Echmiadzin 24 Agosto

C’è una sola cosa che può spingere le carni e le pareti ad una dimensione insopportabile e questa cosa è il vuoto. La peculiarità dei monasteri armeni è proprio questa, l’assenza combinata all’austerità del liscio senso della pietra. Abituati come siamo alle fastose navate delle nostre chiese europee rimaniamo sempre stupiti dalla semplicità con cui i monaci e i praticanti armeni usavano costruire i loro luoghi di culto. Continua a leggere

Vayk 23 Agosto

La signora che gestisce il nostro ostello ha gli occhi tristi. Come tutte le donne, anche lei è fatta di acciaio e manda avanti da sola la baracca da dodici posti letto senza battere ciglio e quando la casa si riempie fino all’ultima branda, lei dorme sul divano in salotto, l’ho vista coi miei occhi l’altra notte quando mi sono alzato per fare pipì. Tutte le mattine proviamo a scappare evitando la colazione ma lei si acquatta, sbuca da un angolo e ci supplica quasi di mangiare al suo tavolo. Continua a leggere

Dilijan 22 Agosto

Scusate se insisto, ma mi fa troppo ridere aver tagliato i capelli proprio qui, lontano da casa. È importante il concetto. Fare qualcosa parte di una routine in un posto sconosciuto mi affascina. In fondo siamo dentro questi grandi meccanismi anche quando ce ne dimentichiamo. Come in un grande cosmo, la ruota dei nostri satelliti di noia e abitudini e gioie e felicità si ripete con costanza ellittica. Continua a leggere

Ashtarak 21 Agosto

Arrivati in cima alla montagna, non ci resta che scendere, e scendere davvero. Siamo insomma al giro di boa e, temporalmente parlando, siamo diretti verso il rientro, il viaggio ha sorpassato la sua metà. Abbiamo portato il filo che ci lega nel punto più lontano, da oggi è giunto dunque il tempo di cominciare a riavvolgerlo, con zelo, ridare corpo alla matassa, sempre attenti a tessere la nostra storia. Continua a leggere

Byurakan 20 Agosto

Sui sentieri del monte Aragat, tra la fortezza di Amberd e il lago di Kari, c’è un cavaliere. Non è come quelli che avete visto nei film americani, questo è sporco e povero e disarmato, ma non è nemmeno il Don Chiscotte. Corre sul suo cavallo bruno che sbuffa umido sudore dalle froge. Lo scudiscia con una lunga frusta rossa, lo sprona. Non ha la postura regale di un templare, o di un maestro d’armi, non ha staffe né sella, solo morbide briglie. Continua a leggere

Goght 19 Agosto

Lo diceva anche Céline: la cosa più difficile ed importante, quando si scrive, è iniziare. Una volta che si ha la prima frase accattivante, il primo cazzotto allo stomaco, si va lisci come l’olio. Lisci, oddio, lui sicuro ci andava -mentre il sottoscritto continua ad arrancare- ma con un po’ di arroganza potrei dire che anche per me valga la stessa regola. Quello che in musica chiamano attacco. Quando giro per i posti che io il Mattia Leonardi e il Matteo Angelino stiamo visitando, penso spesso a come iniziare la pagina del diario. Continua a leggere

Yerevan 18 Agosto

Ieri notte, verso l’una, il Matteo Angelino ci ha salutati avviandosi verso l’aeroporto. Ha fumato il suo chilo di sigarette, ha chiuso lo zaino e ci ha abbracciato lasciando la porta numero 13 del l’hotel “city” chiusa dietro di sé. Come già era accaduto per lo spirito del Fred durante il mio secondo viaggio in Scozia, ho intenzione di portare il Matteo Angelino con noi fino all’ultima tappa di questo diario, perché un compagno di viaggio non si abbandona mai. Mai. Continua a leggere

Tbilisi 17 Agosto

Le due enormi spalle che reggono il peso della storia di Tbilisi si estendono a cavallo della Kira. Come enuncia il secondo postulato di Ridda, e come del resto ben tutti sanno, ogni grande città ha fondato le sue radici accanto ad un corso d’acqua importante. Non ne è da meno la capitale georgiana che si estende a perdita d’occhio lungo le pareti delle colline circostanti. Per chi volesse saperlo, Tbilisi è disordinata, guasta e fatiscente. Continua a leggere

Tbilisi 16 Agosto

Addio, Azerbaijan. Non si usa quasi mai questa parola piena di fascino proibito, almeno non a voce. Io stesso, che avrei avuto occasione di pronunciarla un paio di volte in vita mia, non sono mai riuscito a scandirla per intero. Addio, è la paura di lasciare permanentemente qualcosa. Ed è buffo notare come, al contrario, la cosa non ci spaventi in egual maniera. Continua a leggere

Sheki 15 Agosto

Primo giro di lavanderia, prima giornata decisamente sotto la media. Oggi è ferragosto anche qui, certo non si festeggia, né sanno cosa sia, ma tutto sembra più tranquillo, almeno per il nostro viaggio. La brezza ci sveglia sotto le spesse coperte e quando ci alziamo Naamik è già uscito di casa. Scendiamo in cortile e facciamo colazione con la sua famiglia, uova formaggio e pane raffermo. Salutiamo, ringraziamo, paghiamo, andiamo. Continua a leggere