Due – Irène Némirovsky


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DAL TESTO

Antoine entrò in camera sua mentre lei si vestiva: aveva deciso di indossare un abito di pizzo nero e una collana di giada. Tutti erano concordi nel dire che dopo il matrimonio Marianne era dimagrita e impbruttita; lei stessa se ne rendeva conto e ne era molto amareggiata. Guardò Antoine con aria preoccupata:
“Mi trovate brutta?”
“Ma no” disse lui con sincerità, perché già aveva smesso di vederla.
Un marito e una moglie non vedono i lineamenti l’uno dell’altro, non compiono quel lavoro mentale che consiste nel paragonare di continuo l’immagine rimasta nella memoria e quella che hanno davanti agli occhi in quel preciso momento. Guardano il sorriso e non il disegno della bocca, l’espressione e non la forma degli occhi, e quessto per dieci, quindici anni… Poi, ad un tratto, una sera, una sera come le altre, lui legge, lei cuce, e uno dei due alza gli occhi; l’altro, sentendo quello sguardo su di sé, forse domanderà: “Che c’è? Che hai?”. Il primo risponderà: “Niente”, oppure: “Ti amo”, o qualcosa di altrettanto automatico, ma in realtà, per un attimo, l’uomo o la donna hanno realmente visto, e a volte hanno dovuto fare un impercettibile sforzo per riconoscerlo, il volto di chi condivide la loro vita.

 

DUE PAROLE

L’intimità di visione della Némirovsky è paralizzante. La dote, prodigiosa, di saper descrivere con una puntualità spiazzante quelle piccole verità della vita, ma soprattutto dell’amore, che caratterizzano la dimensione umana. Due, il numero che esprime unione, diventa l’asse di partenza dell’universo che gravita attorno all’unione stessa. Gli adulteri della coppia, che diventano trama e corpo vero e proprio del romanzo, si espandono in una continua dilatazione per tornare, infine, nel loro stabile punto originale.

 

INFO UTILI

237 pagine, 3 ore e mezza di lettura circa

 

ORIGINI

Due – Irène Némirovsky  – Gli Adelphi (ISBN 9788845927195)

Jawlensky and Werefkin – Gabriele Munter

David Eggers – Il cerchio

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DAL TESTO

Alle dieci, proprio quando cominciava a stancarsi, e occupava il 2188 posto, ebbe la rivelazione che era giovane, giovane e forte, e che, se avesse lavorato per tutta la notte, una notte intera senza chiudere occhio, sarebbe riuscita a raggiungere i T2K mentre tutti gli altri giacevano addormentati. Si rinvigorì con un bibita energetica e un pugno di vermi gommosi, e quando lo zucchero e la caffeina entrarono in azione si sentì invincibile. Il terzo schermo dell’Inner-Circle non bastava. Aprì il feed dell’Outer-Circle e cominciò a processarlo in scioltezza. Continuò, registrandosi per qualche altro centinaio di feeddi Zing, e partendo da un commento per ciascuno. Presto arrivò a 2012, e qui stava davvero incontrando una forte resistenza. Postò 33 commenti in un sito che testava prodotti e scese a 2009. Si guardò il polso sinistro per controllare come reagiva fisicamente ed ebbe un brivido di eccitazione quando vide come aumentavano i battiti del suo cuore. Era padrona della situazione e doveva fare di più. Il totale delle statistiche che stava seguendo era appena 41. C’era il numero di risposte esaurite durante il giorno fino a quel momento, 221, e il numero di richieste processate fino alla stessa ora del giorno prima, 219, e la media delle sue risposte, 220, e delle risposte degli altri pivelli:198. Sul secondo schermo c’era il numero di messaggi che aveva letto, 239, e il numero di messaggi ai quali aveva risposto, 88. C’era il numero di inviti recenti a eventi promossi dal Cerchio, 41, e il numero di quelli cui aveva aderito,25. C’era il numero complessivo dei visitatori dei siti del Cerchio per quel giorno, 3,2 miliardi, e il numero di pagine viste, 88,7 miliardi. C’era il numero di suoi amici in Outer-Circle, 762, e le richieste di coloro che volevano diventare suoi nuovi amici alla quali non aveva ancora risposto, 27. C’era il numero di zinger che seguiva, 10.242, e il numero di quelli che seguivano lei, 18.198. C’era il numero di zing non letti, 887. C’era il numero di zinger che le erano stati suggeriti, 12.862. C’era il numero delle canzoni della sua biblioteca digitale, 6877, il numero degli artisti rappresentati, 921, e, in base ai suoi gusti, il numero di quelli che le erano stati raccomandati: 3408. C’era il numero di immagini nella sua biblioteca, 33.002, e il numero di immagini che le erano state raccomandate, 100.038. C’era il numero dei membri del personale presenti nel campus quel giorno, 10.981, e il numero di visitatori del campus di quel giorno, 248. Mae aveva imparato avvisi di informazione per 45 tra nomi e argomenti, e ogni volta aveva una segnalazione. Quel giorno erano 187. Poteva vedere quante persone avevano dato una scorsa al suo profilo quel giorno, 210, e quanto tempo avevano passato in media: un minuto e venti secondi. Se voleva, naturalmente, poteva approfondire, e vedere con esattezza cos’aveva guardato ogni persona. I dati del suo libretto sanitario aggiungevano qualche altra dozzina di numeri, ognuno dei quali le dava un senso di calma e di controllo. Sapeva quante erano le sue pulsazioni al minuto e che erano il numero giusto.

 

DUE PAROLE

Il mio amico Michele Brusati mi ha detto che questi libri son libri da leggere oggi. E aveva ragione. La lettura de “il cerchio” è un suo consiglio e mi ha riempito di attualità, se così si può dire. Immaginando un lontano paragone con l’Orwelliano 1984, questo massiccio romanzo propone alcuni interrogativi già noti da tempo, riformulati in chiave attualissima. Una grossa corporazione americana, che richiama molto i caratteri dell’attuale Google, unito ai più grandi siti di social-network, sta estendendo il suo monopolio a livello mondiale. La protagonista del romanzo, la giovane Mae, neo assunta grazie alla sua migliore amica Annie (che fa prestigiosamente parte della stretta elite dei “40” giovani più influenti in azienda), si trova a conoscere tramite gavetta i claustrofobici meccanismi e tempi aziendali, strettamente abbracciati alla filosofia della totale trasparenza e della superficialità di informazione dell’internet attuale. Dotata di molta intraprendenza, Mae arriverà a scalare lei stessa alcune posizioni di prestigio trovandosi un giorno, quasi per sua colpa, promotrice di un progetto di annullamento completo della privacy. Molti i temi toccati nelle quasi 400 pagine di testo. I possibili sviluppi delle nuove forme di totalitarismo, l’etica della rete, il nuovo sviluppo delle relazioni personali, la mentalità lavorativa delle nuove generazioni. La bellezza de “il cerchio”, però, risiede nella capacità di dialogo alla pancia del lettore. Il futuro immaginato da Eggers non è né così lontano né così distopico. La realtà, e i suoi diretti interrogativi, spaventano proprio perché tangibili già dai giorni nostri.

 

INFO UTILI

389 pagine, 9 ore di lettura circa.

 

ORIGINI

Malevic – il cerchio nero, 1915

David Eggers – Il cerchio – Mondadori (ISBN 9788804643708)

Roy Lewis – Il più grande uomo scimmia del Pleistocene

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DAL TESTO

I giorni dell’uomo sulla terra sono pochi, e la specie stessa corre un continuo perciolo di estinzione. La nostra risposta è la sfida: ci daremo allo sterminio di tutte le specie che ci attaccano, risparmiando solo quelle che si sottometteranno. A tutte le altre specie noi gridiamo: attente! O sarete nostre schiave, o sparirete dalla faccia della terra. Qui comnderemo noi; vi supereremo in forza, pensiero, abilità, numero ed evoluzione! Questa e nessun’altra sarà la nostra politica!

 

DUE PAROLE

Ernest è un giovane uomo scimmia del Pleistocene. Vive cone la propria famiglia capitanata da un padre assai arguto e votato alla scienza, che trascina letteralmente la sua orda verso il progresso tecnologico. Un libro di taglio comico, quasi buffonesco, dato l’esteso utilizzo dell’anacronismo come innesco comico. Un salto, forse leggero, ma pur sempre significativo, nelle nostre origini ancestrali. Un ricordo costante a quella parte della nostra natura animale che ancora non cambia e chissà per quanti millenni non vorrà cambiare. Ne è monito il tremendo, sapido finale, che inscena una divertentissima, ed assai Freudiana, morte del padre.

 

INFO UTILI 

178 pagine, 2 ore e mezza di lettura circa

 

ORIGINI

Roy Lewis – Il più grande uomo scimmia del Pleistocene – Adelphi – (ISBN 9788845915918)

Jean-Michel Basquiat – All colored cast part III

AA VV – Il tuo cuore sa ancora far festa? Le più belle lettere di Natale

Winter Twilight by Lowell Birge Harrison

 

DAL TESTO

Tesoro quando sarò tornato voglio che tu abbia sempre pazienza con me. Scoprirai, cara, che io non sono cattivo. Sono un povero poeta impulsivo peccatore generoso egoista geloso insoddisfatto gentile, ma non sono una persona ipocrita e cattiva. Cerca di proteggermi, carissima, dalle tempeste del mondo. Io ti amo (lo credi ancora, tesoro?) e oh! Son così stanco dopo tutto quello che ho fatto qui che credo che quando arriverò a via Scussa mi infilerò nel letto, ti bacerò dolcemente sulla fronte, mi raggomitolerò sotto le coperte e dormirò, dormirò, dormirò.

(J.Joyce)

 

DUE PAROLE

Trovato per caso sul bancone di una libreria, in bella vista e così appetibile al periodo natalizio che di lì a poco si apprestava, non ho potuto fare a meno di comprare questo libretto che, in fin dei conti, non ha soddisfatto le mie aspettative. Una breve raccolta di lettere di autori famosi, in sequenza Goethe, Baudelaire, Tolstoj, Rilke, Joyce, tutte scritte intorno alla fine di Dicembre, rinfusamente affazzonate tra loro. Chi scrive disperato per problemi di soldi, chi loda amore e dolori. Una lettura decisamente più indicata a chi volesse conoscere qualcosa di più di questi cinque giganti della letteratura, piuttosto che concedersi dolci riflessioni sul senso del Natale.

 

INFO UTILI

100 pagine, 1 ora e mezza di lettura circa

 

ORIGINI

AA VV – Il tuo cuore sa ancora far festa? Le più belle lettere di Natale – interlinea editore (ISBN 9788868570651)
Winter Twilight – Lowell Birge Harrison

Ennio Flaiano – Diario degli errori

Praça Ramos de Azevedo - Adolpho fonzari

 

DAL TESTO 

A quelli che invocano e ringraziano la Divina Provvidenza far notare che c’è una Divina Imprevvidenza altrettanto vigile, quella che regola tutti i nostri errori, gli scontri ferroviari, i naufragi, i terremoti, le stragi degli innocenti, la follia infantile, la peste, le grandi e piccole catastrofi. Il Bene e il Male si equilibrano nel tempo, secondo la legge dei grandi numeri; o forse non esistono. Esiste il corso delle cose, che non è giudicabile.

 

DUE PAROLE

Annotazioni di viaggio e appunti di taccuino snocciolati sapidamente con l’eleganza che contraddistingueva Flaiano.  Una personalità brillante che ha bazzicato, osservandola dall’interno, la dolce vita italiana degli anni 60. Uno spaccato preciso di quel paese e del resto del mondo che lo circondava. Un diario micidiale, fotografia poetica di pensieri sparsi.

 

INFO UTILI

316 pagine, 2 ore e mezza di lettura circa

 

ORIGINI

Ennio Flaiano – Diario degli errori – Adelphi (ISBN 9788845916861)
Adolpho Fonzari – Praça Ramos de Azevedo

Giorgio Scerbanenco – I milanesi ammazzano al sabato

john de andrea - reclining woman 1970

 

DAL TESTO

Con la civiltà di massa oggi viene fuori anche la criminalità di massa. Oggi la polizia non può ricercare un singolo delinquente, indagare su un singolo caso, oggi si fanno dei rastrellamenti con le reti a strascico dei vari nuclei di polizia, nucleo anti droga, nucleo antitratta delle bianche, negre, gialle, nucleo antirapina, antifalsari, antigiocodazzardo, si pesca in questo lutulento mare del crimine e della sozzeria e vengono fuori repellenti pesci piccoli e grossi, e si fa così pulizia. Ma non c’era tempo di cercare una ragazza alta quasi due metri, del peso di un quintale, minorata mentale, scomparsa da casa, vanificata, in una sterminata Milano, dove ogni giorno qualcuno scompare e non si ha possibilità di ritrovarlo.

 

DUE PAROLE

La vendetta personale di un padre colpito da un tragedia, il barbaro assassinio della sua unica figlia, una bellissima minorata mentale affetta da elefantismo e ninfomania, che diventa preda ideale di magnaccia disposti a rapirla e seviziarla al fine di costringerla alla prostituzione. Una borghesia assassina (il titolo del libro è riferito al gesto paterno di vendetta) molto lontana dalla più nobile prosa di Cerami de “un borghese piccolo piccolo”, nonostante la portante vendicativa. I protagonisti di Scerbanenco sono dei più classici. Ruoli ben impacchettati e definiti. Buoni coi buoni, cattivi coi cattivi, e stucchevole morale distribuita a catinelle. La prosa, purtroppo, non è nemmeno delle migliori. L’uso eccessivo di ritocchi, la forzatura narrativa di stenti, cade troppo spesso nel cattivo gusto, trasformando l’infallibile protagonista della vicenda, l’investigatore Duca Lamberti, in una stolida macchina da cliché del giallo.

 

INFO UTILI

180 pagine, 2 ore e mezza di lettura circa

 

ORIGINI

Giorgio Scerbanenco – I milanesi ammazzano al sabato – Garzanti elefanti (ISBN 9788811687788)

john de andrea – reclining woman 1970

Fernando Pessoa – Il libro dell’inquietudine

Depressione

DAL TESTO

Sono nato in un’epoca in cui la maggior parte dei giovani aveva perduto la fede in Dio, per la stessa ragione per la quale i loro padri l’avevano avuto – senza sapere perché. E allora, poiché lo spirito umano tende naturalmente a criticare perché sente e non perché pensa, la maggior parte di quei giovani ha scelto l’umanità come surrogato di Dio. Appartengo, però, a quella specie di uomini che se ne stanno ai margini di quel mondo di cui fanno parte, e che non rivolgono lo sguardo solo alla massa cui appartengono, ma anche verso i grandi spazi che sono a lato. Per questo non ho mai abbandonato Dio come loro, né ho mai accettato l’umanità. Ho considerato che Dio, pur essendo improbabile, potrebbe anche esistere e che, pertanto, si poteva adorare; ma che l’umanità, essendo una mera idea biologica, e non significando altro che la specie animale umana, non era degna di adorazione più di qualsiasi altra specie animale.
DUE PAROLE
Un piombo a picco nella coscienza di Bernardo Soares, uno degli innumerevoli pseudonimi di Fernando Pessoa. Quattrocentosettantuno capitoletti di introspezione analitica, un viaggio nell’angoscia e nella solitudine mentale di un pensatore privo di sorpresa e di speranza. Una scoperta, un ritrovamento solitario e senza fiato.

 

INFO UTILI

320 pagine, 9 ore di lettura circa

 

ORIGINI 

Fernando Pessoa – Il libro dell’inquietudine – Grandi tascabili economici Newton (ISBN 9788854117287)

Van Gogh – Depressione

Italo Calvino – Il visconte dimezzato

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DAL TESTO

“Così si potesse dimezzare ogni cosa intera” disse mio zio coricato bocconi sullo scoglio, carezzando quelle convulse metà di polpo, “così ognuno potesse uscire dalla sua ottusa e ignorante interezza. Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse, stupide come l’aria; credevo di vedere tutto e non era che la scorza. Se mai tu diventerai metà di te stesso, e te lo auguro, ragazzo, capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi. Avrai perso metà di te nel mondo, ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa. E tu pure vorrai che tutti sia dimezzato e straziato a tua immagine, perché bellezza e sapienza e giustizia ci sono solo in ciò che è fatto a brani.

 

DUE PAROLE

Come per stessa ammissione di Calvino, il dimezzamento del Visconte è metafora di amputazione intellettuale, di mancanza di completezza e rotondità di pensiero (non senza riferimenti politici e/o culturali all’élite pensante del tempo). La storia è una fiaba costruita sulla personale esperienza familiare dello scrittore che, mescolando reminiscenze infantili, dà vita ai personaggi araldici di Terralba, patria del Visconte Medardo, caduto in suolo Boemo, intento a difendere la patria dai Turchi.
Salvato per miracolo, il Visconte si ritrova però sezionato esattamente in due parti. La prima di queste, l’unica conosciuta per buona parte del racconto, torna alle sue terre d’origini esercitando il male, e solo il male, come metro di giudizio. Lo scompiglio creato da questa iniquità è pari soltanto al secondo evento cruciale della storia, il ritorno della metà buona del Visconte, anch’essa largamente imparziale ed inefficace, poiché votata unicamente alla bontà.
Una storia edulcorata, dipinta con i soliti colori tenui di Calvino, quasi banale per semplicità d’esposizione e di messaggio. La completezza finale del Visconte, magicamente riunito in un unico corpo tramite la forza dell’amore per la giovane Pamela, arriva a chiudere il quadro fiabesco, ma è interessante notare, a mio avviso, come la catarsi, sebbene chiusa in lieto fine dal punto di vista del visconte, rimanga volutamente aperta per il vero protagonista del romanzo, il giovane nipote di Medardo: voce e coscienza dell’intera vicenda.

 

INFO UTILI

98 pag, 1 ora e mezza di lettura circa

opere affini : The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde – Stevenson

 

ORIGINI

Il visconte dimezzato – Oscar Mondadori (ISBN 9788804370871)

 

 

Kōbō Abe – La donna di sabbia

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DAL TESTO 

La sabbia non si riposa mai. Senza rumore, ma con certezza, invade la superfice della terra, distruggendola a poco a poco. L’immagine della sabbia che continua a spostarsi diede all’uomo uno choc indicibile e lo eccitò. Pareva che la sterilità della sabbia non fosse semplicemente dovuta alla siccità, come viene interpretata in genere, ma alla sua mobilità perenne che rifiuta la presenza di ogni forma di vita dentro di sé. 
Quale sollievo se si pensa al senso opprimente che comporta ogni realtà di questo mondo, che ci costringe persistentemente a rimanerle aggrappati.
Certo la sabbia non crea un ambiente adatto per la vita. Ma è davvero assolutamente indispensabile stabilirsi in un luogo per vivere? Non è forse il desiderio di stabilirsi in un luogo che dà il via a quella concorrenza obbrobriosa tra gli esseri viventi? Se uno rifiutasse di stabilirsi in un luogo e si lasciasse andare assieme ai movimenti della sabbia, non ci sarebbe più la possibilità di concorrenza.

 

DUE PAROLE 

Come spesso accade nelle opere Kafkiane, il protagonista di questo romanzo, l’entomologo Junpei, si ritrova imprigionato in una situazione claustrofobica ed angosciante senza saperne la ragione. Ospitato, per meglio dire imprigionato, in una casa ai bordi di un crepaccio, l’uomo viene costretto dagli abitanti del posto a scavare la stessa sabbia che lo circonda, in un interminabile e alienante quotidianità dedicata al ciclico non senso. Con lui, una giovane vedova, costretta a sua volta ad accoglierlo in casa, assume lentamente il ruolo di schiava, amante e convivente. La distorsione delle dimensioni umane, l’eternità della sabbia, la follia che generano le rivoluzioni del senso di tempo e spazio, portano il protagonista, e il lettore stesso, ad un obbligato passaggio riflessivo sulla nostra natura. Il senso ultimo dell’opera è una precisa ed esasperazione interpretazione della condizione umana, una lucida visione della nostra debolezza e del nostro bisogno di speranza. L’uomo, infatti, pur libero di scappare dal posto che così tanto ha cercato di abbandonare in quanto stanco, infelice, ed assetato sceglierà, una volta libero, di procrastinare la sua partenza dal limbo desertico ove era stato risucchiato. Un profondo, ma al tempo stesso triste, monito di speranza. Non è forse così ognuna delle nostre vite? Un pozzo dove ognuno di noi può ricavare un senso, e forse anche un barlume di felicità o soddisfazione. Non importa quanto piccola e insignificante sia. La libertà non esiste, è soltanto uno stato mentale, a volte nemmeno voluto, il più delle volte imposto. Ogni esistenza altro non è che una forma di deserto dal quale non possiamo né vogliamo scappare. Il valore della determinazione prende un significato importantissimo. Lo spirito di adattamento dell’uomo è immortale. Così quanto l’accettazione della sua amara condizione di innata schiavitù.

 

INFO UTILI

250 pag, 4 ore e mezza di lettura circa

Opere affini : “Solaris”, Stanislav Lem

 

ORIGINI

Maurice Utrillo  – Pazzia

Kōbō Abe – La donna di sabbia  – (Guanda editore – Le fenici – ISBN 9788860886675)

Cesare Pavese – La casa in collina


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DAL TESTO 

Entrai qualche volta da solo in cappella, nel freddo buio mi raccolsi e cercai di pregare; l’odore antico dell’incenso e della pietra mi ricordò che non la vita importa a Dio ma la morte. Per commuovere Dio, per averlo con sé, -ragionavo come fossi credente – bisogna aver già rinunciato, bisogna essere pronti a spargere sangue. Pensavo a quei martiri di cui si studia al catechismo. La loro pace era una pace oltre la tomba, tutti avevano sparso sangue. Com’io non volevo.
In sostanza chiedevo un letargo, un anestetico, una certezza di essere ben nascosto. Non chiedevo la pace del mondo, chiedevo la mia. Volevo esser buono per essere salvo. Lo capii così bene che un giorno mollai. Naturalmente non fu in chiesa, ero in cortile coi ragazzi. I ragazzi vociavano e giocavano al calcio. Nel cielo chiaro – quel mattino aveva smesso di piovere – vidi nuvole rosee, ventose. Il freddo, il baccano, la repentina libertà del cielo, mi gonfiarono il cuore e capii che bastava un soprassalto d’ energia, un bel ricordo, per ritrovare la speranza. Capii che ogni giorno trascorso era uno verso la salvezza. Il bel tempo tornava, come tante stagioni passate, e mi trovava ancora libero, ancora vivo. Anche stavolta la certezza durò poco più di un istante, ma fu come un disgelo, una grazia.

 

DUE PAROLE

Corrado è un giovane professore che osserva la guerra, la resistenza italiana, alternandosi fra la città, Torino, e il Piemonte collinare, ove vive e si rifugia. Il dualismo fra vita e ruralità è lo stesso che combatte nel cuore del protagonista, e probabilmente anche in quello di ogni uomo posto di fronte alle atrocità della guerra. Il pensatore Pavese si oppone al soldato Pavese, quasi inesistente, mutilato. La teoria contro l’amara realtà. La sofferenza espressa da questa divisione, ma soprattutto da questa incapacità di azione diretta, tipica di ogni intellettuale, viene sottolineata nel crescendo finale del libro, che così incisivamente lo stesso Pavese riporta:
“Adesso che la campagna è brulla, torno a girarla, salgo e scendo la collina e ripenso alla lunga illusione da cui ha preso le mosse questo racconto della mia vita. Dove questa illusione mi porti, ci penso sovente in questi giorni: a che altro pensare? Qui ogni passo, quasi ogni ora del giorno, e certamente ogni ricordo più inatteso, mi mette innanzi ciò che fui – ciò che sono e avevo scordato. Se gli incontri e i casi di quest’anno mi ossessionano, mi avviene a volte di chiedermi: “Che c’è di comune tra me e quest’uomo che è sfuggito alle bombe, sfuggito ai tedeschi, sfuggito ai rimorsi e al dolore?”
Qui Pavese esprime chiaramente l’impossibilità del ritorno: chiunque venga portato verso un limite difficilmente può tornare a vedere le cose ingenuamente. La guerra, in questo senso, viene vista quasi come una sorta di esperienza di vita, più che ad un’atrocità, avvicinando questo testo, mi si passi, ad un romanzo di formazione più che ad una voce storica, o di impegno sociale. Nel ricordo, il senso di incompiutezza, quel rantolo amaro che ci rimembra di essere stati spettatori ma non protagonisti. Della guerra, così come della stessa vita.

 

INFO UTILI

130 pag, 2 ore e mezza di lettura circa.

 

ORIGINI

La casa in collina – Cesare Pavese (Edizione Einaudi, ISBN 9788806193706)

Roger De La Fresnaye – Village landscape