Antonio Tabucchi – Sostiene Pereira

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DAL TESTO

Ebbene, disse Pereira, è una sensazione strana, che sta alla periferia della mia personalità, e è per questo che io la chiamo limitrofa, il fatto è che da una parte io sono contento di aver vissuto la vita che ho fatto, sono contento di aver fatto i miei studi a Coimbra, di aver sposato una donna malata che ha passato la sua vita nei sanatori, di aver tenuto la cronaca nera per tanti anni in un grande giornale e ora di aver accettato di dirigere la pagina culturale di questo modesto giornale del pomeriggio, però, nello stesso tempo, è come se avessi voglia di pentirmi della mia vita, non so se mi spiego.

 

DUE PAROLE

Il dottor Pereira è un abitudinario incatenato mentalmente al suo passato, alle sue origini e alle sue ferme credenze. Mangia omelette, beve solo limonata zuccherata, legge scrittori francesi dell’ottocento e si professa cristiano. Non prende mai opinioni partigiane. Si potrebbe associare tranquillamente all’immagine del paese che rappresenta. Un Portogallo vecchio e ben educato, che fatica a scrollarsi di dosso il peso di Salazar. Un portogallo che vuole guardare al futuro, che vorrebbe ribellarsi, ma che fatica schiacciato dal peso della tradizione e della cultura moderata. Pereira infatti non solo richiama costantemente il passato parlando al quadro della moglie defunta, ma sembra persino viverci ancora, nel passato, rappresentandolo e sostenendolo. Pereira è la buona morte, la pacifica borghesia, la seria morale che, seppur candida e innocente, dovrà prima o poi affrontare il peso sociale della ribellione. La personalissima rivoluzione del dottor Pereira nasce dall’incontro di un giovane che il giornalista prenderà molto a cuore, trattandolo infine come il figlio che non ha mai avuto. Assuntolo come coadiuvo alla sua pagina culturale del “Lisboa” per preparare tempestivi coccodrilli di grandi scrittori, Pereira trarrà il giovamento necessario alla propria illuminazione. Ironico e simbolico evento, sarà lo stesso Pereira a scrivere il necrologio del giovane Monterio, denunciando l’omicidio del ragazzo sulle pagine fasciste e conservatrici del giornale. Come a voler rimarcare che l’efficacia di qualsiasi ribellione deve saper giungere al vero cuore di una società, ovvero la sua coscienza più borghese, autorevole, pacifica e indecisa. Così che anche il passato possa finalmente ritrovarsi futuro e la morte, di conseguenza, nuova vita.

 

SINOSSI SCARNA

  • Pereira fa la conoscenza di Monteiro Rossi, giovanotto fresco di studi filosofici, tramite un breve articolo sulla morte pubblicato presso un giornale locale.
  • Monteiro Rossi viene assunto come aiutante per la redazione culturale del Lisboa, scrive un paio di coccodrilli anticipati. Pereira non è soddisfatto di come scrive ma si prende a cuore il ragazzo.
    Monteiro Rossi chiede a Pereira di proteggere e nascondere il cugino rivoluzionario. Pereira, in difficoltà, consiglia una pensione anonima.
  • Su suggerimento del medico, Pereira, cardiopatico, passa una settimana di riposo in una clinica talassoterapica fuori città. Conosce il dottor Cardoso, cui diventerà amico e confidente.
  • Di ritorno dalla clinica, dopo parecchi giorni di assenza, Pereira si ritrova nuovamente in casa Monteiro Rossi, probabilmente fuggito dopo qualche atto sovversivo.
  • Un trio di tangheri armati irrompe in casa di Pereira fiutando il tentativo di nascondere il giovane rivoluzionario. I paramilitari fascisti, esagerando, uccidono il giovane in casa di Pereira.
  • Pereira torna al giornalismo di denuncia. Con un trucco fa pubblicare la notizia dell’assassinio del giovane sul suo giornale evitando la censura e scappa.

 

INFO UTILI

210 pag. 3 ore e mezza di lettura circa.

 

ORIGINI

Charles Pollock – self portrait
Antonio Tabucchi – Sostiene Pereira – 1992

Frank Wedekind – Mine-Haha ovvero Dell’educazione fisica delle fanciulle

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DAL TESTO

Vorrei richiamare alla memoria dei contemporanei i brividi di paura che noi tutte una volta abbiamo sentito per il divertimento di un’umanità rozza, sconsiderata, ebbra di voluttà, anche se le sorti violente e impreviste della vita ci fanno ben presto ripensare a quelle paure solo con un ironico sorriso. Forse la società umana non ha torto quando con l’educazione che ci dà impedisce che siano messe praticamente in opera tutte le nostre energie per poi, con una frenetica festa popolare, trasformarci in pochi giorni in creature del tutto diverse; forse commetto un delitto quando oso dire una parola a favore dei sentimenti più delicati che sono per natura innati in tutte noi. Ma quanto più vecchia e quieta divento, tanto meno posso impedirmi di credere che il mondo potrebbe in effetti essere ordinato in modo meno brutale di quanto in realtà non sia. Non voglio far qui delle proposte di miglioramento; ben difficilmente quel po’ di intelligenza che ho potrebbe bastare, e a che servirebbe? Il mondo, di generazione in generazione, proseguirebbe lo stesso nel suo cammino immutabile, e io verrei soltanto fatta segno dell’oltraggioso sarcasmo di tutti quelli che in vita loro non riflettono mai un istante su quello che essi stessi hanno vissuto. Alla fin fine non sarei sicura che, per risparmiarsi una qualsiasi risposta sensata, vecchia come sono non mi dichiarerebbero pazza e mi chiuderebbero in un manicomio. I miei giudici non mancherebbero di trovare appiglio per far questo già solo nel fatto che negli ultimi anni della maturità il mio destino si è configurato in modo così completamente diverso da quello di tutte le altre donne allevate e cresciute con me. Forse mi riuscirà anche difficile, quando sarò arrivata a descrivere quell’epoca della mia vita, convincere il lettore che nell’ordinamento della nostra società, sotto il dominio delle nostre rigide leggi sociali, i conflitti nei quali mi sono dibattuta potessero per una donna anche soltanto presentarsi. Frattanto, forse proprio attraverso queste situazioni incredibili, sono giunta alla superiore visione del mondo che mi fa apparire oggi tutta quanta la nostra civiltà umana come una conquista piuttosto discutibile.

 

DUE PAROLE

Mine-Haha è una parola indiana che significa “acqua ridente”. È il titolo che una vecchia signora sceglie per sigillare le sue memorie. Il manoscritto, ritrovato da uno scrittore che ne introduce brevemente l’esistenza, è un piccolo capolavoro di purezza. Vi si racconta di un collettivo di bambine, ove l’autrice stessa è stata allevata, e del loro addestramento alla percezione del corpo. L’intera narrazione ruota morbosamente intorno alla loro fisicità, all’osservazione e alla “coltivazione” del suo utilizzo. Come in un bianco e incantato circo paradisiaco, le bambine crescono senza alcuna percezione del mondo esterno in un parco-utero che le contiene e protegge. Lo sguardo della testimone è onirico, offuscato nei contorni ma incredibilmente pungente e preciso nei dettagli. L’erotismo latente batte un lontano ritmo che mai arriva a trascendere nella parola. La quotidianità è occupata da esercizi pratici, dall’apprendimento dell’uso di strumenti musicali, dal ballo, la danza e, soprattutto, dalla comprensione della propria esistenza attraverso una corretta impostazione dei fianchi. La favola di Wedekind sembra porre il problema della consapevolezza dell’essere con estremo candore, sottintesa violenza psicologica. La comprensione, la presa di coscienza è verginale, indicibile. Le giovani infatti vengono (senza mai accennarne il motivo) preparate allo spettacolo che sarà infine ingresso nella vita reale, nel mondo esterno. Passaggio che avverrà attraverso il palcoscenico del teatro del parco. Vero e proprio parto nella confusione, nell’apprezzamento altrui, nella realizzazione e nel giudizio.

 

INFO UTILI

150 pagine. 2 ore e 30 di lettura circa.
opere  affini : il giuoco delle perle di vetro – Hesse;

 

ORIGINI

Balthus – three sisters – 1945
Mine-Haha ; ovvero dell’educazione fisica delle fanciulle – Frank Wedekind – 1975 (Piccola biblioteca Adelphi)

Guy de Maupassant – Bel-Ami

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DAL TESTO

Il fatto è, mio caro amico, che un uomo innamorato, be’, io lo cancello dal novero dei vivi. Diventa cretino, ma anche pericoloso. Per cui smetto istantaneamente qualsiasi rapporto di familiarità con chiunque mi ami o pretenda di amarmi d’amore, innanzi tutto perché mi annoiano, e poi perché ne diffido come di tanti cani idrofobi che potrebbero entrare in crisi da un momento all’altro. Li metto quindi in quarantena morale fino alla guarigione completa. Non lo dimentichi. So bene che per lei l’amore è una specie di appetito, mentre per me sarebbe invece una specie di… di… comunione delle anime, cosa che non rientra nella religione degli uomini! Lei, ne comprende la lettera, io, lo spirito.

 

DUE PAROLE

Scopro, dalla piccola nota in calce, che fu Turgenev a far scoprire Mauspassant al grande Tolstoj. Quest’ultimo dice una cosa molto interessante in riferimento alle tre fondamentali caratteristiche che un bravo scrittore dovrebbe avere: Il rapporto morale con l’opera; il talento, e la sincerità di ciò che descrive. Senza ripetere la sua stessa analisi, concordo nel riconoscere a Maupassant un talento innato, una facilità di prosa incredibile e affascinante, fresca, ariosa. La stessa, però, è a mio avviso leggermente artefatta e visibilmente tornita. Pur riconoscendo il talento dunque, mi è parso di trovare in Maupassant un lato artigianale, di un narratore più dotato di mestiere che di genio. Il protagonista del suo romanzo, Georges Duroy, è l’arrampicatore sociale per antonomasia. Partito dalla miseria, sfruttando li buon viso d’un vecchio compagno d’armi (al quale poi soffierà la moglie), il giovano squattrinato entra nell’alta società parigina attraverso il giornalismo. Mira in alto. La sua ascesa si basa su due caratteristiche. Quello della mignatta, ossia la sanguisuga, che si unisce all’entità più sane e dotate fino a succhiar loro l’ultima goccia di sangue, ed infine, a sostituirvisi. E la menzogna, forse anche ingenua menzogna, fornita da un cieco arrivismo. Privo d’ogni scrupolo. Maupassant fa così confessare il suo personaggio “Sarei un bel cretino a farmi cattivo sangue. Ciascuno per sé. La vittoria è degli audaci. E tutto è solo egoismo. Ma l’egoismo per l’ambizione e il successo vale certo più di quello per le donne e per l’amore”. Duroy, in realtà, non è che un’icona. Mai sembra accorgersi e prendere coscienza di quello che gli accade. Nelle poche volte che il giovane si rende conto dei progressi fatti, il procedimento avviene, passivamente, sempre di fronte ad uno specchio. Come se, senza aiuto esterno, egli fosse totalmente privo di dimensione di se stesso. La sua caratterizzazione infatti non è altro che un simbolismo. Come in una scena critica del romanzo, Duroy viene paragonato, per somiglianza visiva, al Gesù che cammina sulle acque raffigurato in un costosissimo quadro dell’epoca. Egli ne rappresenta un sottile parallelismo, ne richiama la finissima irrealtà. Blasfemia? Affatto. Il mito di Cristo, la sua misericordia, hanno gli stessi tratti dello spietato giovane che, effettivamente, incarna valori totalmente antitetici. Questo è il punto più profondo dell’opera e il grande messaggio di questo romanzo. La spietatezza, l’avarizia, l’arroganza, hanno la stessa intoccabile eternità della sofferenza e della misericordia. Sono insiti nella natura umana. Meteore pronte a ripresentarsi in ogni tempo ed in ogni società.

 

SINOSSI SCARNA (Sconsigliata per chi non avesse letto il romanzo)

  • Georges Duroy, squattrinato operaio delle ferrovie parigine, incontra Forestier, un suo vecchio commilitone ora diventato giornalista che lo introduce in redazione.
  • Dopo essersi licenziato dal vecchio lavoro, aiutato dalla moglie di Forestier, scrive il suo primo articolo per il giornale
  • Inizia una relazione adulterina con la signora Clotilde de Marelle, amica di famiglia
  • Non sazio, Duroy si dichiara alla signora Forestier, moglie del suo amico, che lo rifiuta e gli suggerisce di corteggiare la moglie del loro capo redazione, la signora Walter
  • Pubblicamente offeso, Duroy regola a duello, uscendone illeso. Litiga e riallaccia con l’amante de Marelle.
  • Gravemente malato, muore il suo amico Forestier. Ancor prima del funerale, si dichiara nuovamente alla vedova Forestier, Madeleine, che dopo alcuni mesi di indecisione, accetta l’offerta e lo sposa. Cambia nome nel finto e più nobiliare cognome di “Du Roy”
  • Duroy prende in tutto e per tutto il posto di Forestier. Seduce la signora Walter, la più casta del gruppo. Tutti cominciano a schernirlo per la somiglianza con il defunto marito della moglie.
  • Il vecchio Vaudrec, amico intimo di Madeleine, che lascia una cospicua eredità alla coppia. Duroy insiste per farsene riconoscere metà del totale e l’ottiene.
  • Stufato velocemente della relazione con la Walter trova espedienti per chiudere la storia. Intanto sviluppa interesse per la figlia dei Walter, Suzanne, alla quale si dichiara. Nel mentre i Walter, in seguito a grossi cambiamenti politici nel paese, diventano incredibilmente ricchi.
  • Fiutando che Madeleine lo tradisse, organizza un’imboscata covata per mesi. Trova in flagrante la moglie e il ministro degli esteri e li denuncia. In un colpo solo ottiene le dimissioni dell’odiato ministro e il divorzio dalla moglie.
  • Consapevole della contrarietà dei Walter (specie della sua ex amante) alla sua relazione con Suzanne, Duroy rapisce la giovane. Per non creare scandalo e gettare disonore sulla figlia, il sig. Walter accetta di dare Suzanne in sposa a Duroy, pur consapevole della sua scaltrezza.
  • Duroy e Suzanne si sposano in pompa magna benedetti dal Vescovo.

 

ORIGINI

Guy de Maupassant – Bel-Ami – 1885 (Osca Mondadori, ISBN 9788804480563)
John Singer Sargent – Léon Delafosse

 

INFO UTILI

330 pagine , 6 ore e mezza di lettura circa
Opere affini : il rosso e il nero, Stendahl

Beppe Fenoglio – La favola delle gue galline

La favola delle due galline - Fenoglio

 

DAL TESTO

Quella stessa notte, quello stesso lupo a cui Chica era sfuggita con tanta abilità e fortuna, era ritornato sui suoi passi e aveva scoperto la casetta del fico selvatico. Con una zampata la staccò dal tronco e la rotolò in mezzo alla radura. Con gli artigli e coi denti la schiodò, la sfondò, mente Tuja di dentro urlava e invocava la sorellina Chica. Un’ultima scardinata e Tuja fu fuori, alla mercé del lupo. Il quale fece “Oh!” e la divorò.

 

DUE PAROLE

Micro libretto con due fiabe per bambini. La prima, introdotta dalla figlia Margherita, parla di due sorelle galline molto umane. Tuja e Chica. Quest’ultima, cacciata da Tuja, scappa alle fauci di un lupo che, tristemente, sarà poi il carnefice della gallina sicura e arrogante. Una diluita morale cristiana, una legge del taglione morale, propria per l’istruzione dei bambini.
La seconda fiaba. Un bimbo, Paolo, sorrido, dedito a rubare spicci ai genitori.
Un bel regalo per la piccola Margherita da parte del grande scrittore di Alba.

 

ORIGINI

La favola delle due galline – Beppe Fenoglio – (einaudi tascabili – Isbn: 9788806193287)
Illustrazione presente nel romanzo di Alessandro Sanna

 

INFO UTILI

30 minuti di lettura circa, 50 pag

D. H. Lawrence – L’amante di Lady Chatterley

oscar ghiglia ritratto di gioconda papini

 

DAL TESTO

E le sembrò di essere come il mare, nient’altro che onde buie che si sollevavano e s’agitavano, s’agitavano fino a gonfiarsi, finché tutta l’oscurità che era in lei entrò in movimento, e si sentì come l’oceano che faceva ondeggiare la sua massa buia e muta. E in fondo, dentro di lei, gli abissi si dividevano e rotolavano via separatamente in lunghe ondate che fuggivano lontano, e sempre, nella parte più viva di lei, gli abissi si dividevano e rotolavano via, dal centro di quel dolce sprofondare, e mentre chi la faceva sprofondare andava sempre più giù, più in basso, lei si dischiudeva sempre di più, sempre di più, e più alti erano i cavalloni che rotolavano via verso qualche spiaggia lontana, scoprendola, e più intimamente la penetrava il palpabile ignoto, sempre più distanti da lei rotolavano le onde del suo sé, abbandonandola, finché all’improvviso, in una dolce rabbrividente convulsione, il vivo del suo plasma fu toccato, si sentì toccata, erano al culmine, e si dissolse. Si era dissolto, non era più, ed era nata: una donna.

 

DUE PAROLE

Indubbiamente il romanzo “rosa” più bello e profondo che abbia letto. All’apparente superficialità dei sentimenti di ribellione e passione viscerale, con l’intrigo classico di una delle più scontate e conosciute storie d’amore – il tradimento – si intesse una prosa elegantissima capace di elevare il testo ad un punto di puro piacere narrativo. A differenza della maggior parte delle grandi storie di infedeltà (paragoniamo, tra gli esempi eclatanti, la Karenina o la Bovary), “l’amante di Lady Chatterley” sposta il fulcro d’analisi emotiva (la lente con cui leggere il codice) dal sentimento alla pornografia, scrutando la complessità dei sentimenti e dello stesso animo umano ad un livello sottostante, ugualmente profondo ed efficace. Quando dico “romanzo rosa” mi riferisco dunque a questa finta superficialità d’impatto, più volte ribadita dal guardiacaccia Mellors durante i riposi post-orgasmici. Il motivo, a mio avviso, è il volontario ritorno alle quelle origini cui tutta la società del primo novecento, sommersa dalle grottesche ideologie politiche, e avviata alla devastante alienazione dell’umanità dettata dall’industrializzazione, stava andando incontro. In un passaggio fondamentale, Lawrence esplicita questo concetto tramite il guardiacaccia Mellors, virile e fragile simbolo del verace-vecchio uomo sconfitto. “Non hanno più spina dorsale. Le macchine, il cinema e gli aeroplani gli stanno succhiando via quel poco che gli rimane. Credimi, ogni generazione ne crea una più smidollata, con gomma al posto dell’intestino e gambine e visini di tolla. Gente di tolla. È una specie di bolscevismo continuo che uccide l’umanità e ti fa adorare le macchine. Denaro, denaro, denaro! Tutto il mondo attuale gode solo nell’uccidere i sentimenti dell’uomo e fare polpette di Adamo ed Eva. Sono tutti uguali. Il mondo è tutto uguale: uccide la realtà umana, una sterlina per ogni prepuzio. Due sterline per ogni paio di coglioni. Che cos’è la figa se non una macchina per chiavare! È tutto uguale. Si paga per tagliare via il cazzo al mondo. Paghiamo, paghiamo perché succhino via il midollo spinale all’umanità e non rimangano che macchine che girano a vuoto.”
Non è un caso che Clifford, il signor Chatterley appunto, sia un arricchito paralitico guadagna, direi meglio si alimenta, di due fonti principali: lo sfruttamento dei minatori delle midlands e la letteratura. Egli può deambulare soltanto grazie ad una sedia a rotelle meccanica a motore (avanguardistica per i tempi) e, ovviamente, è biodo, pallido ed impotente. È così che Connie, ingenua schiava dell’umanità, sceglie di spezzare le sue catene con lo stereotipo opposto. Non tanto l’uomo che per caratteristiche risulta la perfetta antitesi del marito, quanto l’uomo capace di evirarsi quel corrosivo cancro delle nuove generazioni, la perdita di istinto primordiale, che così chiosa: “Io sono per la consapevolezza della fisicità tra gli esseri umani e per il contatto della tenerezza. E lei è la mia compagna. Ed è una lotta contro il denaro, le macchine e gli ideali insensibili e bestiali del mondo. E lei mi aiuterà nella lotta. Grazie a Dio ho una donna.”

 

SINOSSI SCARNA (sconsigliata se non si è letto il romanzo)

Connie (Lady Chatterley), vive con il marito Clifford, ricco e infermo.
Connie inizia una breve relazione fedifraga con Michaelis, amico di Clifford e scrittore teatrale.
Clifford preme per avere un figlio da Connie, anche se impossibilitato.
Connie conosce il guardiacaccia della tenuta Chatterley: il signor Mellors.
La signora Bolton viene assunta per aiutare Connie nella cura del marito paralitico.
Mellors e Connie scopano per la prima volta.
La signora Bolton scopre la loro relazione.
Hilda, sorella di Connie, prepara un viaggio a Venezia con lei. Fa anche la conoscenza di Mellors.
Mentre Hilda e Connie sono a Venezia. La moglie abbandonata di Mellors, Bertha, torna pretendendo di rimettersi con lui.
Scoppia confusione nella tenuta. Mellors viene additato di tradimento e viene licenziato.
Connie, in dolce attesa di Mellors, torna da Venezia e comunica a Clifford di volerlo abbandonare.
Clifford inizia una relazione platonica con signora Bolton.
Clifford e Connie si spiegano. Lei dice di essere incinta e che aspetta un bimbo da Mellors, fugge in Scozia.
Mellors scrive una lettera a Connie in attesa dei futuri sviluppi.

 

ORIGINI 

Oscar Ghiglia – Ritratto di Gioconda Papini
David Herbert Lawrence – L’amante di Lady Chatterley (grandi tascabili Newton – isbn: 9788854119208)

 

INFO UTILI

303 pagine, 7 ore e mezza di lettura, circa.
Opere affini: Madame Bovary, Flaubert – Anna Karenina, Tolstoj

Daniele Benati – Opere complete di Learco Pignagnoli

Theo_van_Doesburg_Composition_VII_(the_three_graces) 1917

DAL TESTO

Opera n.119

Una cosa da mettersi bene in testa è che con l’autore Learco Pignagnoli c’è poco da farsi tante idee sbagliate. Che non ci confondiamo con Moravia. Con Learco Pignagnoli voi vi mettete lì, non leggete niente, non voltate pagina, ma almeno lo sapete che non state leggendo niente e che semmai, se vi salta il ticchio di voltar pagina, lo fate solo per far piacere all’autore. Poveretto! Chissà dov’è? Chissà chi è e cosa fa? È un atteggiamento diverso, più umano. Leggerlo o non leggerlo, chi se ne importa? Ha scritto roba corta, roba lunga, chi se ne importa? Ha scritto un romanzo, non l’ha scritto, chi se ne importa? Tutto quello che ha fatto è in queste poche pagine? Chi se ne importa? Non è Alessandro Manzoni? Chi se ne importa? Bisogna ragionare così. Leggere, non leggere, chi se ne importa? È Alessandro Manzoni? Non lo è? Chi se ne importa? Bisogna ragionar così. È così che ci si accosta a un libro di questo genere.

 

DUE PAROLE

Raccolta di operette, o pensieri, o aforismi: ben ducentoquarantacinque. Di cui la centodiciannove, che un po’ spiega tutto, un po’ spiega niente. Poi un romanzo di tre o quattro pagine. Infine Una manciata di poesie. Nell’insieme, come spiega il titolo, le opere complete di Learco Pignagnoli, Luther Blisset emiliano (credo) che così viene descritto in calce al testo “nato a Campogalliano e a San Giovanni in Persiceto. Lavora presso la ditta Scoppiabigi e Figli, dove tiene dietro al loro lupo”. Un taglio dada, un’accozzaglia, spassosissima, di pensieri imminenti e fastidiosi. Zeppo di sbeffeggi, privo pietà. I grandi scrittori (grandi scrittori) Moravia, ed Elkan ne andranno matti.

 

INFO

172 pagine, 3 ore di lettura circa
SINOSSI SCARNA

Assente

 

ORIGINI

Daniele Benati – Opere complete di Learco Pignagnoli – 2006, Aliberti Editore (isbn 9788874241590)
Theo van Doesburg – Composition VII (the three graces) – 1917

Accabadora – Michela Murgia

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DAL TESTO

Quando l’accabadora sollevò il coperchio, dal contenitore si levò un filo di fumo. Nicola Bastìu accolse l’odore acre, non se lo aspettava diverso, e lo inspirò profondamente, mormorando parole sommesse che la vecchie non diede segno di aver udito. L’uomo trattenne dentro ai polmoni quel fumo tossico, chiudendo gli occhi stordito per l’ultima volta. Forse dormiva già quando il cuscino gli venne premuto in viso, perché non sobbalzò né si oppose. O forse non si sarebbe opposto comunque, che non era cosa per lui morire diversamente da come era vissuto, senza respiro.

 

DUE PAROLE

Incuriosito dalla figura dell’accabadora, trovata per caso su un notiziario tempo fa, sono giunto a conoscenza del romanzo della Murgia, suggeritomi da un amico cui avevo riportato la curiosa esistenza di questa macabra figura. Come spiegato in copertina “acabar” deriva dallo spagnolo “finire”. L’accabadora infatti, nel fascinoso immaginario sardo, è una donna chiamata per terminare le vite delle persone terminali o sofferenti. Difficile verificare la reale diffusione della pratica, quanto la veridicità storica. Il romanzo, purtroppo, getta tutte le derive in narrativa. Facendo un verso quasi ridicolo al realismo di Garcia Marquez nelle prime pagine, si abbandona poi ad una forma di intrattenimento letterario che poco lascia alla riflessione, o all’interessantissimo tema morale dell’eutanasia, la profondità che avrebbe meritato. Il peso della responsabilità della vita, paritetico a quello della morte, si ripete, in maniera un po’ scontata, nel passaggio formale e di certo non voluto, del ruolo delle portatrice di libertà eterna fra la vecchia praticante e la figlioccia, romanticamente unite da un destino di consapevolezza. Romanzo vincitore del premio Campiello 2010. Basito, qualora questo dovesse essere lo zenit della narrativa italiana.

 

SINOSSI SCARNA (Sconsigliata se non si è letto il libro)

  • Bonaria Urrai, sarta, adotta Marta
  • Sposalizio sorella Marta
  • Bonaria Urrai viene chiamata per “terminare” un malato
  • Nicola, un giovane del paese, perde la gamba dopo essere stato colpito da un proiettile, disperato, chiede di essere soppresso dall’accabadora.
  • Dopo lunghi tentennamenti, in accordo con la famiglia, Nicola viene ucciso secondo sua volontà
  • Maria scopre chi sia in realtà Bonaria Urrai, un’accabadora. Si allontana dalla Sardegna e passa un periodo a Torino presso la famiglia Gentili
  • Bonaria Urrai si ammala e Maria torna in Sardegna per vegliarla
  • Maria uccide Bonaria Urrai

 

INFO UTILI

164 pagine, 3 ore di lettura circa
ORIGINI

Accabadora – Michel Murgia – Einaudi, numeri primi (ISBN 9788866213116)
Edward Munch – Moonlight

Le libere donne di Magliano – Mario Tobino

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DAL TESTO

Questi matti sono ombre con le radici al di fuori della realtà, ma hanno la nostra immagine (anche se non precisa), mia e tua, o lettore. Ma quello che è più misterioso domani potranno avere, guariti, la perfetta immagine, poi di nuovo tornare astratti, solo parole, soltanto deliri. Dunque è il nostro incerto equilibrio che pencola, e in superbiamoci e insieme siamo umilissimi, che siamo soltanto uomini capaci delle opposte cose, uguali, nel corso delle generazioni, alla rosa dei venti.

 

DUE PAROLE

In un immaginario paesino, o frazione, nei dintorni di Lucca, si trova, lontano dal mondo reale, un manicomio -cioè una casa di matti- fra i tanti che caratterizzarono l’Italia post fascista. Vere e proprie enclavi di internamento per soggetti non più adatti alla “realtà”, alla borghesia comune.
Dall’alto della sua posizione, si staglia la figura del dottore-narratore, con una prosa clinica e frammentaria. Piccoli ritratti dei personaggi che popolano quel microcosmo difficile da raccontare. Scorci di vite mai narrate, perse nell’eco infinto ed incompreso che l’uomo si ostina chiamare “follia”.

 

SINOSSI SCARNA

Diario non numerato, sequenza di eventi.
Racconto personaggio per personaggio.

 

INFO UTILI

130 pagine, meno di 3 ore di lettura.
Letture simili – Follia Mc grath – Elogio della follia. E. Rotterdam.

 

ORIGINI

Mario Tobino – Le libere donne di Magliano (edizione famiglia cristiana, collezione)
Jeno Gyarfas – sconosciuto

Casi – Daniil Charms

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DAL TESTO

“Non per vantarmi, ma posso dire che quando Volodja mi ha colpito sull’orecchio e mi ha sputato in fronte, io gliene ho date tante che non se le dimenticherà di sicuro. È stato soltanto dopo che l’ho colpito col fornelletto a petrolio, mentre col ferro da stiro l’ho colpito la sera. Per cui non è affatto morto subito. Non è una prova il fatto che la gamba gliel’abbia mozzata ancora nel pomeriggio. Allora era ancora vivo. Andrjusa invece l’ho ammazzato solo per inerzia, e non posso certo farmene una colpa. Perché mi sono venuti tra i piedi, Andrjusa ed Elizaveta Antonova? Che bisogno avevano di saltar fuori da dietro la porta? Mi accusano di ferocia, dicono che ho bevuto sangue, ma non è vero: sì, ho leccato via le pozze e le macchie di sangue, ma non è che la naturale esigenza umana di distruggere le prove del proprio delitto, seppure insignificante. Così come non ho violentato Elizaveta Antonova. Per prima cosa non era già una vergine, in secondo luogo avevo a che fare con un cadavere, per cui lei non ha proprio da lamentarsi. Che c’entra fosse lì lì per partorire? Il bambino l’ho appunto tirato fuori io. E il fatto che lui non sia più di questo mondo non è certo colpa mia. Non è che io gli abbia staccato la testa, la colpa è di quel suo collo così sottile. Non era fatto per questa vita. È vero che ho spiaccicato sul pavimento con lo stivale il loro cagnolino. Ma questo poi è puro cinismo, farmi la colpa dell’uccisione di un cane quando proprio lì, si può dire, sono state distrutte tre vite umane. Il bambino non lo conto. D’accordo, posso convenire, in tutto ciò si può riscontrare una certa crudeltà da parte mia. Ma considerare un delitto il fatto che io mi sia accovacciato e abbia defecato sulle mie vittime, questo, scusate, è assurdo. Defecare è un’esigenza del tutto naturale e, di conseguenza, niente affatto delittuosa. Pertanto comprendo l’apprensione del mio difensore, ma spero comunque nella piena assoluzione.”
10 luglio 1941

 

DUE PAROLE

La raccolta, o piccola antologia di Charms, “Casi”, curata da Rosanna Giacquinta, comprende, a specchio più ampio, l’insieme di opere, racconti brevi, lettere, teorie e pensieri di Charms dal 1933 al 1939. Dico a specchio più ampio, poiché l’altra raccolta “disastri” (che trovate recensita qui) è sicuramente più efficace e ritagliata. In questo libro compaiono infatti, oltre a i “casi” che danno il titolo all’opera e facevano parte dei suddetti disastri, anche il racconto lungo “la vecchia”, “Racconti di anni diversi”, “materiali pseudo autobiografici”, le “lettere”, i “diari” e gli astrusi “scritti teorici” vero grattacapo del non senso.
Dalla lettura così differenziata di tutto ciò che è stato il personaggio Charms, così bizzarro e così geniale, si estrae una stupenda medaglia, con le due facce, lontanissime tra loro, di un uomo scrittore. Tanto truce surreale cinico e lontano dall’umanità come in calce, quanto in alcune semplici considerazioni rubate qua e là al testo. Come questa ingenua ammissione, ad esempio, che un po’ ce lo spiega: “a me interessano solo le sciocchezze, solo ciò che non ha alcun significato pratico. La vita mi interessa solo nel suo manifestarsi assurdo. Eroismo pathos, ardimento, moralità, commozione e azzardo sono parole e sentimenti che mi sono odiosi. Ma comprendo perfettamente e ammiro: entusiasmo ed esaltazione, ispirazione e disperazione, passione e riservatezza, dissolutezza e castità, tristezza e dolore, gioia e riso.” Un vero alieno della letteratura comica e cinica, neanche paragonabile al suo maestro ‘Gogol. Quasi offeso nel capirci, noi, stupidi umani con le nostre emozioni. Lode a Daniil Charms.

 

NOTA PERSONALE

Come “Ubik”, letto e recensito in ospedale, durante operazione bimascellare. Divertente e ironico, trovare il racconto della vecchia cui viene frantumato il mento.
INFO UTILI

Pagine : 330, tempo 6 h circa
Letture affini : Disastri, Charms – Il cappotto, ‘Gogol
ORIGINI

Casi – Daniil Charms – (Gli Adelphi)

(In breve cosa penso dei viaggi: quando si viaggia non bisogna andare troppo lontano, perché si possono vedere cose tali che poi sarà impossibile dimenticarle. E quando qualcosa rimane troppo ostinatamente nella memoria, l’uomo dapprima comincia a sentirsi a disagio, poi gli diventa molto difficile conservare la propria forza d’animo. D.C.)

Ubik – Philip K. Dick

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DAL TESTO

Io sono Ubik. Prima ancora che l’universo fosse, io ero. Ho creato i soli. Ho creato i mondi. Ho creato le forme di vita di luoghi che esse abitano; io le muovo nel luogo che più mi aggrada. Vanno dove dico io, fanno ciò che comando. Io sono il verbo e il mio nome non è mai pronunciato, il nome che nessuno conosce. Mi chiamo Ubik, ma non è il mio nome. Io sono e sarò eterno.

 

DUE PAROLE

La risposta teorica a alla domanda sulla natura di Ubik, Dick ce la fornisce in chiusura di romanzo. Quella tecnica, riportata nella forma-oggetto del romanzo è questa ““Cos’è Ubik?” chiesse Joe. Non voleva che se ne andasse.
Una bomboletta spray di Ubik” rispose la ragazza “è uno ionizzatore di ioni negativi portatile, con un’unità automa ad alto voltaggio e basso amperaggio alimentata da una batteria all’elio ad alta efficienza. Gli ioni negativi subiscono una rotazione in senso antiorario in una camera di accelerazione completamente polarizzata, che imprime loro una forza centripeta tale che essi tendono ad agglomerarsi piuttosto che a dissiparsi. Un campo di ioni negativi diminuisce la velocità degli anti-protofasoni presenti normalmente nell’atmosfera. Non appena la loro velocità diminuisce, essi cessano di essere anti-protofasoni e, in base al principio di parità, non si possono più unire ai protofasoni che irradiano da persone in congelamento rapido; cioè, le persone in semivita.
“Ubik”, dice in un’altra riga, deriva da “ubiquità”. Questa sua natura divina si sposa con le caratteristiche di questo lavoro assolutamente visionario, dove lo scrittore (che considerava il romanzo speciale, nonostante non fosse nemmeno nei suoi otto preferiti) decide di aggirarsi completamente nel mondo del potere mentale. Tempo, luoghi e dimensioni continuano a contorcersi. Una angosciante lotta per il futuro che si sposta fra mondi reali e persone, attraverso le loro stesse immaginazioni. Un salto cosmico che rifiuta la realtà e si stende come manifesto di un mondo virtuale sempre più concreto che Dick aveva visto, facendosi eternamente angosciare, già molti anni fa.

Nota personale: arrivato a finire il libro il giorno prima di un’operazione chirurgica abbastanza invasiva, ho vagato, nei deliri di dolore e medicinali abbondanti, visualizzando mentalmente alcune scene del libro in prima persona. Ricordo benissimo (qui scrivo pochi giorno dopo le dimissioni) un mare lisergico giallo che mi teneva a galla. Ed una totale empatia con Joe Chip nel momento in cui, salendo l’ultima rampa di scale, si trovava a corto di Ubik.
Altra nota curiosa il salto sul Riccardo III. Arrivando da “Domani nella battaglia pensa a me”, ritrovo una frase di Shakespeare nel testo presa da Dick : “deforme, incompiuto, anzitempo inviato in questo spirante mondo, appena plasmato a mezzo / E pur questo in modo così monco e contraffatto che i cani latrano di me quando io zoppico accanto a loro”.


SINOSSI SCARNA (SCONSIGLIATA SE NON ANCORA LETTO)

Nel 1992 in America scappa un telepate, Joe Chip viene incaricato di risolvere.
Runciter, il capo dell’organizzazione, cerca di tornare in contatto con la moglie in semi-vita, Ella. Viene disturbato da un’entità eterea chiamata Jody.
Viene organizzato un gruppo di anti-psi. A Joe viene presentata una telepate super talentuosa. Pat, che pare possa modificare il passato percepito nei pensieri altrui.
In un imboscata ai danni del gruppo anti-psi, muore il mandante Runciter.
Joe cerca di capire l’evoluzione degli eventi, chi ha tradito e come, inizia un viaggio nel tempo mentale. Senza volere, e a tratti, scorre dal presente al 1939.
Sembra che tutto sia organizzato dalla mente di Pat, che vuole fare morire anche lui.
Joe ritrova Runciter in camera, salvandosi, che gli consegna ubik e spiega come la realtà sia invertita: Runciter è vivo, ed è Joe ad essere in semi-vita.
La realtà di Joe è un mondo mentale costruito su misura per lui da Jody. Nello stesso mondo sta anche Ella, che presto lo abbandonerà per reincarnarsi e lasciare a Joe il suo ruolo di antagonista alla potenza mentale Jody.
Joe ribalta per l’ennesima volta la realtà prendendo posto di Runciter.

 

INFO UTILI

Tempo di lettura:  4 ore e 30 circa. (210 Pagine)
ORIGINI

Ubik – Philip K. Dick (Fanucci Editore)
Paul Klee – Clouds Over bor – 1940