Il piacere – Gabriele D’Annunzio

Virgilio socrate achille funi - nudo con drappeggio 1940

 

DAL TESTO

Un fenomeno assai frequente, nelle società moderne, è il contagio del desiderio. Un uomo che sia stato amato da una donna di pregi singolari, eccita nelle altre l’immaginazione; e ciascuna arde di possederlo, per vanità e per curiosità, a gara. Il fascino del Don Giovanni è più nella sua fama che nella sua persona. (…) La gente volgare non immagina quali profondi e nuovi godimenti l’aureola della gloria, anche pallida o falsa, porti all’amore. Un amante oscuro, avesse anche la forza di Ercole e la bellezza d’Ippolito e la grazia d’Ila, non mai potrà dare all’amata le delizie che l’artista, forse inconsapevolmente, versa in abbondanza negli ambiziosi spiriti femminili. Gran dolcezza dev’essere per la vanità di una donna poter dire: In ciascuna lettera ch’egli mi scrive è forse la più pura fiamma del suo intelletto a cui mi riscalderò io sola, in ciascuna carezza egli perde una parte della sua volontà e della sua forza; e più alti sogni di gloria cadono nelle pieghe della mia veste, ne’ cerchi che segna il mio respiro!

 

DUE PAROLE

La viziosità della nobiltà romana di fine 800 è il perimetro in cui si sviluppano le vicende del Conte Andrea Sperelli. Dopo un’intensa (e ovviamente fedifraga) relazione con Elena Muti, nobildonna di rara bellezza e voluttà, il giovane protagonista cerca di soffocarne il ricordo coltivando l’amore per Donna Maria Ferres, moglie del ministro del Guatemala. Distrutto dall’inarrestabile sentimento ancora provato per la prima, invischiato in una serie sempre più gravosa di bugie nei confronti della seconda, e a se stesso, lo Sperelli trasforma frustrazione e dolori sentimentali in un trascendente corteggiamento capace di condurre all’abbandono completo di Donna Maria nei suoi confronti. Devastato dall’amore non corrisposto della Muti, diventata in seguito signora Heathfield, che scoprirà poi essersi concessa persino ad un suo amico, Andrea Sperelli arriva a rovinare l’idillio con la Ferres gridando il nome della reale desiderata durante un momento di profonda intimità. Mentre davanti ai suoi occhi Roma scorre, assieme a tutta la sua bellezza, l’uomo rimane vuoto, empio, succube: solo. In un pallido parallelismo con la “Fosca” di Tarchetti, anche in questo romanzo il protagonista è portato a comprendere il senso della dualità attraverso il corpo della donna. Le profondità psicologiche de “il Piacere”, però, non sono così profonde ed ancestrali, sebbene il richiamo del constante duello fra sacro e profano (si pensi alla figura liliale della Ferres contrapposta a quella laida della Heathfield) richiami l’eterna lotta intestina tra il bene e il male che gorgoglia in ognuno di noi. A scontrarsi, qui, sono la borghesia e la nobiltà. Quest’ultima, tradita e forse distrutta per sempre dall’arrembante voluttà della borghesia perirà nella più profonda delle delusioni. Un miraggio tanto facile da conquistare quanto sfuggevole, passeggero e mercenario. Una chimera, una bandiera al vento, la peggiore di tutte le puttana.

 

INFO UTILI

325 pagine, circa 7 ore di lettura.

 

ORIGINI

Il Piacere – 1889 – Corriere della sera i grandi romanzi italiani (ISBN 9771129085155)

Virgilio Socrate Achille Funi – Nudo con drappeggio – 1940

Samuel Beckett – Finale di partita

burdened children paul klee

 

DAL TESTO

Nella mia casa. Un giorno sarai cieco. Come me. Sarai seduto in qualche luogo, un piccolo pieno perduto nel vuoto, per sempre, nel buio. Come me. Un giorno dirai a te stesso, sono stanco, ho fame, ora mi alzo e mi preparo da mangiare. Ma non ti alzerai. Dirai a te stesso, ho fatto male a sedermi, ma visto che mi sono seduto resterò seduto ancora un poco, poi mi alzerò e mi preparerò da mangiare. Ma non ti alzerai e preparerai da mangiare. Guarderai il muro per un poco, poi dirai a te stesso, ora chiuderò gli occhi, forse dormirò un poco, dopo andrà meglio, e li chiuderai. E quando li riaprirai il muro non ci sarà più. Intorno a te ci sarà il vuoto infinito, tutti i morti di tutti i tempi non basterebbero, risuscitando, a colmarlo, e sarai come un sassolino in mezzo alla steppa. Sì, un giorno saprai cosa vuol dire, sarai come me, solo che tu non avrai nessuno, perché tu non avrai avuto pietà di nessuno e non ci sarà più nessuno di cui aver pietà.

 

DUE PAROLE

Nella classica aridità scenografica, nell’ostentato rifiuto del superfluo (non solo per l’unico atto della commedia, ma anche per l’incisività delle battute) tre personaggi provano a portare in scena una riflessione, o metafora, della nostra esistenza. In un rapporto edipico proprio del gioco degli scacchi il padre/re Hamm cerca ottusamente di convincere il figlio/pedone Clov. La cecità, ancor più del non senso, regola ogni tipo di risposta. Solitudine, dolore, dubbio, sono la nostra piccola stanza dove viviamo e mettiamo in scena la nostra tragedia. Il nostro stesso mondo che, ostinatamente, non vogliamo abbandonare.

 

INFO UTILI

50 pagine circa, 1 ora scarsa di lettura.

 

ORIGINI

Samuel Beckett – Finale di partita (Fin de partie)  – Einaudi collezione di teatro
(ISBN 9788806116880)

Paul Klee – Burdened children

Nikolai Černyševskij – Che fare?

august egg

 

DAL TESTO

È noto come un tempo si risolvessero queste situazioni. Un angelo di ragazza in una famiglia detestabile; le si mette per forza alle costole un arnesaccio ch’ella non può sopportare; a poco a poco, l’arnesaccio diventa un uomo passabile, né buono né cattivo; la ragazza si avvede un bel giorno che tra una famiglia come la sua e un adoratore di quella fatta, il minore dei mali è costui, e si decide a farlo felice. Sulle prime, è presa dalla nausea, quando viene a sapere che cosa voglia dire la felicità senza amore; ma il marito è obbediente, l’abitudine attutisce le sdegnose ribellioni, ed ella diventa una buona signora, vale a dire, una donna, per se stessa non cattiva ma che è venuta a patti con la turpitudine. Si adatta, non protesta più, vive e lascia vivere. Così accadeva un tempo, quando non c’era abbondanza di gente per bene.
Ma oggi questa sorta di gente cresce di anno in anno, si conosce, s’intende, e verrà un giorno in cui s’intenderà anche meglio, visto che tutto il mondo ne sarà popolato. Allora, la vita sarà poco meno che felice.
Ed è proprio per questo che io narro la vita di Vera, cioè di una donna che fu delle prime a trovarsi in tali condizioni. I primi casi hanno sempre un interesse storico.

 

DUE PAROLE

Come per casa di bambola di Ibsen, “Che fare?” rappresenta un romanzo cruciale per il moto di indipendenza del genere femminile e per il ruolo della donna nella società. Ironicamente, scritto anch’esso da un uomo. La storia delle passioni e della formazione sentimentale della giovane Vera, prima promessa ad un ricco rampollo di Pietroburgo, poi sposata con il saggio Lopuchov, e infine nuovamente maritata con il miglior amico di quest’ultimo, il medico Aleksandr Kirsanov. A differenza dell’altra donna per eccellenza del 900 russo, la Karenina, la protagonista descritta da Černyševskij non soffre della disgrazia piombatale addosso dal cielo. Gli amori che sviluppa, rasentano sì l’irrazionalità, ma vengono sempre incubati, sviluppati, e soprattutto accettati con successivi gradi di ponderazione. Se la Karenina soffre di una disgrazia infinita, di quella potenza inumana e inarrestabile, Vera somatizza ogni passo dell’amore con precisione scientifica, propria dei compagni che affiancano la sua esistenza. Il riconciliamento finale è una catarsi sociale, non solo personale. Invece del suicidio sotto l’inarrestabile locomotiva del progresso, Černyševskij sceglie il lieto fine per tutti i suoi protagonisti. Un evidente auspicio rivolto al futuro nel voler accettare la natura dell’amore ancora prima di quella della donna.

 

INFO UTILI

258 pagine, 4 ore di lettura circa.
Opere affini/collegate:
Casa di bambola – Ibsen, L’amante di Lady Chatterley – D.H.Lawrence, Anna Karenina – Tolstoj

 

ORIGINI

Černyševskij – Che fare? (Что делать?) – i grandi libri garzanti (ISBN 9788811360520)

Boris Pasternak – Il dottor Živago

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DAL TESTO

“Ma nel tempo, sempre la medesima vita, incommensurabilmente identica, riempie l’universo, a ogni ora si rinnova in innumerevoli combinazioni e trasformazioni. Ecco, voi vi preoccupate se risorgerete o meno, mentre siete già risorta, senza accorgervene, quando siete nata.
“Sentirete dolore? Sente forse il tessuto la propria dissoluzione? Cioè, in altre parole, che sarà della vostra coscienza? Vediamo. Desiderare coscientemente di dormire è insonnia garantita, tentare coscientemente di avvertire il lavorio della propria digestione è esattamente voler perturbare la sua innervazione. La coscienza è un veleno, un mezzo di autoavvelenamento per il soggetto che la applica su se stesso. La coscienza è luce, proiettata al di fuori e che illumina la strada davanti a noi, perché non si inciampi. La coscienza sono i fari accesi davanti alla locomotiva che corre. Rivolgete la loro luce all’interno e succederà una catastrofe.
“Dunque, che sarà della vostra coscienza? Della vostra. La vostra, voi, cosa siete? Qui sta il punto. Guardiamo meglio. In che modo avete memoria di voi stessa, di quale parte del vostro organismo siete cosciente? Dei vostri reni, del fegato, dei vasi sanguigni? No, per quanto ricordiate, di voi vi siete sempre accorta in un estrinsecazione, in un atto, nelle opere delle vostre mani, in famiglia, fra gli altri. E ora state bene attenta. L’uomo negli altri uomini, ecco che cos’è l’anima dell’uomo. Ecco cosa siete voi, ecco che cosa avete respirato, si è nutrita, si è abbeverata per tutta la vita la vostra coscienza. Della vostra anima, della vostra immortalità, della vostra vita negli altri. E allora? Negli altri siete vissuta, negli altri resterete. Che differenza fa per voi se poi ciò si chiamerà memoria? Sarete ancora voi, entrata a far parte del futuro.
“Un’ultima cosa. Non c’è nulla di cui preoccuparsi. La morte non esiste. La morte non riguarda noi. Ecco, voi avete parlato di talento, questa è un’altra cosa, una cosa nostra, scoperta da noi. E il talento, nella sua nozione più lata, è il dono della vita.

 

INFO UTILI

tempo di lettura 13 ore e mezza circa

 

ORIGINI

Boris Leonidovič Pasternak – Il dottor Živago – 1957
Universale economica feltrinelli (ISBN 9788807883767)

Walter Emerson Baum South Side, Easton – 1946

Manuale pratico di giornalismo disinformato – Paolo Nori

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DAL TESTO

 Che io, gli altri, sono uno che non ci sta molto attento, agli altri, che in generale, a me, gli altri, dopo ci sono delle eccezioni, rare, ma gli altri, a me, in generale, con rispetto parlando, mi stanno un po’ sui maroni, anche quelli che non conosco e lui mi ricordo che era stato gentile e mi aveva fatto dei complimenti, ma belli, garbati, e a me succedeva sempre così, che quando mi facevano dei complimenti, anche belli, e garbati, io pensavo “Eh, certo, come no”.
E nella mia testa mi dicevo “Te mi fai i complimenti, anche belli, e garbati, perché non mi conosci, se mi conoscessi, altro che dei complimenti, che mi faresti”.
E avevo messo giù il telefono, avevo aperto il quaderno per segnarmi questa telefonata, avevo preso una penna, mi ero messo a scrivere, e quando mi mettevo a scrivere, in quel periodo lì, quando prendevo degli appunti e vedevo la mia grafia, quasi sempre mi dicevo “Ma guarda che bella grafia Ma chi è che scrive così bene, ma sono io?” E mi davo un bacio sulle mani pensando che ero proprio io, a scrivere così, e mi rimettevo a lavorare con impegno per essere degno di me.

 

DUE PAROLE

Seguo Paolo Nori e il suo blog da parecchio tempo, ormai, e leggere questo componimento a incastro (conoscevo già la maggior parte dei pezzi poi riportati nel romanzo) mi ha divertito, portandomi agli occhi il metodo artigianale dell’autore. Quotidiana raccolta di pensieri (come lui stesso dice nel libro, si può vivere solo nella quotidianità) ricucita e impacchettata in una cornice assolutamente posticcia, ovvero un finto romanzo giallo. Pensiero, fra i principali rintocchi di campana (se c’è un rintocco, è di campana), portante è l’esistenzialismo che, come ha espresso un famoso poeta della Guyana Belga di nome Montale, in una sua famosa poesia, suona più o meno così “Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, / sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. / Codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”
INFO UTILI

200 pagine, 2 ore e mezza di lettura circa

 

ORIGINI

Manuale pratico di giornalismo disinformato – Paolo Nori – Marcos Y Marcos (ISBN 9788871687315)

Antonio Ligabue – Autoritratto

Due – Irène Némirovsky


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DAL TESTO

Antoine entrò in camera sua mentre lei si vestiva: aveva deciso di indossare un abito di pizzo nero e una collana di giada. Tutti erano concordi nel dire che dopo il matrimonio Marianne era dimagrita e impbruttita; lei stessa se ne rendeva conto e ne era molto amareggiata. Guardò Antoine con aria preoccupata:
“Mi trovate brutta?”
“Ma no” disse lui con sincerità, perché già aveva smesso di vederla.
Un marito e una moglie non vedono i lineamenti l’uno dell’altro, non compiono quel lavoro mentale che consiste nel paragonare di continuo l’immagine rimasta nella memoria e quella che hanno davanti agli occhi in quel preciso momento. Guardano il sorriso e non il disegno della bocca, l’espressione e non la forma degli occhi, e quessto per dieci, quindici anni… Poi, ad un tratto, una sera, una sera come le altre, lui legge, lei cuce, e uno dei due alza gli occhi; l’altro, sentendo quello sguardo su di sé, forse domanderà: “Che c’è? Che hai?”. Il primo risponderà: “Niente”, oppure: “Ti amo”, o qualcosa di altrettanto automatico, ma in realtà, per un attimo, l’uomo o la donna hanno realmente visto, e a volte hanno dovuto fare un impercettibile sforzo per riconoscerlo, il volto di chi condivide la loro vita.

 

DUE PAROLE

L’intimità di visione della Némirovsky è paralizzante. La dote, prodigiosa, di saper descrivere con una puntualità spiazzante quelle piccole verità della vita, ma soprattutto dell’amore, che caratterizzano la dimensione umana. Due, il numero che esprime unione, diventa l’asse di partenza dell’universo che gravita attorno all’unione stessa. Gli adulteri della coppia, che diventano trama e corpo vero e proprio del romanzo, si espandono in una continua dilatazione per tornare, infine, nel loro stabile punto originale.

 

INFO UTILI

237 pagine, 3 ore e mezza di lettura circa

 

ORIGINI

Due – Irène Némirovsky  – Gli Adelphi (ISBN 9788845927195)

Jawlensky and Werefkin – Gabriele Munter

David Eggers – Il cerchio

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DAL TESTO

Alle dieci, proprio quando cominciava a stancarsi, e occupava il 2188 posto, ebbe la rivelazione che era giovane, giovane e forte, e che, se avesse lavorato per tutta la notte, una notte intera senza chiudere occhio, sarebbe riuscita a raggiungere i T2K mentre tutti gli altri giacevano addormentati. Si rinvigorì con un bibita energetica e un pugno di vermi gommosi, e quando lo zucchero e la caffeina entrarono in azione si sentì invincibile. Il terzo schermo dell’Inner-Circle non bastava. Aprì il feed dell’Outer-Circle e cominciò a processarlo in scioltezza. Continuò, registrandosi per qualche altro centinaio di feeddi Zing, e partendo da un commento per ciascuno. Presto arrivò a 2012, e qui stava davvero incontrando una forte resistenza. Postò 33 commenti in un sito che testava prodotti e scese a 2009. Si guardò il polso sinistro per controllare come reagiva fisicamente ed ebbe un brivido di eccitazione quando vide come aumentavano i battiti del suo cuore. Era padrona della situazione e doveva fare di più. Il totale delle statistiche che stava seguendo era appena 41. C’era il numero di risposte esaurite durante il giorno fino a quel momento, 221, e il numero di richieste processate fino alla stessa ora del giorno prima, 219, e la media delle sue risposte, 220, e delle risposte degli altri pivelli:198. Sul secondo schermo c’era il numero di messaggi che aveva letto, 239, e il numero di messaggi ai quali aveva risposto, 88. C’era il numero di inviti recenti a eventi promossi dal Cerchio, 41, e il numero di quelli cui aveva aderito,25. C’era il numero complessivo dei visitatori dei siti del Cerchio per quel giorno, 3,2 miliardi, e il numero di pagine viste, 88,7 miliardi. C’era il numero di suoi amici in Outer-Circle, 762, e le richieste di coloro che volevano diventare suoi nuovi amici alla quali non aveva ancora risposto, 27. C’era il numero di zinger che seguiva, 10.242, e il numero di quelli che seguivano lei, 18.198. C’era il numero di zing non letti, 887. C’era il numero di zinger che le erano stati suggeriti, 12.862. C’era il numero delle canzoni della sua biblioteca digitale, 6877, il numero degli artisti rappresentati, 921, e, in base ai suoi gusti, il numero di quelli che le erano stati raccomandati: 3408. C’era il numero di immagini nella sua biblioteca, 33.002, e il numero di immagini che le erano state raccomandate, 100.038. C’era il numero dei membri del personale presenti nel campus quel giorno, 10.981, e il numero di visitatori del campus di quel giorno, 248. Mae aveva imparato avvisi di informazione per 45 tra nomi e argomenti, e ogni volta aveva una segnalazione. Quel giorno erano 187. Poteva vedere quante persone avevano dato una scorsa al suo profilo quel giorno, 210, e quanto tempo avevano passato in media: un minuto e venti secondi. Se voleva, naturalmente, poteva approfondire, e vedere con esattezza cos’aveva guardato ogni persona. I dati del suo libretto sanitario aggiungevano qualche altra dozzina di numeri, ognuno dei quali le dava un senso di calma e di controllo. Sapeva quante erano le sue pulsazioni al minuto e che erano il numero giusto.

 

DUE PAROLE

Il mio amico Michele Brusati mi ha detto che questi libri son libri da leggere oggi. E aveva ragione. La lettura de “il cerchio” è un suo consiglio e mi ha riempito di attualità, se così si può dire. Immaginando un lontano paragone con l’Orwelliano 1984, questo massiccio romanzo propone alcuni interrogativi già noti da tempo, riformulati in chiave attualissima. Una grossa corporazione americana, che richiama molto i caratteri dell’attuale Google, unito ai più grandi siti di social-network, sta estendendo il suo monopolio a livello mondiale. La protagonista del romanzo, la giovane Mae, neo assunta grazie alla sua migliore amica Annie (che fa prestigiosamente parte della stretta elite dei “40” giovani più influenti in azienda), si trova a conoscere tramite gavetta i claustrofobici meccanismi e tempi aziendali, strettamente abbracciati alla filosofia della totale trasparenza e della superficialità di informazione dell’internet attuale. Dotata di molta intraprendenza, Mae arriverà a scalare lei stessa alcune posizioni di prestigio trovandosi un giorno, quasi per sua colpa, promotrice di un progetto di annullamento completo della privacy. Molti i temi toccati nelle quasi 400 pagine di testo. I possibili sviluppi delle nuove forme di totalitarismo, l’etica della rete, il nuovo sviluppo delle relazioni personali, la mentalità lavorativa delle nuove generazioni. La bellezza de “il cerchio”, però, risiede nella capacità di dialogo alla pancia del lettore. Il futuro immaginato da Eggers non è né così lontano né così distopico. La realtà, e i suoi diretti interrogativi, spaventano proprio perché tangibili già dai giorni nostri.

 

INFO UTILI

389 pagine, 9 ore di lettura circa.

 

ORIGINI

Malevic – il cerchio nero, 1915

David Eggers – Il cerchio – Mondadori (ISBN 9788804643708)

Roy Lewis – Il più grande uomo scimmia del Pleistocene

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DAL TESTO

I giorni dell’uomo sulla terra sono pochi, e la specie stessa corre un continuo perciolo di estinzione. La nostra risposta è la sfida: ci daremo allo sterminio di tutte le specie che ci attaccano, risparmiando solo quelle che si sottometteranno. A tutte le altre specie noi gridiamo: attente! O sarete nostre schiave, o sparirete dalla faccia della terra. Qui comnderemo noi; vi supereremo in forza, pensiero, abilità, numero ed evoluzione! Questa e nessun’altra sarà la nostra politica!

 

DUE PAROLE

Ernest è un giovane uomo scimmia del Pleistocene. Vive cone la propria famiglia capitanata da un padre assai arguto e votato alla scienza, che trascina letteralmente la sua orda verso il progresso tecnologico. Un libro di taglio comico, quasi buffonesco, dato l’esteso utilizzo dell’anacronismo come innesco comico. Un salto, forse leggero, ma pur sempre significativo, nelle nostre origini ancestrali. Un ricordo costante a quella parte della nostra natura animale che ancora non cambia e chissà per quanti millenni non vorrà cambiare. Ne è monito il tremendo, sapido finale, che inscena una divertentissima, ed assai Freudiana, morte del padre.

 

INFO UTILI 

178 pagine, 2 ore e mezza di lettura circa

 

ORIGINI

Roy Lewis – Il più grande uomo scimmia del Pleistocene – Adelphi – (ISBN 9788845915918)

Jean-Michel Basquiat – All colored cast part III

AA VV – Il tuo cuore sa ancora far festa? Le più belle lettere di Natale

Winter Twilight by Lowell Birge Harrison

 

DAL TESTO

Tesoro quando sarò tornato voglio che tu abbia sempre pazienza con me. Scoprirai, cara, che io non sono cattivo. Sono un povero poeta impulsivo peccatore generoso egoista geloso insoddisfatto gentile, ma non sono una persona ipocrita e cattiva. Cerca di proteggermi, carissima, dalle tempeste del mondo. Io ti amo (lo credi ancora, tesoro?) e oh! Son così stanco dopo tutto quello che ho fatto qui che credo che quando arriverò a via Scussa mi infilerò nel letto, ti bacerò dolcemente sulla fronte, mi raggomitolerò sotto le coperte e dormirò, dormirò, dormirò.

(J.Joyce)

 

DUE PAROLE

Trovato per caso sul bancone di una libreria, in bella vista e così appetibile al periodo natalizio che di lì a poco si apprestava, non ho potuto fare a meno di comprare questo libretto che, in fin dei conti, non ha soddisfatto le mie aspettative. Una breve raccolta di lettere di autori famosi, in sequenza Goethe, Baudelaire, Tolstoj, Rilke, Joyce, tutte scritte intorno alla fine di Dicembre, rinfusamente affazzonate tra loro. Chi scrive disperato per problemi di soldi, chi loda amore e dolori. Una lettura decisamente più indicata a chi volesse conoscere qualcosa di più di questi cinque giganti della letteratura, piuttosto che concedersi dolci riflessioni sul senso del Natale.

 

INFO UTILI

100 pagine, 1 ora e mezza di lettura circa

 

ORIGINI

AA VV – Il tuo cuore sa ancora far festa? Le più belle lettere di Natale – interlinea editore (ISBN 9788868570651)
Winter Twilight – Lowell Birge Harrison

Ennio Flaiano – Diario degli errori

Praça Ramos de Azevedo - Adolpho fonzari

 

DAL TESTO 

A quelli che invocano e ringraziano la Divina Provvidenza far notare che c’è una Divina Imprevvidenza altrettanto vigile, quella che regola tutti i nostri errori, gli scontri ferroviari, i naufragi, i terremoti, le stragi degli innocenti, la follia infantile, la peste, le grandi e piccole catastrofi. Il Bene e il Male si equilibrano nel tempo, secondo la legge dei grandi numeri; o forse non esistono. Esiste il corso delle cose, che non è giudicabile.

 

DUE PAROLE

Annotazioni di viaggio e appunti di taccuino snocciolati sapidamente con l’eleganza che contraddistingueva Flaiano.  Una personalità brillante che ha bazzicato, osservandola dall’interno, la dolce vita italiana degli anni 60. Uno spaccato preciso di quel paese e del resto del mondo che lo circondava. Un diario micidiale, fotografia poetica di pensieri sparsi.

 

INFO UTILI

316 pagine, 2 ore e mezza di lettura circa

 

ORIGINI

Ennio Flaiano – Diario degli errori – Adelphi (ISBN 9788845916861)
Adolpho Fonzari – Praça Ramos de Azevedo