro le mani, ne fece un monticello sul quale aggiunse altra terra ancora finché non ebbe costruito una specie di tronco umano.
“Jem non ho mai sentito parlare di un pupazzo negro”, dissi.
“Adesso è nero, ma poi vedrai!” borbottò.

 

DUE PAROLE

Romanzo ambientato nell’Alabama degli anni 30. Harper Lee si avvale dello sguardo di Scout, una bimba di nove anni, voce e testimone della narrazione. Nella sua precoce astuzia, accompagnata dal fratello Jem, Scout seguirà le gesta di suo padre, l’avvocato Atticus Finch, alle prese con la difesa di un uomo di colore accusato di stupro. Il microcosmo che racchiude la vicenda è la cittadina di Maycomb dalle tradizioni assai radicate e dal pregiudizio irremovibile. Pilastro della riflessione è il titolo originale dell’opera (come spesso accade, completamente stravolto nella traduzione italiana) “uccidere un usignolo”. Ovvero l’interrogazione sulla natura degli esseri viventi, e sul giudizio che la società, dettata dalla morale, esercita su di loro. La metafora è innescata verso la metà de l romanzo, quando ai due bambini viene regalato un fucile giocattolo con il quale avrebbero la possibilità di uccidere piccoli animali e friguelli. Tutte le quattro figure principali, nel romanzo, arrivano ad affrontare la natura ferale dell’uomo. Lo fa il padre, Atticus, che da giovane fu il migliore tiratore della contea e che da adulto ripudia ogni forma di violenza. Lo fa la piccola Scout, forte della sua innocenza, nel momento in cui tranquillizza il padre per la morte del suo aggressore. Lo fa il signor Ewell, nel rifiuto della sua colpevolezza e nella brutale aggressione ai ragazzini indifesi. Lo fa Tom Robinson, quando quasi vicino alla sua improbabile assoluzione decide di scappare dal carcere perdendo la vita e la remota possibilità di lavare l’accusa che portava tutta la sua comunità. Il messaggio è semplice: sono spesso gli innocenti a rimetterci quando la bestialità e l’istinto primitivo vincono sul nostro intelletto. E il pregiudizio razziale è, purtroppo, ancora  un imprevedibile riflesso da curare.

 

(Si noti che, nei giorni in cui scrivo, il dibattito razziale è quanto mai acceso in America in seguito ai numerosi casi di violenza, abuso e omicidio verso persone di colore da parte della polizia di stato. Solo per citarne alcuni: nel febbraio 2012, un ragazzo di colore disarmato di 17 anni è stato ucciso dalla polizia. l’8 Agosto 2014 un ragazzo di 18 anni di colore non armato è stato ucciso con numerosi colpi di arma da fuoco a Ferguson, ne è scaturita una rivolta cittadina. il 2 marzo 2015 è stato ucciso un senzatetto dalla polizia nel mezzo di una strada di Los Angeles. il 20 marzo  un uomo è stato ucciso sulla porta di casa dalla polizia a Dallas; il 10 Aprile 2015 un poliziotto bianco ha ucciso per sbaglio un uomo nero, senza apparente motivo; Il 28 aprile a Detroit, un ragazzo di colore sospettato di rapina è stato ucciso da un poliziotto. Sempre in Aprile, Baltimora è stata messa a ferro e fuoco da una rivolta cittadina dopo la morte di un ragazzo di colore deceduto a seguito del suo arresto con la spina dorsale spezzata)

 

INFO UTILI

290 pag. – 7 ore e mezza di lettura circa

 

ORIGINI

To kill a mockingbird – Harper Lee – 1960
Mary Cassatt – Portrait of Mrs Curry

Georges Simenon – L’uomo che guardava passare i treni

il treno - fortunato depero 1926

 

DAL TESTO

“Quale motivo ho di continuare a vivere in questo modo?” “Sì, quale? E magari lei si porrà la stessa domanda, magari molto suoi lettori se la porranno. Quale motivo? Nessuno! Ecco quanto ho scoperto riflettendo semplicemente, freddamente, su cose che non si affrontano mai se non da un punto di vista sbagliato.” “Insomma, ho continuato a essere procuratore per abitudine, marito di mia moglie e padre dei miei figli per abitudine, perché non so chi ha deciso che così doveva essere e non altrimenti.”

 

DUE PAROLE

Kees Popinga è un borghese dei più tipici. Lavoro d’ufficio, allegra famigliola, poche ambizioni. Il giorno in cui il capo dell’azienda per cui lavora gli rivela l’imminente fallimento della società e la sua relativa fuga, Kees decide di ribellarsi a quelle leggi non scritte che per così tanti anni hanno dominato la sua esistenza. Finirà con l’amara lezione del fallimento, o della verità, ovvero la consapevolezza (scoperta ironicamente quando rinchiuso in manicomio) del dover sempre e comunque essere dominati da una regola, da un’etica, da dei cardini. Poiché la vita stessa non è che un imposizione. La raffinatezza con cui Simenon solletica questa idea sta nel periodo bravo e ramingo di Popinga, quando braccato dalla polizia per l’omicidio commesso, in un forse troppo scontato richiamo ad una partita di scacchi, il protagonista si accorge di dover venir meno alle sue abitudini quotidiane. Ennesima privazione al favore di una finta libertà. Non è un caso che di punto in bianco, derubato e senza speranza, non riesca nemmeno a cambiarsi il vestito per “diventare” un clochard. L’abito borghese, la maschera, la sua vera prigione. Nemmeno la morte, sua unica scelta ponderata, gli consentirà di esprimere una volontà, visto il goffo sbaglio di binario. Fatidico il commento alle sue memorie. Il vuoto lasciato ne “la verità sul caso Popinga” parla chiaro. La verità è uno spazio incolmabile, ma forse l’unico che possiamo provare a riempire di nostre scelte.

 

SINOSSI SCARNA

  • Kees Popinga trova il capo della sua azienda, Coster Jr., ubriaco al bancone. Quest’ultimo gli confessa l’imminente fallimento della stessa e gli annuncia la sua dipartita fraudolenta fingendo un suicidio.
  • Dopo una giornata domestica isterica, Popinga abbandona la famiglia e scappa su un treno per Amsterdam.
  • Fermandosi a casa della bramata amante del ex capo, rifiutato da quest’ultima, ne commette l’omicidio e scappa per Parigi.
  • Braccato dalla polizia comincia un periodo di vagabondaggio, dormendo spesso con prostitute (senza andarci a letto). Incontra Jeanne Rozier, che lo introduce ad una banda criminale che ne aiuta la latitanza.
  • Rifiutato anche da Jeanne, l’aggredisce sfiorando quasi un secondo omicidio. Solo ed errante per Parigi, scrive alla polizia lettere anonime cercando un’esasperata notorietà.
  • Derubato da una borseggiatore in un bar americano, privo di soldi e speranze, decide di suicidarsi buttandosi sotto un treno, ma fallisce sbagliando binario.
  • Trovato dalla polizia viene prima arrestato e poi trasferito in un manicomio olandese dove apprenderà che moglie e figli, lentamente, cercano di tornare alla vita normale.

 

INFO UTILI

Pag. 203, 3 ore e mezza di lettura circa
opere affini: Corri coniglio, Updike – Il fu mattia pascal, Pirandello – Sostiene Pereira, Tabucchi.

 

ORIGINI

L’uomo che guardava passare i treni – George Simenon – Adelphi (ISBN 9788845908361)
il treno – Fortunato Depero – 1926

Carlo Rovelli – Sette brevi lezioni di fisica

 


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DAL TESTO

Che posto abbiamo noi, esseri umani che percepiscono, decidono, ridono e piangono, in questo grande affresco del mondo che offre la fisica contemporanea? Se il mondo è un pullulare di effimeri quanti di spazio e di materia, un immenso gioco di incastri di spazio e di particelle elementari, noi cosa siamo? Siamo fatti anche noi solo di quanti e particelle? Ma allora da dove viene quella sensazione di esistere singolarmente e in prima persone che prova ciascuno di noi? Allora cosa sono i nostri valori, i nostri sogni, le nostre emozioni, il nostro sapere? Cosa siamo noi, in questo mondo sterminato e rutilante?

 

DUE PAROLE

Un’ottantina di pagine di pura meraviglia. Rovelli spiega, con estrema semplicità, le leggi della fisica che governano l’universo attraverso un viaggio di sette stazioni, dalle galassie ai quanti, ostacolato (ma anche sospinto) dalla nostra fame di sapienza. Un pensiero altissimo, che porta il lettore ad una visione caleidoscopica del tutto, del microscopico e del macroscopico, verso la completa consapevolezza della nostra fragilità. La fermata più delicata del viaggio è proprio la riflessione sull’uomo e sull’umanità. Sul nostro passaggio. Un libro stupendo che mostra quanto la filosofia sia in perfetta simbiosi con la scienza e quanto, sempre di più, la nostra vera ambizione sia quella di porci domande per l’eternità.

 

INFO UTILI 

pag 84, 1 ora e mezza di lettura circa

 

ORIGINI

Carlo Rovelli – Sette brevi lezioni di fisica – 2014 – Adelphi (isbn: 9788845929250)
Vassily Kandinskji – Circles in circle – 1923

 

Antonio Tabucchi – Sostiene Pereira

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DAL TESTO

Ebbene, disse Pereira, è una sensazione strana, che sta alla periferia della mia personalità, e è per questo che io la chiamo limitrofa, il fatto è che da una parte io sono contento di aver vissuto la vita che ho fatto, sono contento di aver fatto i miei studi a Coimbra, di aver sposato una donna malata che ha passato la sua vita nei sanatori, di aver tenuto la cronaca nera per tanti anni in un grande giornale e ora di aver accettato di dirigere la pagina culturale di questo modesto giornale del pomeriggio, però, nello stesso tempo, è come se avessi voglia di pentirmi della mia vita, non so se mi spiego.

 

DUE PAROLE

Il dottor Pereira è un abitudinario incatenato mentalmente al suo passato, alle sue origini e alle sue ferme credenze. Mangia omelette, beve solo limonata zuccherata, legge scrittori francesi dell’ottocento e si professa cristiano. Non prende mai opinioni partigiane. Si potrebbe associare tranquillamente all’immagine del paese che rappresenta. Un Portogallo vecchio e ben educato, che fatica a scrollarsi di dosso il peso di Salazar. Un portogallo che vuole guardare al futuro, che vorrebbe ribellarsi, ma che fatica schiacciato dal peso della tradizione e della cultura moderata. Pereira infatti non solo richiama costantemente il passato parlando al quadro della moglie defunta, ma sembra persino viverci ancora, nel passato, rappresentandolo e sostenendolo. Pereira è la buona morte, la pacifica borghesia, la seria morale che, seppur candida e innocente, dovrà prima o poi affrontare il peso sociale della ribellione. La personalissima rivoluzione del dottor Pereira nasce dall’incontro di un giovane che il giornalista prenderà molto a cuore, trattandolo infine come il figlio che non ha mai avuto. Assuntolo come coadiuvo alla sua pagina culturale del “Lisboa” per preparare tempestivi coccodrilli di grandi scrittori, Pereira trarrà il giovamento necessario alla propria illuminazione. Ironico e simbolico evento, sarà lo stesso Pereira a scrivere il necrologio del giovane Monterio, denunciando l’omicidio del ragazzo sulle pagine fasciste e conservatrici del giornale. Come a voler rimarcare che l’efficacia di qualsiasi ribellione deve saper giungere al vero cuore di una società, ovvero la sua coscienza più borghese, autorevole, pacifica e indecisa. Così che anche il passato possa finalmente ritrovarsi futuro e la morte, di conseguenza, nuova vita.

 

SINOSSI SCARNA

  • Pereira fa la conoscenza di Monteiro Rossi, giovanotto fresco di studi filosofici, tramite un breve articolo sulla morte pubblicato presso un giornale locale.
  • Monteiro Rossi viene assunto come aiutante per la redazione culturale del Lisboa, scrive un paio di coccodrilli anticipati. Pereira non è soddisfatto di come scrive ma si prende a cuore il ragazzo.
    Monteiro Rossi chiede a Pereira di proteggere e nascondere il cugino rivoluzionario. Pereira, in difficoltà, consiglia una pensione anonima.
  • Su suggerimento del medico, Pereira, cardiopatico, passa una settimana di riposo in una clinica talassoterapica fuori città. Conosce il dottor Cardoso, cui diventerà amico e confidente.
  • Di ritorno dalla clinica, dopo parecchi giorni di assenza, Pereira si ritrova nuovamente in casa Monteiro Rossi, probabilmente fuggito dopo qualche atto sovversivo.
  • Un trio di tangheri armati irrompe in casa di Pereira fiutando il tentativo di nascondere il giovane rivoluzionario. I paramilitari fascisti, esagerando, uccidono il giovane in casa di Pereira.
  • Pereira torna al giornalismo di denuncia. Con un trucco fa pubblicare la notizia dell’assassinio del giovane sul suo giornale evitando la censura e scappa.

 

INFO UTILI

210 pag. 3 ore e mezza di lettura circa.

 

ORIGINI

Charles Pollock – self portrait
Antonio Tabucchi – Sostiene Pereira – 1992

Frank Wedekind – Mine-Haha ovvero Dell’educazione fisica delle fanciulle

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DAL TESTO

Vorrei richiamare alla memoria dei contemporanei i brividi di paura che noi tutte una volta abbiamo sentito per il divertimento di un’umanità rozza, sconsiderata, ebbra di voluttà, anche se le sorti violente e impreviste della vita ci fanno ben presto ripensare a quelle paure solo con un ironico sorriso. Forse la società umana non ha torto quando con l’educazione che ci dà impedisce che siano messe praticamente in opera tutte le nostre energie per poi, con una frenetica festa popolare, trasformarci in pochi giorni in creature del tutto diverse; forse commetto un delitto quando oso dire una parola a favore dei sentimenti più delicati che sono per natura innati in tutte noi. Ma quanto più vecchia e quieta divento, tanto meno posso impedirmi di credere che il mondo potrebbe in effetti essere ordinato in modo meno brutale di quanto in realtà non sia. Non voglio far qui delle proposte di miglioramento; ben difficilmente quel po’ di intelligenza che ho potrebbe bastare, e a che servirebbe? Il mondo, di generazione in generazione, proseguirebbe lo stesso nel suo cammino immutabile, e io verrei soltanto fatta segno dell’oltraggioso sarcasmo di tutti quelli che in vita loro non riflettono mai un istante su quello che essi stessi hanno vissuto. Alla fin fine non sarei sicura che, per risparmiarsi una qualsiasi risposta sensata, vecchia come sono non mi dichiarerebbero pazza e mi chiuderebbero in un manicomio. I miei giudici non mancherebbero di trovare appiglio per far questo già solo nel fatto che negli ultimi anni della maturità il mio destino si è configurato in modo così completamente diverso da quello di tutte le altre donne allevate e cresciute con me. Forse mi riuscirà anche difficile, quando sarò arrivata a descrivere quell’epoca della mia vita, convincere il lettore che nell’ordinamento della nostra società, sotto il dominio delle nostre rigide leggi sociali, i conflitti nei quali mi sono dibattuta potessero per una donna anche soltanto presentarsi. Frattanto, forse proprio attraverso queste situazioni incredibili, sono giunta alla superiore visione del mondo che mi fa apparire oggi tutta quanta la nostra civiltà umana come una conquista piuttosto discutibile.

 

DUE PAROLE

Mine-Haha è una parola indiana che significa “acqua ridente”. È il titolo che una vecchia signora sceglie per sigillare le sue memorie. Il manoscritto, ritrovato da uno scrittore che ne introduce brevemente l’esistenza, è un piccolo capolavoro di purezza. Vi si racconta di un collettivo di bambine, ove l’autrice stessa è stata allevata, e del loro addestramento alla percezione del corpo. L’intera narrazione ruota morbosamente intorno alla loro fisicità, all’osservazione e alla “coltivazione” del suo utilizzo. Come in un bianco e incantato circo paradisiaco, le bambine crescono senza alcuna percezione del mondo esterno in un parco-utero che le contiene e protegge. Lo sguardo della testimone è onirico, offuscato nei contorni ma incredibilmente pungente e preciso nei dettagli. L’erotismo latente batte un lontano ritmo che mai arriva a trascendere nella parola. La quotidianità è occupata da esercizi pratici, dall’apprendimento dell’uso di strumenti musicali, dal ballo, la danza e, soprattutto, dalla comprensione della propria esistenza attraverso una corretta impostazione dei fianchi. La favola di Wedekind sembra porre il problema della consapevolezza dell’essere con estremo candore, sottintesa violenza psicologica. La comprensione, la presa di coscienza è verginale, indicibile. Le giovani infatti vengono (senza mai accennarne il motivo) preparate allo spettacolo che sarà infine ingresso nella vita reale, nel mondo esterno. Passaggio che avverrà attraverso il palcoscenico del teatro del parco. Vero e proprio parto nella confusione, nell’apprezzamento altrui, nella realizzazione e nel giudizio.

 

INFO UTILI

150 pagine. 2 ore e 30 di lettura circa.
opere  affini : il giuoco delle perle di vetro – Hesse;

 

ORIGINI

Balthus – three sisters – 1945
Mine-Haha ; ovvero dell’educazione fisica delle fanciulle – Frank Wedekind – 1975 (Piccola biblioteca Adelphi)

Guy de Maupassant – Bel-Ami

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DAL TESTO

Il fatto è, mio caro amico, che un uomo innamorato, be’, io lo cancello dal novero dei vivi. Diventa cretino, ma anche pericoloso. Per cui smetto istantaneamente qualsiasi rapporto di familiarità con chiunque mi ami o pretenda di amarmi d’amore, innanzi tutto perché mi annoiano, e poi perché ne diffido come di tanti cani idrofobi che potrebbero entrare in crisi da un momento all’altro. Li metto quindi in quarantena morale fino alla guarigione completa. Non lo dimentichi. So bene che per lei l’amore è una specie di appetito, mentre per me sarebbe invece una specie di… di… comunione delle anime, cosa che non rientra nella religione degli uomini! Lei, ne comprende la lettera, io, lo spirito.

 

DUE PAROLE

Scopro, dalla piccola nota in calce, che fu Turgenev a far scoprire Mauspassant al grande Tolstoj. Quest’ultimo dice una cosa molto interessante in riferimento alle tre fondamentali caratteristiche che un bravo scrittore dovrebbe avere: Il rapporto morale con l’opera; il talento, e la sincerità di ciò che descrive. Senza ripetere la sua stessa analisi, concordo nel riconoscere a Maupassant un talento innato, una facilità di prosa incredibile e affascinante, fresca, ariosa. La stessa, però, è a mio avviso leggermente artefatta e visibilmente tornita. Pur riconoscendo il talento dunque, mi è parso di trovare in Maupassant un lato artigianale, di un narratore più dotato di mestiere che di genio. Il protagonista del suo romanzo, Georges Duroy, è l’arrampicatore sociale per antonomasia. Partito dalla miseria, sfruttando li buon viso d’un vecchio compagno d’armi (al quale poi soffierà la moglie), il giovano squattrinato entra nell’alta società parigina attraverso il giornalismo. Mira in alto. La sua ascesa si basa su due caratteristiche. Quello della mignatta, ossia la sanguisuga, che si unisce all’entità più sane e dotate fino a succhiar loro l’ultima goccia di sangue, ed infine, a sostituirvisi. E la menzogna, forse anche ingenua menzogna, fornita da un cieco arrivismo. Privo d’ogni scrupolo. Maupassant fa così confessare il suo personaggio “Sarei un bel cretino a farmi cattivo sangue. Ciascuno per sé. La vittoria è degli audaci. E tutto è solo egoismo. Ma l’egoismo per l’ambizione e il successo vale certo più di quello per le donne e per l’amore”. Duroy, in realtà, non è che un’icona. Mai sembra accorgersi e prendere coscienza di quello che gli accade. Nelle poche volte che il giovane si rende conto dei progressi fatti, il procedimento avviene, passivamente, sempre di fronte ad uno specchio. Come se, senza aiuto esterno, egli fosse totalmente privo di dimensione di se stesso. La sua caratterizzazione infatti non è altro che un simbolismo. Come in una scena critica del romanzo, Duroy viene paragonato, per somiglianza visiva, al Gesù che cammina sulle acque raffigurato in un costosissimo quadro dell’epoca. Egli ne rappresenta un sottile parallelismo, ne richiama la finissima irrealtà. Blasfemia? Affatto. Il mito di Cristo, la sua misericordia, hanno gli stessi tratti dello spietato giovane che, effettivamente, incarna valori totalmente antitetici. Questo è il punto più profondo dell’opera e il grande messaggio di questo romanzo. La spietatezza, l’avarizia, l’arroganza, hanno la stessa intoccabile eternità della sofferenza e della misericordia. Sono insiti nella natura umana. Meteore pronte a ripresentarsi in ogni tempo ed in ogni società.

 

SINOSSI SCARNA (Sconsigliata per chi non avesse letto il romanzo)

  • Georges Duroy, squattrinato operaio delle ferrovie parigine, incontra Forestier, un suo vecchio commilitone ora diventato giornalista che lo introduce in redazione.
  • Dopo essersi licenziato dal vecchio lavoro, aiutato dalla moglie di Forestier, scrive il suo primo articolo per il giornale
  • Inizia una relazione adulterina con la signora Clotilde de Marelle, amica di famiglia
  • Non sazio, Duroy si dichiara alla signora Forestier, moglie del suo amico, che lo rifiuta e gli suggerisce di corteggiare la moglie del loro capo redazione, la signora Walter
  • Pubblicamente offeso, Duroy regola a duello, uscendone illeso. Litiga e riallaccia con l’amante de Marelle.
  • Gravemente malato, muore il suo amico Forestier. Ancor prima del funerale, si dichiara nuovamente alla vedova Forestier, Madeleine, che dopo alcuni mesi di indecisione, accetta l’offerta e lo sposa. Cambia nome nel finto e più nobiliare cognome di “Du Roy”
  • Duroy prende in tutto e per tutto il posto di Forestier. Seduce la signora Walter, la più casta del gruppo. Tutti cominciano a schernirlo per la somiglianza con il defunto marito della moglie.
  • Il vecchio Vaudrec, amico intimo di Madeleine, che lascia una cospicua eredità alla coppia. Duroy insiste per farsene riconoscere metà del totale e l’ottiene.
  • Stufato velocemente della relazione con la Walter trova espedienti per chiudere la storia. Intanto sviluppa interesse per la figlia dei Walter, Suzanne, alla quale si dichiara. Nel mentre i Walter, in seguito a grossi cambiamenti politici nel paese, diventano incredibilmente ricchi.
  • Fiutando che Madeleine lo tradisse, organizza un’imboscata covata per mesi. Trova in flagrante la moglie e il ministro degli esteri e li denuncia. In un colpo solo ottiene le dimissioni dell’odiato ministro e il divorzio dalla moglie.
  • Consapevole della contrarietà dei Walter (specie della sua ex amante) alla sua relazione con Suzanne, Duroy rapisce la giovane. Per non creare scandalo e gettare disonore sulla figlia, il sig. Walter accetta di dare Suzanne in sposa a Duroy, pur consapevole della sua scaltrezza.
  • Duroy e Suzanne si sposano in pompa magna benedetti dal Vescovo.

 

ORIGINI

Guy de Maupassant – Bel-Ami – 1885 (Osca Mondadori, ISBN 9788804480563)
John Singer Sargent – Léon Delafosse

 

INFO UTILI

330 pagine , 6 ore e mezza di lettura circa
Opere affini : il rosso e il nero, Stendahl

Beppe Fenoglio – La favola delle gue galline

La favola delle due galline - Fenoglio

 

DAL TESTO

Quella stessa notte, quello stesso lupo a cui Chica era sfuggita con tanta abilità e fortuna, era ritornato sui suoi passi e aveva scoperto la casetta del fico selvatico. Con una zampata la staccò dal tronco e la rotolò in mezzo alla radura. Con gli artigli e coi denti la schiodò, la sfondò, mente Tuja di dentro urlava e invocava la sorellina Chica. Un’ultima scardinata e Tuja fu fuori, alla mercé del lupo. Il quale fece “Oh!” e la divorò.

 

DUE PAROLE

Micro libretto con due fiabe per bambini. La prima, introdotta dalla figlia Margherita, parla di due sorelle galline molto umane. Tuja e Chica. Quest’ultima, cacciata da Tuja, scappa alle fauci di un lupo che, tristemente, sarà poi il carnefice della gallina sicura e arrogante. Una diluita morale cristiana, una legge del taglione morale, propria per l’istruzione dei bambini.
La seconda fiaba. Un bimbo, Paolo, sorrido, dedito a rubare spicci ai genitori.
Un bel regalo per la piccola Margherita da parte del grande scrittore di Alba.

 

ORIGINI

La favola delle due galline – Beppe Fenoglio – (einaudi tascabili – Isbn: 9788806193287)
Illustrazione presente nel romanzo di Alessandro Sanna

 

INFO UTILI

30 minuti di lettura circa, 50 pag

D. H. Lawrence – L’amante di Lady Chatterley

oscar ghiglia ritratto di gioconda papini

 

DAL TESTO

E le sembrò di essere come il mare, nient’altro che onde buie che si sollevavano e s’agitavano, s’agitavano fino a gonfiarsi, finché tutta l’oscurità che era in lei entrò in movimento, e si sentì come l’oceano che faceva ondeggiare la sua massa buia e muta. E in fondo, dentro di lei, gli abissi si dividevano e rotolavano via separatamente in lunghe ondate che fuggivano lontano, e sempre, nella parte più viva di lei, gli abissi si dividevano e rotolavano via, dal centro di quel dolce sprofondare, e mentre chi la faceva sprofondare andava sempre più giù, più in basso, lei si dischiudeva sempre di più, sempre di più, e più alti erano i cavalloni che rotolavano via verso qualche spiaggia lontana, scoprendola, e più intimamente la penetrava il palpabile ignoto, sempre più distanti da lei rotolavano le onde del suo sé, abbandonandola, finché all’improvviso, in una dolce rabbrividente convulsione, il vivo del suo plasma fu toccato, si sentì toccata, erano al culmine, e si dissolse. Si era dissolto, non era più, ed era nata: una donna.

 

DUE PAROLE

Indubbiamente il romanzo “rosa” più bello e profondo che abbia letto. All’apparente superficialità dei sentimenti di ribellione e passione viscerale, con l’intrigo classico di una delle più scontate e conosciute storie d’amore – il tradimento – si intesse una prosa elegantissima capace di elevare il testo ad un punto di puro piacere narrativo. A differenza della maggior parte delle grandi storie di infedeltà (paragoniamo, tra gli esempi eclatanti, la Karenina o la Bovary), “l’amante di Lady Chatterley” sposta il fulcro d’analisi emotiva (la lente con cui leggere il codice) dal sentimento alla pornografia, scrutando la complessità dei sentimenti e dello stesso animo umano ad un livello sottostante, ugualmente profondo ed efficace. Quando dico “romanzo rosa” mi riferisco dunque a questa finta superficialità d’impatto, più volte ribadita dal guardiacaccia Mellors durante i riposi post-orgasmici. Il motivo, a mio avviso, è il volontario ritorno alle quelle origini cui tutta la società del primo novecento, sommersa dalle grottesche ideologie politiche, e avviata alla devastante alienazione dell’umanità dettata dall’industrializzazione, stava andando incontro. In un passaggio fondamentale, Lawrence esplicita questo concetto tramite il guardiacaccia Mellors, virile e fragile simbolo del verace-vecchio uomo sconfitto. “Non hanno più spina dorsale. Le macchine, il cinema e gli aeroplani gli stanno succhiando via quel poco che gli rimane. Credimi, ogni generazione ne crea una più smidollata, con gomma al posto dell’intestino e gambine e visini di tolla. Gente di tolla. È una specie di bolscevismo continuo che uccide l’umanità e ti fa adorare le macchine. Denaro, denaro, denaro! Tutto il mondo attuale gode solo nell’uccidere i sentimenti dell’uomo e fare polpette di Adamo ed Eva. Sono tutti uguali. Il mondo è tutto uguale: uccide la realtà umana, una sterlina per ogni prepuzio. Due sterline per ogni paio di coglioni. Che cos’è la figa se non una macchina per chiavare! È tutto uguale. Si paga per tagliare via il cazzo al mondo. Paghiamo, paghiamo perché succhino via il midollo spinale all’umanità e non rimangano che macchine che girano a vuoto.”
Non è un caso che Clifford, il signor Chatterley appunto, sia un arricchito paralitico guadagna, direi meglio si alimenta, di due fonti principali: lo sfruttamento dei minatori delle midlands e la letteratura. Egli può deambulare soltanto grazie ad una sedia a rotelle meccanica a motore (avanguardistica per i tempi) e, ovviamente, è biodo, pallido ed impotente. È così che Connie, ingenua schiava dell’umanità, sceglie di spezzare le sue catene con lo stereotipo opposto. Non tanto l’uomo che per caratteristiche risulta la perfetta antitesi del marito, quanto l’uomo capace di evirarsi quel corrosivo cancro delle nuove generazioni, la perdita di istinto primordiale, che così chiosa: “Io sono per la consapevolezza della fisicità tra gli esseri umani e per il contatto della tenerezza. E lei è la mia compagna. Ed è una lotta contro il denaro, le macchine e gli ideali insensibili e bestiali del mondo. E lei mi aiuterà nella lotta. Grazie a Dio ho una donna.”

 

SINOSSI SCARNA (sconsigliata se non si è letto il romanzo)

Connie (Lady Chatterley), vive con il marito Clifford, ricco e infermo.
Connie inizia una breve relazione fedifraga con Michaelis, amico di Clifford e scrittore teatrale.
Clifford preme per avere un figlio da Connie, anche se impossibilitato.
Connie conosce il guardiacaccia della tenuta Chatterley: il signor Mellors.
La signora Bolton viene assunta per aiutare Connie nella cura del marito paralitico.
Mellors e Connie scopano per la prima volta.
La signora Bolton scopre la loro relazione.
Hilda, sorella di Connie, prepara un viaggio a Venezia con lei. Fa anche la conoscenza di Mellors.
Mentre Hilda e Connie sono a Venezia. La moglie abbandonata di Mellors, Bertha, torna pretendendo di rimettersi con lui.
Scoppia confusione nella tenuta. Mellors viene additato di tradimento e viene licenziato.
Connie, in dolce attesa di Mellors, torna da Venezia e comunica a Clifford di volerlo abbandonare.
Clifford inizia una relazione platonica con signora Bolton.
Clifford e Connie si spiegano. Lei dice di essere incinta e che aspetta un bimbo da Mellors, fugge in Scozia.
Mellors scrive una lettera a Connie in attesa dei futuri sviluppi.

 

ORIGINI 

Oscar Ghiglia – Ritratto di Gioconda Papini
David Herbert Lawrence – L’amante di Lady Chatterley (grandi tascabili Newton – isbn: 9788854119208)

 

INFO UTILI

303 pagine, 7 ore e mezza di lettura, circa.
Opere affini: Madame Bovary, Flaubert – Anna Karenina, Tolstoj